Cosplay Italia, intervista a Paolo Bianco

Cosplay Italia, intervista a Paolo Bianco a cura di Giacomo Brunoro

Cosplay Italia, intervista a Paolo Bianco autore del nuovo libro di Tsunami Edizioni dedicato ai cosplayer di casa nostra. A cura di Giacomo Brunoro.

Paolo Bianco è un giornalista che da quasi vent’anni si occupa di Metal, prima su Metal Shock, Metal Hammer e Rocksound, e attualmente su SoundsBlog. Conosco Paolo da più di dieci anni in cui ho avuto il piacere di leggere i suoi articoli e di ammirare le sue foto, dato che oltre ad essere un ottimo giornalista Paolo è anche un ottimo fotografo.

Conoscete quel famoso detto, “non di solo metal vive l’uomo”? Bene, anche per Paolo le cose stanno così, dato che tra le sue passioni oltre al metal (e ai fumetti) ci sono anche i cosplayer. E proprio di cosplayer parliamo oggi dato che Tsunami Edizioni ha appena pubblicato un suo libro fotografico dedicato ai cosplayer italiani.

Del resto mancano pochi giorni all’inizio di Lucca Comics & Games, ovvero il paradiso dei cosplayer, quindi non c’è momento migliore per cercare di scoprire un po’ meglio uno dei fenomeni più amati ed odiati degli ultimi anni. Per chi non lo sapesse cosplay è un  termine che unisce le parole “costume” e “play”,  giocando anche sul doppio significato inglese di gioco/recita, e indica quei pazzi che trovate in giro per le varie fiere dal fumetto vestiti come i loro personaggi preferiti dei fumetti, dei videogames o di qualsiasi altra cosa passi loro per la testa.

Intervista a Paolo Bianco

Ciao Paolo, innanzitutto complimenti per il tuo libro e grazie di essere qui su Sugarpulp. Direi di iniziare dalle basi: come è nata la tua passione per i cosplayer?

La prima volta che ho visto dei cosplayer Ë stato nel 1998 alla Fiera del Fumetto di Lucca. Non capivo nemmeno cosa avevo davanti, perchè fino a quel momento avevo visto solo “delle ragazze travestite da Lamù o Sailor Moon”, era il massimo dei travestimenti che si vedevano in precedenza, e tutto ad un tratto davanti a me si parò un gruppo di personaggi vestiti come in Final Fantasy, il videogioco. Alcuni amici mi dissero che era una nuova moda, e non conoscendo quel videogame ne rimasi impressionato ma poco appassionato. Con il passare del tempo, però, alle fiere del fumetto ho iniziato a vedere anche personaggi che conoscevo, e costumi sempre più elaborati.

Parallelamente, ho sviluppato un interesse anche per la fotografia, ho iniziato a far foto a livello professionale ai concerti… e un giorno ho deciso di portare la macchina fotografica anche alle fiere del fumetto, per scattare foto un po’ più professionali delle foto-ricordo che avevo fatto fino ad allora. Ho scoperto così le comunità di cosplayer italiani, la scena, le amicizie, le rivalità… un mondo interessante, di sicuro, e di cui ammiro l’abilità manuale nel crearsi costumi ed oggetti, capacità che a me manca totalmente.

Secondo te perché nel mondo del fumetto in molti criticano i cosplayer? Penso ad esempio a tutti quelli che si lamentano del fatto che alle varie fiere i cosplayer ormai hanno più spazio dei fumetti, senza rendersi conto che probabilmente è proprio grazie ai cosplayer che queste fiere continuano ad esistere e prosperare…

La gente ha sempre bisogno di criticare qualcuno, soprattutto nel caso in cui una sottocultura diventi talmente grande da attirare grossi numeri e persone “esterne”. È una triste verità sull’essere umano, e penso ci sia poco da fare: gente che si realizza solo nel criticare il prossimo ci sarà sempre.

Per quel che riguarda la questione “cosplayer che rovinano le fiere del fumetto”, ho posto la questione durante l’intervista con Giorgia Cosplay, e ha dato una prospettiva storica a quel che dici anche tu: molte fiere non esisterebbero (o non esisterebbero più) se i cosplayer non arrivassero in massa, pagando il biglietto e portandosi dietro amici e/o ammiratori. Ancorarsi ai vecchi tempi in cui il cosplay non esisteva è un’operazione nostalgica inutile, ed il fumetto in sé (di cui io sono ancora avido consumatore) non ha più il mercato che aveva venti anni fa.

Qual è il cosplayer più incredibile che ti è capitato di fotografare?

A me piacciono tutte le armature enormi, quindi la Hulkbuster creata dalla Prizmatec (presente sul libro) è una delle cose più incredibili che io abbia visto in azione, anche perché enorme ma molto manovrabile. Oltre a quello, però, penso che il primato spetti ad Andrea Saviozzi, che nel 2013 a Lucca Comics si presentò vestito come Kaneda, il protagonista di Akira… con tanto di inconfondibile moto rossa, riprodotta fedelmente. Non per niente vinse il premio come “miglior accessorio”, e non per niente è la primissima foto che si trova sul libro. Lo cito anche perché andare in giro per Lucca con un mezzo lungo almeno due metri, facendosi largo fra la calca, è veramente incredibile!

Tu li hai sempre fotografati, ma ti è mai venuta voglia di metterti nei loro panni? Di che personaggio vorresti fare il cosplayer?

Ho sempre preferito stare dall’altra parte della macchina fotografica, sarà anche che di natura sono introverso e non mi piace mettermi al centro dell’attenzione. Inoltre la mia manualità è ridicola: probabilmente sarei il primo caso al mondo di persona che muore cercando di cucirsi il costume da solo e ustionandosi con la colla a caldo. Detto questo, se avessi una trentina di chili di meno, probabilmente mi stuzzicherebbe andare in giro con il costume dell’Uomo Ragno: Peter Parker di professione fa il foto-reporter, e sarebbe perfettamente nel personaggio andare in giro per la fiera con una macchina fotografica ad immortalare gli altri cosplayer.

Un fotografo oggi deve confrontarsi quotidianamente con il problema delle sue foto che circolano online senza citazioni di nessun tipo, tu che atteggiamento hai nei confronti di questa situazione?

Ci convivo, non ci sono molte altre scelte. Metto i miei watermark belli grossi sulle foto, e su Instagram lo metto sempre in punti in cui non possa essere rimosso. È una battaglia che ormai credo persa – solo nel caso in cui il mio watermark con il nome venga rimosso, allora posso rompere le scatole e riflettere su ripercussioni legali, a seconda di chi sta commettendo il furto.

Dacci un buon motivo per comprare il tuo libro

Perché per l’Italia é una novità assoluta, e direi anche a livello mondiale – di libri con foto di cosplay ce ne sono molti (oddio, nemmeno moltissimi, eh), ma di sicuro non ci sono libri con anche una lunga parte redazionale, in cui si esplorano molte facce del fenomeno cosplay, direttamente dalla bocca dei personaggi italiani più in vista e delle associazioni più numerose. Inoltre, le foto sono tutte scattate direttamente alle fiere, con sfondi più o meno caotici e/o naturali, senza post-produzione che piazza cosplayer nello spazio siderale. Ho voluto rendere in stile reportage quel che succede in fiera, per far rivivere l’atmosfera a chi le frequenta e ne ha nostalgia, e per far capire cosa succede a queste fiere del fumetto a chi non ne sa niente.

Curiosità per noi vecchi metallari: hai ma visto un cosplayer di Eddie?

Sì, un Eddie l’ho visto. La foto l’ho scattata nel Marzo 2016 a Cartoomics,è stato un piacere imbattersi in un Eddie di Powerslave. Ci sono anche cosplayer di band, soprattutto le band truccate: i Kiss vanno sempre forte, ma ho visto varie volte interi gruppi che interpretavano gli Slipknot, con mazze da baseball e trucco perfetto.

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