La costola di Adamo

La costola di Adamo di Antonio Manzini racconta la seconda avventura del vicequestore Rocco Schiavone, poliziotto cinico e sarcastico, antieroe senza banalità.

La costola di AdamoTitolo: La costola di Adamo
Autore: Antonio Manzini
Editore: Sellerio
PP: 296
Prezzo: euro 14.00 cartaceo, euro 9.90 digitale

Antonio Manzini, senza dubbio uno degli autori più interessanti dell’attuale letteratura di genere, pubblica con Sellerio il suo nuovo romanzo intitolato La costola di Adamo.

È di scena la seconda avventura del vicequestore Rocco Schiavone, sbirro dai metodi e dalla mentalità poco ortodossi, o perlomeno poco inquadrati. Fuma marijuana, è poco incline alla disciplina, arrotonda lo stipendio con qualche attività non troppo lecita.

Viene dalla strada, e solo il caso lo ha reso sbirro anziché delinquente, come invece i suoi amici d’infanzia che continuano a stargli attorno come una seconda famiglia. È sveglio, ha intuito e sa fare il suo mestiere. Ma ha un concetto di giustizia un po’ personale, che sta stretto negli angusti corridoi in cui devono passare leggi e procedure.

Così esce dal sentiero, e lo fa diverse volte. Una di queste, come spiega Manzini a metà romanzo, gli costa il trasferimento dall’amata capitale alla gelida e piatta Aosta, dove non accade nulla tranne la neve. E qualche omicidio.

Una donna viene trovata impiccata nella sua camera da letto. Un classico caso di suicidio, almeno a prima vista e per occhi meno attenti di quelli del nostro vicequestore. Schiavone capisce subito che qualcosa non quadra, e scava sino a trovare tutta la verità sotto il marcio che la copre.

Il romanzo è ben strutturato, con un cast di comprimari che aiuta a mantenere viva l’attenzione sulla scena. Anche se costruiti su idealtipi già ampiamente sfruttati dal genere (i poliziotti incapaci, la sbirra giovane e bella, il collega più sveglio che funge da spalla e braccio destro), la loro resa è soddisfacente, a dimostrazione che il valore di una penna non risiede per forza di cose nella novità di idee, quanto nell’uso maestro di pochi concetti base.

Il sentiero della trama principale si lascia percorrere senza inciampi o sbadigli, e le varie sottotrame si innestano senza sconquassi. Con una particolarità: Manzini ne inserisce una più corposa delle altre, che più che una sottotrama è quasi una storia nella storia, più legata al protagonista che alla vicenda in cui è immerso.

Come una pausa dall’azione, una sospensione in cui l’autore sceglie, all’improvviso, di raccontarci qualcos’altro. Il tutto però senza traumi, senza fratture.

Un divenire scorrevole che aumenta il piacere della lettura e approfondisce la conoscenza di questo poliziotto cinico e sarcastico, antieroe senza banalità.

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