Crime fiction e territorio, il grande ritorno di Massimo Carlotto

Crime fiction e territorio, il grande ritorno di Massimo Carlotto

Crime fiction e territorio: il maestro Massimo Carlotto segna ancora una volta la strada da battere con il suo strepitoso La banda degli amanti

In una situazione editoriale bizzarra in cui gli editori sembrano aver completamente abiurato generi come il noir, l’hard-boiled e il pulp e attenzione, non sto parlando di giallo e thriller, sembra davvero magnifico vedere come editori di qualità come E/O e Marsilio stiano invece, contro tutto e tutti, sfoderando un titolo “nero” dopo l’altro, sciorinando fra l’altro copertine di rara bellezza. Crime fiction e territorio, il grande ritorno di Massimo Carlotto

La banda degli amanti

In questi giorni, infatti, il ritorno dell’Alligatore sta spopolando in classifica con Massimo Carlotto impegnato ad attraversare da una parte all’altra l’Italia per promuovere al meglio un romanzo che si pone già come cardine per rifondare il genere e, azzerando tutto, rilanciare in grande stile una narrazione, ma anche un’estetica e un ritmo, devastanti e di cui qui a Sugarpulp sentivamo maledettamente la mancanza. Non solo, oltre a Marco Buratti, Massimo prende anche Giorgio Pellegrini e Giulio Campagna, protagonisti di altri suoi romanzi e racconti di enorme successo e li aggiunge al plot de La banda degli amanti in un’operazione magnifica, intelligente, innovativa e che sa quasi da Batman contro Superman, targata DC Comics. E non è una deminutio questa anzi, un’intuizione simile dimostra ancora una volta – se mai ce ne fosse bisogno – quanto Massimo sia un pioniere della letteratura, proponendo ai lettori un immaginario perfettamente definito e pervasivo che gli consente di utilizzare i propri personaggi anche in cornici narrative assolutamente inedite e spiazzanti. Crime fiction e territorio il maestro Massimo Carlotto segna ancora una volta la strada da battere romolo carrino

La buona legge di Mariasole

Ma E/O proprio in questi giorni pubblica anche il sequel di Acqua Storta di Luigi Romolo Carrino, altro titolo che promette nero a go go mettendo al centro de La buona legge di Mariasole l’ascesa al potere di una boss della camorra, suo malgrado, raccontando le stazioni di una discesa agli inferi fra faide, sangue, gerarchie e violenza. Chi conosce Carrino sa che nei suoi romanzi convivono felicemente una lingua ricca, policroma e stilisticamente preziosa con staffilate di violenza a tratti estrema e perciò molto ci attendiamo da questo suo ritorno in libreria. Per chiudere il conto con E/O, ricordatevi che il 22 aprile esce Mila con Cucciolo d’uomo, ops l’ho detto ma chissenefrega e del resto sono troppo felice di essere tornato a scrivere un pulp, a maggior ragione considerato che questo è Sugarpulp, bellezze… Crime fiction e territorio il maestro Massimo Carlotto segna ancora una volta la strada da battere paolo roversi

Non solo E/O…

Ma anche Marsilio non resta a guardare e spara fuori la doppietta firmata da Paolo Roversi tutta dedicata alla Milano criminale degli anni ’70 e ’80, ripubblicando nella collana MAXI con una copertina magnifica proprio Milano criminale e mandando sugli scaffali il nuovo Solo il tempo di morire che racconta la guerra condotta da una gang milanese per trasformare la città in un impero criminale a base di bische, gioco d’azzardo, cocaina, bordelli, rapine, bombe e morti ammazzati. Un’epopea quella raccontata da Paolo Roversi che punta ancora una volta, magistralmente, sul territorio, regalando uno spaccato d’epoca affascinante e che si pone sulla scia segnata da Carlotto a suo tempo con il Nordest e condivisa anche da Carrino nella sua Napoli. A giugno, sempre per Marsilio arriverà infine il nuovo romanzo di Pierluigi Porazzi.

E l’America?

Insomma, noir, hard-boiled e pulp sono vivi e in salute, se proprio dobbiamo lamentare qualcosa è la quasi assenza di americani Poco Lansdale, Leonard, Winslow, Gischler, Starr, Burke con ancora molti titoli inediti che sarebbe il caso di pubblicare. Per non parlare di una serie di nomi nuovi che meriterebbero un’altra chance, penso a Adrian McKinty, Duane Swierczynski, Charlie Huston, Anthony Neil Smith. Perché, parliamoci chiaro, il popolo dei lettori ha fame e non solo di sfumature.

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