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"Fool" di
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Qui a Sugarpulp abbiamo sempre parlato bene di Christopher Moore: per quel suo stile irriverente e abrasivo, quell’ironia pungente, quell’abilità assolutamente originale di mescolare i generi in zuppe narrative che somigliano molto da vicino a calderoni in ebollizione, pronti a saltare in aria.

“Fool” non solo non fa eccezione ma va addirittura oltre. Perché Moore dà veramente fondo alla Santa Barbara della sua inventiva.
Mettiamola così: prendete un regno, diciamo quello di Britannia, con un re che si chiama Lear, tre figlie – Goneril, Regan e Cordelia – che aspettano solo la propria porzione di reame, non appena il padre tirerà le cuoia. Anzi, a dirla tutta, le prime due sono animate da simili propositi pronte a leccare i piedi per arrivare al risultato, la terza ha la malaugurata sorte e volontà di amare il padre di un sentimento sincero e disinteressato. Perché malaugurata sorte? Perché il padre va fuori di testa e cede alle lusinghe delle due leccaculo diseredando la terza figlia e dandola in sposa al “fottuto re di Francia”.
Fin qui l’attacco, ma c’è molto di più. Perché il protagonista del romanzo è Fool – Taschino nella bella traduzione italiana di Chiara Brovelli – giullare tuttofare, scopasguattere dall’umorismo scaltro e sboccato, ma anche fine orditore di trame dark in grado di sparigliare le carte delle sorellastre. Il tutto condito con spettri “perché c’è sempre uno spettro”, apprendisti idioti e affamati di sesso, figli bastardi e dalla spada facile, nobili decaduti e pronti al tradimento.
E poi incantesimi, maledizioni, sculacciate e mutilazioni.
Insomma, un delirio, una sarabanda di colori e storie in cui Shakespeare finisce shakerato con Stoppard e l’ironia camp di “Rosecrantz e Guilderstern sono morti” – a proposito chi di voi lo ha visto? – la fa da padrone senza per questo dimenticare il clima gotico di “Macbeth” o “Re Lear”, ah caro buon vecchio bardo…
Ma, appunto, stiamo parlando di Christopher Moore quindi non immaginate nemmeno per un istante un romanzo paludato magari figlio di certo intellettualismo anglosassone, pensate piuttosto a una black comedy dal ritmo incalzante, sboccata e oscena, con morti, feriti e dispersi, con un buffone acuto e crudele, alla bisogna, ma brillante e divertente nella gran parte delle scene.
A dimostrazione di come dopo molti ottimi romanzi, Moore agguanti qui il suo capolavoro.
Consigliato.


3 thoughts on “Fool

  1. Felice che la traduzione sia stata apprezzata.
    Un lavoro sporco… ma qualcuno deve pur farlo.

  2. Chiara, davvero con uno come Moore la traduzione è addirittura esiziale, una ricchezza di vocabolario e inventiva come la sua non è facili da rendere in un’altra lingua: per questo, per la brillantezza della traduzione che scintilla come una lama nella notte, penso di poter dire senza tema di smentita che hai fatto un gran lavoro, chapeau!

    Matteo