Jan 17, 2012
Basterebbero solo questi elementi a fare di “Nelle mani dell’uomo corvo” una lettura obbligata per i fan di Sugarpulp ma c’è di più. Io ho sempre pensato che lo stile di un bravo scrittore possa rendere grande qualsiasi tipo di racconto. Da un’epopea di fate e folletti fino alla breve avventura di mia mamma che va a fare la spesa. Lo stile di Corona è unico e difficilmente comprensibile a chi non abbia aperto il suo libro. Il mio lavoro si fa veramente difficile ora perché per descrivervi lo stile in cui è scritto “nelle mani dell’uomo corvo” dovrei usare non parole della critica letteraria ma di quella pittorica. Non mi stupisce che nella biografia dell’autore legga “Si diploma nel 2008 in pittura e illustrazione, specializzandosi nell’utilizzo di tecniche tradizionali e digitali” perché, il nostro caro autore non scrive ma dipinge. E non solo dipinge: scannerizza, digitalizza e ci aggiunge qualche livello di regolazione di Photoshop, mantenendo solo tre colori: il nero, il bianco e il rosso.
Il nero, l’oscurità, il male, la necrosi della coscienza dell’uomo corvo.
Il bianco claustrofobico, asettico e asfittico della prigione.
Il rosso del sangue, sempre copioso.
Con questi tre colori, Corona dipinge a pennellate rapidissime, tache e punti il suo quadro impressionista. Ma non è certo l’impressione del levarsi del sole quella che ci vuole mostrare, anzi, proprio il contrario. Nella tela dell’uomo corvo c’è il ritratto infranto ma preciso, divisionista ma iperreale di una tragedia che si chiama vita, la vita di Vanessa che diventa quella di ognuno di noi, intrappolati in una dimensione incomprensibile da qualche dio malato e pazzo, spesso dimentichi che la via d’uscita, la porta della prigione è vicinissima a noi e, allo stesso tempo, invalicabile con le nostre sole forze. E qui mi taccio perché, oltre a essermi depresso, vi potrei rivelare qualcosa del finale con un’unica postilla: cacchio, finalmente un BEL finale. Sapete quanti finali di libri leggo che sono smorti, non adeguati al romanzo o semplicemente non/finali. Come un quadro ha una cornice, invece, nel romanzo di Corona il finale c’è eccome ed è uno dei migliori che abbia letto nell’ultimo periodo.
Da ultimo, un plauso alla grafica della copertina: anche qui, la specializzazione dell’autore credo sia venuta in aiuto e, di nuovo, anche qui un mio monito a chi si accingesse a pubblicare un romanzo: fate attenzione alle copertine, dai! Ho visto robe prese pari pari da google immagini sfumate un pochettino! Dai che me ne accorgo!
Per concludere, sono stato veramente felice di leggere qualcosa come “Nelle mani dell’uomo corvo”. Il labirinto, archetipo millenario della condizione umana, raccontato con parole nuove, con segni adatti alla nostra epoca grazie a una sorta di lirismo beat in cui le parole sono colori e suoni, velocissimi e assoluti.
Andate a comprarlo ora. Io, nel frattempo, visto che sono in pigiama, vado a schiacciarmi un pisolino sperando di sognare i sogni di un uomo giusto e qualche donna nuda.
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