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D’amore e baccalà, la recensione

D’amore e baccalà, la recensione di Giulia Mastrantoni del nuovo romanzo di Alessio Romano pubblicato da EDT Edizioni.

D'amore e baccalà, copertina
Titolo: D’amore e baccalà
Autore: Alessio Romano
Editore: EDT edizioni
PP: 176

Alessio ha una fortuna pazzesca: viaggia e mangia, scrivendo. La vita che vorremmo un po’ tutti, no? O comunque la vita che vorrei io. Però Alessio, nella bella Lisbona, si ritrova a scrivere di baccalà in compagnia di una cuoca non proprio giovanissima, quando la preda a cui lui aveva puntato era la cameriera dalle gambe abbronzate che, per inciso, pensa che in Portogallo ci siamo più italiani che nativi.

Incidenti che capitano, quando ci si immerge nel mondo del rimorchio all’estero. Mentre scopre l’esistenza di un’Accademia del Baccalà, Alessio continua a osservare la cameriera, ripercorrendo con la memoria il suo arrivo a Lisbona: in un tentativo di “fare il portoghese”, era caduto dal Tram 28, finendo nel letto di Amàlia. E ora, eccolo lì: seduto accanto a una simpatica vecchina, in procinto di sentirsi svelare i mille segreti del baccalà.

Perso nei suoi pensieri (e tra le chiacchiere della nonna-chef), Alessio quasi perde di vista la cameriera, che si è tolta il grembiule e si prepara per terminare il suo turno. In uno slancio di coraggio e romanticismo, allora, Alessio si smarca dalla signora e si avvicina a Beatriz per darle una poesia. Lei va via, ma tiene stretto a sé il foglio… Che sia un buon segno?

Mentre passeggia per Lisbona, lo “scrittore italiano”, come viene chiamato da tutti, incontra Amos, un uomo corpulento che vanta dreadlocks chilometrici e una moglie molisana. Tra musica, cibo e passeggiate da turista, Alessio inizia a scoprire una Lisbona che ha ben più segreti da svelare di quanti ci si possa aspettare. Per non parlare dei colori, del profumo di sardine e delle avventure

Ho letto questo romanzo perché mi sembrava diverso da molti altri: parla di viaggi, sì, è chiaramente ispirato alla vita dell’autore, anche, ma ha uno spessore culturale raro. Parla di film, di musica e di Paesi diversi con tradizioni diverse. Lo fa in modo semplice, ma approfondito. Godibile, ma anche serio. Spensierato, eppure incredibilmente consapevole.

Se amate Lisbona o se non ci siete mai stati, questa ode alla città è un buon modo per crogiolarsi nella nostalgia e nei sogni.  Un romanzo breve, sincero e pieno di una gioia inaspettata.

 

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