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D’amore non si muore

D’amore non si muore, come recita il titolo del primo romanzo di Stefano Caso. Si muore per una visione distorta dell’amore

D'amore non si muoreTitolo: D’amore non si muore
Autore: Stefano Caso
Editore: Rusconi
Pagine: 272
Prezzo: 9,90 euro

“Meglio le parole”, pensa. “Le parole che spiegano il mondo. Quelle che lo curano. Le parole che ci rendono uguali. Non quelle a sproposito o, peggio, quelle che mistificano la realtà.”

D’amore non si muore, come recita il titolo del primo romanzo di Stefano Caso. Si muore per una visione distorta dell’amore, che porta all’omicidio passando dalla follia. La follia di chi dice: “se non potrò averla/o io non potrà averla/o nessun altro”, oppure di chi rivolge la rabbia omicida nei confronti dei figli, per arrecare il dolore più grande all’altro partner. In nessun caso dall’amore può nascere la morte, se è amore vero.

“D’amore non si muore”, ambientato a Cremona, inizia con l’omicidio di una commessa, Vanessa Moruzzi, ritrovata morta all’esterno di un pub. Subito le indagini convergono verso l’ex fidanzato, Bruno Boldori, che non si rassegnava alla fine del loro rapporto. Ma due ragazzi, Luiso e Adelmo, che hanno sentito le ultime parole pronunciate in punto di morte dalla ragazza, non credono alla soluzione che sembrerebbe più ovvia ed è altrettanto comoda. Così, insieme alla giornalista Betty Cabrini, iniziano una loro indagine privata, che li porterà a indagare nei segreti della città e della vittima e a rischiare anche la propria incolumità.

Quello che sembra un omicidio dettato dalla gelosia si rivela alla fine qualcosa di diverso, coinvolgendo persone apparentemente insospettabili.

Convincente esordio nella letteratura gialla, quello di Stefano Caso, con un romanzo di pregevole fattura, ben scritto e con una trama solida. Un romanzo in cui le parole sono importanti, come sottolinea Betty Cabrini:

«“Meglio le parole”, pensa. “Le parole che spiegano il mondo. Quelle che lo curano. Le parole che ci rendono uguali. Non quelle a sproposito o, peggio, quelle che mistificano la realtà.”

E alla Cabrini viene in mente un passo del Vangelo di Matteo: ‘in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato”.»

Le atmosfere non sono cupe e nere, ma più lievi e ironiche. I personaggi escono con forza dalle pagine, acquistando vita propria, e sembrano pronti per una serie di avventure. Betty Cabrini, innanzi tutto, “dura” giornalista di cronaca nera, ma anche i due ragazzi che diventano investigatori per caso, Adelmo e Luiso, e soprattutto Emiliano Leda, un personaggio che lascia il segno. Un cast che ritroveremo senza dubbio in altri romanzi.

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