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Dark, la recensione della nuova serie Netflix Original

Dark, la prima serie tedesca rilasciata da Netflix in Italia, è una bomba atomica.

Da qualche tempo la stream tv più cool in circolazione, Netflix, almeno per me, ha cominciato con lo sviluppare serie a produzione europea per la gioia di chi non ne poteva più di tv show dedicati a supereroi di casa Marvel che al cinema e in tv hanno monopolizzato per troppo tempo e con troppe poche idee piccoli e grandi schermi.

Insieme alla strepitosa Ozark, Dark è qualcosa di completamente nuovo e affascinante.

Se l’iniziale suggestione a base di bambini scomparsi e doppio piano temporale rimanda dritti a It – e per inciso ho trovato il remake di Muschietti a dir poco scialbo e privo di qualsivoglia personalità, più un brutto clone dei Goonies che altro – quello che Dark rivela un po’ alla volta è invece una storia complessa, magnificamente scritta, con un’infinità di personaggi gestiti meravigliosamente, colmi di sfaccettature, contraddizioni, lati oscuri che tuttavia non suonano mai posticci, forzati o falsi ma grazie a una sceneggiatura di rara solidità, che approfondisce le psicologie come solo i crucchi sanno fare e non disdegna una riflessione filosofico-scientifica nient’affatto banale, – Nietsche – rende l’intera serie semplicemente avvincente.

Una trama complessa e multistrato che supera di slancio certi infantilismi di Stranger Things che, lungi dall’esser brutta, cede tuttavia il passo a questa splendida e fascinosa Dark. Onore dunque a Baran bo Odar e Jantje Friese, showrunner con i contro-zebedei che hanno saputo lavorare in modo splendido su una bizzarra e sorprendente commistione di generi, tirando fuori dal cappello un capolavoro.

Senza svelare nulla, diremo che nella cittadina di Winden due fatti di sangue sconvolgono la popolazione: il suicidio di Michael Kahnwald, padre di Jonas Kahnwald e marito di Hannah Kruger e il rapimento di Mikkel Nielsen, figlio di Ulrich e Katharina Nielsen. Questo secondo dramma, in particolare, ricalca i fatti già avvenuti trent’anni prima, quando fu Mads Nielsen, fratello di Ulrich, a scomparire per non fare più ritorno. Questa mia insolita mania di infilare i nomi dei personaggi deriva al fatto che ben presto vi troverete invischiati in una fittissima ragnatela di relazioni in cui gradi di parentela, affinità e coniugio la fanno da padrone e, dove non potrà la legge, arriverà l’adulterio. Quello che sconvolge, in effetti, è vedere come tutti i personaggi siano legati fra loro. Roba che nemmeno Sei gradi di separazione. Il punto e il bello è scoprire come. Tornando alla trama, quello che posso aggiungere è che la polizia brancola proverbialmente nel buio, tanto più quando gli uccelli iniziano a cadere morti dal cielo e i sospetti sembrano condurre alla centrale nucleare della cittadina che pare avere ormai i giorni contati.

Vi avverto, la partenza è di quelle germaniche quindi un po’ lenta e farraginosa ma dopo la prima puntata il ritmo salirà in maniera clamorosa. Ma non è nemmeno l’incalzare degli eventi ad avermi agganciato, regalandomi una scimmia che mi ha obbligato a divorare gli episodi uno dopo l’altro in un binge watching folle e senza senso. Perché nella cittadina di Winden quello che davvero contano sono le relazioni personali, al punto che una serie che credevo horror si è ben presto trasformata in una commedia nerissima dove tradimenti, adulteri, amori non confessati, giochi pericolosi, invidie, ossessioni, innescano dinamiche che sembrano uscire direttamente da Attrazione fatale di Adrian Lyne o da Rivelazioni di Barry Levinson, ma con una complessità d’intreccio degna del miglior feuilleton ottocentesco. Insomma, roba che nemmeno i Medici, eh eh.

Non avrebbe senso provare a descrivervi i molti personaggi che popolano la storia, non ci provo nemmeno sotto tortura, ma in quest’ottica vi consiglio di procurarvi un albero genealogico – lo trovate nel web – credo vi aiuterà non poco in fase di visione e dovrebbe fornirvi una prima chiave di lettura dell’intero enigma.

Oltre a tutto questo, Dark ribalta le consuete geometrie narrative perché passato, presente e futuro divengono scatole cinesi di un gioco che non è solo intellettuale ma filmico, trasformandosi in un rompicapo che potrebbe vagamente ricordare Inception di Christopher Nolan ma a un livello molto più originale e coerente. Menzione d’onore per il sonoro e la soundtrack, davvero d’effetto, e per una fotografia livida e ghiacciata che cattura al meglio le atmosfere di una serie intrisa di realismo magico come non speravo più di vedere.

Da dare a memoria!

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