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Dead Ant, la recensione

Dead Ant, la recensione in anteprima

Dead Ant, la recensione di Massimo Zammataro dell’anteprima direttamente da Lucca Comics & Games 2019.

Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano…

Camminare a Lucca durante i giorni del Comics & Games può rivelarsi un’esperienza a volte spersonalizzante, tanto si è immersi nell’atmosfera e nelle mille attività programmate.

Decine di migliaia di persone si muovono alacremente all’unisono lungo le vie e i vicoli del centro in un caotico formicaio umano. Ed è così che lasciandomi trasportare dal flusso tra uno stand ed un press cafè, le mie antenne captano questa proiezione in anteprima: Dead Ant. Posso farmelo sfuggire? Giammai.

I Sonic Grave, band glam-heavy metal degli anni 90, per cercare di tornare in auge si mettono in viaggio nel deserto verso il festival di Noachella, versione povera di Coachella (la moderna Woodstock per hippies radical-chic con le tasche gonfie).

Durante il viaggio, il loro manager Danny (Tom Arnold) organizza un pit-stop notturno a base di peyote, affinché i musicisti ritrovino l’ispirazione per scrivere un nuovo pezzo che spacchi.

Il fungo viene quindi acquistato presso due nativi americani (perché “indiani” non si può dire) che si fanno pagare con la carta di credito e contestualmente lanciano un monito: durante l’assunzione del funghetto non dovranno molestare o uccidere nemmeno una piccola mosca, altrimenti la natura si vendicherà.

Delirio psichedelico

Nel delirio psichedelico i nostri faranno tutto tranne che creare musica, compreso il tentato annegamento di una formichina nell’urina (un po’ come quando noi maschietti cerchiamo di scrivere il nostro nome facendo la pipì nella neve). Scatta quindi la maledizione e il resto viene da sé, ça va sans dire…

Questa la pretestuosa trama di Dead Ant per mettere in scena una commedia in cui più che le vendicative formiche giganti e gli effetti speciali, realizzate in una CGI molto cheap, contano maggiormente le gag e le battute dei protagonisti: su tutti un esilarante Tom Arnold e i due indiani.

L’incipit, con 20 secondi di montato in cui si vedono – nell’ordine – tette, culo e quasi un full-frontal, faceva sperare bene, ma poi basta. Meno del minimo sindacale.

Dead Ant, perciò , va preso così com’è, ovvero una simpatica commedia dalla trama sconclusionata, che si rifà, quanto a iconografia, ad Assalto alla terra (1954) e Tarantula! (1955), riecheggiando, altresì, alla lontana i più blasonati eco-vengeance degli anni ’80.

Popcorn e peyote per tutti.

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