Deadpool, la recensione

Deadpool è un film da non perdere, capace di combinare alla grande action movie e commedia demenziale come non accadeva da troppo tempo… Strepitoso!

Deadpool spakka! Sì lo so, ho sfinito tutti per mesi con la storia che i film con protagonisti gli eroi Marvel li stavo odiando ormai da tempo e quando ho visto che sarebbe uscito Deadpool mi sono fatto una risata. Mi mandava in bestia fra l’altro che nessuno avesse pensato, a Hollywood, di coinvolgere nella sceneggiatura il mio amico Victor Gischler, un romanziere americano strepitoso, sceneggiatore di alcune delle run che, detto chiaramente, hanno rilanciato il “mercenario chiacchierone”, portandolo a riguadagnarsi una sua pubblicazione mensile.

Mi riferisco a due miniserie culto come Deadpool: in viaggio con la testa e Deadpool corps, saghe a fumetti esilaranti in cui Gischler fa il lifting a un personaggio che ai tempi, era il 2011, viaggiava in fondo alle classifiche e che invece – dopo la cura Gischler – è ritornato ad avere successo. Insomma, come avrete capito, avevo più di un motivo per nutrire mostruosi dubbi su questo film, senza contare che ritenevo Ryan Reynolds troppo spigoloso, antipatico e supponente per essere l’attore giusto per il ruolo.

E invece? E invece sono stato un pirla! In primo luogo perché proprio Reynolds è uno dei punti di forza del film. Tanto per cominciare è canadese, proprio come Wade Wilson a.k.a. Deadpool, poi voleva fare questo film da almeno dieci anni e ci aveva provato in tutti i modi, ed era motivato abbestia, infine si era preparato al punto sul personaggio che oltre a sfoderare un fisico asciutto e tirato a lucido, senza peraltro esagerare (Deadpool è agile e scattante più che potente e brutale) è riuscito a risultare credibile e coinvolgente nelle parti divertenti… che sono tante. Aggiungo che per una volta il doppiaggio gira piuttosto bene e… Ecco il film che non ti aspetti.

Ora, se credete che vi racconterò la storia, state freschi. Diciamo che la complessità della trama è quella di John Wick anche se in verità la storia di Deadpool è molto simile a quella di un altro canadese d.o.c. che adoro: Wolverine. Lo spunto iniziale, classico ma ben sviluppato, è quello per cui Wade Wilson è innamorato di Vanessa Carlysle – interpretata da una Morena Baccarin a dir poco mozzafiato e… sì suo padre è di origini venete ma lei è brasiliana – ma si riscopre malato terminale, o quasi, di cancro. Se lo spunto iniziale è di quelli da commedia agrodolce, addirittura amara, lo sviluppo della storia è invece delirante, completamente folle e in grado di deragliare come un treno in corsa.

Troverete naturalmente una vendetta, v’imbatterete in scene d’azione spettacolari con rallenty e fermi immagine da paura, proprio al centro di sparatorie al limite del tempo e dello spazio, e ci saranno sequenze girate a velocità supersonica, inseguimenti folli, salti assurdi da cavalcavia in fiamme e armi di qualsiasi forma e tipo, cattivi insopportabili, centinaia di morti ma tutto e dico TUTTO sarà condito con un sarcasmo, uno humor brillante, un gusto per lo sberleffo e la baracconata da farvi ridere senza pietà.

E è questa la forza di Deadpool: l’energia, il ritmo, il gusto dell’assurdo e del demenziale e soprattutto l’intelligenza del personaggio e dei suoi autori di voler riportare tutto al FUMETTO. Non credo nella necessità di rendere il fumetto qualcosa di diverso da quello che è perché c’è grande dignità e intelligenza nel divertire, nell’intrattenere in modo intelligente. Troppe volte questo fatto viene considerato una deminutio, tanto che molto spesso in Italia ci si va a giustificare con la graphic novel, come se una definizione di questo tipo potesse dare una maggior dignità!

Ma il fumetto non ne ha affatto bisogno, rifugge gli intellettualismi e le psico-cazzate e va dritto al punto. E Deadpool in questo senso è un personaggio e un fumetto e un film che rimane a fuoco sempre, senza pretese di cerebralismi ma con tutto il coraggio, l’energia, l’intelligenza di rispolverare il gusto per la battuta efficace, il senso del ritmo, l’amore per le scene d’azione stupendamente coreografate e ancor meglio girate e tutto senza perdere il senso della prospettiva che è, appunto, quella di un fumetto pop, direi pulp, in cui tutto è sopra le righe e oltre le regole ma proprio per questo colora la serata, e il nostro cuore, in modo incredibile.

C’è molto di cui gioire in questo film – che è il titolo FOX vietato ai minori di 15 anni che ha incassato di più nella storia del cinema così per dire – c’è un grandissimo spettacolo, ci sono buoni sentimenti, c’è una colonna sonora con Salt’n’Pepa e Wham, e c’è perfino Gina Carano mai così dura e violenta, c’è una Vancouver da urlo, ci sono risate a profusione che vi aspettano e allora, dico io che aspettate. Siete ancora là? Fiondatevi al cinema, dai!

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