9. Una narrativa rivolta a tutti.
“Se pensassi di scrivere una storia per rivolgermi soltanto agli intellettuali, mollerei tutto e andrei a pescare senza perdere tempo prezioso.”
Elmore Leonard
Sarà perché ho sempre pensato che la vera arte abbia il dovere e la naturale inclinazione di rivolgersi ad un pubblico ampio e non ristretto. Certo, il solo successo commerciale di un romanzo non è di per sé indice di qualità, ma ho sempre creduto che i libri che nascono per rivolgersi ad un numero ristretto di lettori e finiscano per raggiungerne effettivamente soltanto un numero esiguo ancorché coltissimo, non possano essere considerati grandi libri. Sono convinto infatti che i buoni romanzi (come i buoni film, i buoni fumetti e la buona musica) siano quelli che nascono con un obiettivo culturale e non commerciale, ma che finiscono per ottenerli entrambi. Quei libri cioè che per così dire “mettono d’accordo tutti”, dall’intellettuale al lettore occasionale o debole. Cos’è l’arte, infatti? Se essa mi esprime soltanto una cosa particolare o si ferma al particolare, non è arte. Essa è tale se assurge all’espressione di un universale umano: l’universale di una posizione umana verso il mondo, cioè l’opera rivolta a tutti.