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Dialogo su Star Wars: Episodio I

In occasione dell’incontro padovano con il mondo di Guerre Stellari di sabato 13 aprile e del May The Fourth (4 maggio Ravenna), Sugarpulp dedicherà una serie di articoli a tema. Marco Puglia ci guiderà nella galassia lontana, lontana…

Dialogo su Star Wars – Episodio I

Guerre Stellari è importante nella mia vita. Per me non si tratta solo di una saga cinematografica, ma di una presenza reale e tangibile. L’appartenenza al più grande gruppo mondiale di costumi dedicati a Star Wars (501st Legion distaccamento italiano) e l’aver creato un’associazione che organizza eventi legati al mondo creato da George Lucas, rendono questa presenza una parte di me, del mio essere, che mi penetra e mi circonda e mi tiene unito ai miei compagni, proprio come la Forza.

Infatti, non sono il solo a “vivere” Guerre Stellari e a sentire l’influenza della Galassia Lontana Lontana: con me ci sono gli amici fidati che mi stanno accompagnando nell’avventura di EmpiRa.

Insieme a loro sono cresciuto, siamo cresciuti e la passione per noi è divenuta una certezza.

Pertanto, quando mi hanno chiesto di parlare dell’Esalogia, ho deciso di puntare su questa immagine: l’amicizia stretta attorno alla saga più famosa al mondo. Ho quindi pensato all’ipotetico dialogo tra io pensionato e due amici coetanei, che al tavolino di un bar dissertiamo su tutti gli episodi della Saga, raccontando a modo nostro, i punti di vista, cosa ci è piaciuto e quali siano stati gli errori che George Lucas avrebbe potuto evitare.

Buon divertimento e buon salto nel nostro iperspazio star-geriatrico!

Dialogo su Star Wars

Episodio I – La minaccia fantasma

Il bar dove ci incontriamo tutte le mattine è ricavato dai locali di un vecchio dopo lavoro ferroviario al cui interno ritrovo un rassicurante ambiente familiare: Mario intento a pulire il bancone sempre con lo stesso pezzo di stoffa di cui non riconosco più il colore originale, Claudio che si allena a biliardo tenendo la stecca tra le mani tremolanti e in un angolo, seduti a un tavolino, Roby e Gabriele che stanno già discutendo.

Mi avvicino, ansioso di conoscere il tema della giornata.

“Di cosa si parla questa mattina?” esordisco senza nemmeno salutare.

Roby si gira lentamente verso di me indicando con la mano una sedia libera: “Hai presente Guerre Stellari?”.

Gabriele non mi lascia il tempo di rispondere e senza guardami riprende la discussione con l’ansia di chi non vuole perdere il filo del discorso: “Esatto, parliamo di questa saga. Ti ricordi chi ne è stato l’artefice?”.

“Ma certo, George Lucas! E poi c’è una cosa che secondo me non ricordate: quel Lucas aveva anche quasi vinto un premio come miglior regista?”.

Gabriele ed io lo guardiamo con sguardo interrogativo e Roby continua con la mano che trema: “Sapete, quel film che si chiama come quel posto che fa i panini? si dai?”. Gabriele mi guarda pensieroso cercando di ricordare: “Ce l’ho sulla punta della lingua?”. Poi Roby viene sfrega il pollici e l’indice in un vano tentativo di schioccare le dita e prorompe con la risposta: “American Graffiti!”.

Si, e pù sal fat?” (cioè “E poi cosa ha fatto?”) lo incalza Gabriele continuando sul Lucas prima di Star Wars.

Questa volta decido di intromettermi nella discussione appoggiando le mani sul tavolo.

Dialogo su Star Wars

“Si, dai, Quel cortometraggio… come si chiamava… “, alzo gli occhi per un attimo “Ah si, THX1138 C? Ha fatto pure un film, dopo”.

Brev! Poi qualche anno dopo comincia a girare il quarto episodio della saga” prosegue Roby annuendo con il capo.

Per un attimo mi soffermo a guardare i volti dei due amici con cui ho condiviso tante avventure legate proprio a Guerre Stellari. Sono, ehm, siamo invecchiati tanto. Le rughe solcano i visi come gli interminabili canali di Geonosis e gli occhi sono molto stanchi, anche se queste discussioni li illuminano di nuova vita. Le mani mostrano in evidenza le vene che rigano la pelle tirata e secca, ma il segno più evidente dell’età è la lentezza nei movimenti: gli arti ormai stanchi si muovono quasi al rallentatore, solo pallidi ricordi delle attività frenetiche di un tempo.

Poi il suono di un rutto mi riporta alla realtà e scuoto la testa aprendo i palmi delle mani verso entrambi: “Un attimo, cominciamo dall’inizio. Lo so che il primo episodio è stato girato venti anni dopo, ma seguiamo un filo logico che abbia un senso”.

“Lo sai che per me esiste solo la vecchia trilogia, i primi tre episodi non hanno lo stesso…” sbotta Roby che sembra non essere d’accordo.

Da buon anziano sclerotico non lo lascio finire di parlare: “Sì, sì, dici sempre le stesse cose ormai da anni, ma se vogliamo parlarne iniziamo dal principio”.

Gabriele annuisce e anche Roby si rassegna sbuffando sonoramente.

“Bene. Allora, se la memoria non mi inganna, il primo episodio, è stato La minaccia fantasma. Me lo ricordo come un film per ragazzini, storia semplice e diretta. Due ore di relax seduti in poltrona, niente di impegnativo“.

“Si, è vero. Però, quanto era passato da quelli prima? Vent’anni? Come doveva fare per portare di nuovo il pubblico al cinema a vedere Guerre Stellari? Tutti quei giovani dovevano essere istruiti e poi come faceva altrimenti a vendere tutti quei pupazzi, le magliette e i Lego che con cui abbiamo giocato per tanti anni?”. L’osservazione di Gabriele mi sembra acuta.

Boia d’un ledar! Un volpone l’amico George” aggiunge Roby sorridendo. Quindi prosegue “E poi il protagonista è un bambino, quindi doveva per forza fare un film giovane attorno a una figura giovane… ecco, mi sono poi sempre chiesto il perché la scelta sia caduta su… come si chiama l’attore che ha interpretato Anakin da piccolo?”.

“Jake Lloyd?” risponde Gabriele.

“Esatto, proprio lui. Ho visto il video degli ultimi provini e gli altri sembravano nettamente più bravi”.

“È vero, anche io non ho mai capito il motivo di quella scelta” conferma Gabriele scuotendo la testa.

Mah, in effetti sono state diverse le scelte discutibili in questo film, vogliamo parlare di Jar Jar Binks? E’ un personaggio irritante e quella sua parlata lo è ancora di più, pez d’un rumagnol!”.

Avevano ragione e più pensavo al film e più mi venivano in mente altri passaggi che mi avevano lasciato con un grande punto interrogativo.

Dialogo su Star Wars

Personalmente non ho capito il perchè tutta quella storia religiosa sui ‘midi-chlorian’. Ci hanno voluto fare credere nell’Immacolata Concezione, poi però hanno provato a darci una spiegazione scientifica. Mi è sembrata una contraddizione bella e buona”.

I cenni di approvazione di entrambi alimentano i miei pensieri, che corrono veloci.

“E poi… e poi… i droidi che sembrano persone con le loro espressioni e le loro battutine, dai… va là!”.

Gabriele a quel punto gira la testa da un parte e dall’altra con uno sguardo circospetto, come se stesse controllando qualcosa e Roby avvicina l’indice alla bocca soffiando leggermente. Mi accorgo di aver alzato un po’ la voce e mi fermo cercando di riprendere il controllo.

Va beh, il film è stato pensato un po’ per tutti, non solo per i fan come noi. Doveva trovare il modo di renderlo godibile al grande pubblico. I vecchi appassionati gli avrebbero comunque perdonato tutto”. Riprende Roby dopo qualche secondo di attesa.

“E poi diciamolo, non ci sono solo cose negative!” aggiunge Gabriele chiudendo il pugno come per fissare quell’idea: “Pensate alla colonna sonora, credo che sia la più bella di tutti i film, con pezzi da brivido e interpretazioni magistrali, ancora una volta quell’uomo ha realizzato un capolavoro!”.

“Ma chi Lucas? Ha fatto lui anche le musiche?”.

“Ma no, stopid! E’ stato quell’altro? come si chiama? Oggi i nomi mi sfuggono dalla lingua?”.

Roby annuisce e prosegue imitando con le dita i movimenti delle spade laser, oppure si tratta della bacchetta del direttore d’orchestra, la cosa in effetti non è molto chiara: “Mi sembra si chiamasse John Williams, pace all’anima sua. E devo ammettere che c’è uno dei più bei combattimenti, quella tra Darth Maul e la coppia di Jedi: Qui-Gon Jinn e Obi-Wan Kenobi, probabilmente un po’ troppo corta, ma assolutamente credibile ed emozionante”.

Mi hanno convinto, devo ammettere che alcune cose buone ci sono state: “In effetti avete ragione, mi è piaciuta la corsa con le macchinine volanti ed anche le citazioni ai vecchi film disseminate qua e là hanno avuto il loro perché, come la rivelazione dei due Jedi all’inizio che si tolgono il cappuccio come Obi-Wan nel quarto episodio, le analogie nel modo di usare le astronavi e di condurre le battaglie, insomma una serie di auto-omaggi che sicuramente hanno fatto felici i fan di tutto il mondo. E poi c’è una frase che mi ha colpito e che mi è rimasta impressa: La paura conduce all’ira, l’ira all’odio. L’odio conduce alla sofferenza. Credo sia una bellissima sintesi del lato oscuro”.

Dialogo su Star Wars

Quasi all’unisono ci appoggiamo tutti e tre agli schienali delle sedie, con il fiato corto, come se avessimo finito di correre, o nel nostro caso fare una rampa di scale. Ad un tratto Gabriele guarda prima Roby sorridendo, poi sposta lo sguardo su di me e sbatte una mano sul tavolo.

“Bene, ma che voto gli dareste?”.

Roby è il primo a rispondere mimando il numero sul tavolo.

“La sufficienza la raggiunge piena e la supera comodamente, direi un sei e mezzo”.

Lascio passare qualche secondo per metabolizzare la risposta appena data e per ripercorrere con la mente quello che mi ricordavo della trama del film: l’arrivo dei Jedi, il pianeta Naboo con i Gungan, la Federazione dei Mercanti, la regina Amidala e gli intrighi di potere, la fuga su Tatooine, l’incontro con Anakin e la corsa degli sgusci, Coruscant e il senatore Palpatine, il ritorno su Naboo, la battaglia con i droidi e infine la vittoria con tanto di festa. Poi mi pronuncio.

“Anche per me si merita un sei e mezzo, ma non di più. E tu Gabriele?”.

“Beh, concordo più o meno con voi, la sufficienza è il voto che si merita”.

I loro volti sembrano soddisfatti e anche io mi sento appagato da questa dissertazione su uno dei nostri miti del passato.

L’orologio da taschino, segna le 11.30 e girando lentamente la testa verso il bancone mi rivolgo al proprietario del bar che seduto sullo sgabello è intento a risolvere qualche rebus sulla Settimana Enigmistica.

“Mario, è arrivata l’ora del caffè di metà mattina, portane tre, offro io”, e poi rivolgendomi di nuovo ai due amici cerco di stimolarli a una nuova discussione: “Ma questo è solo il primo film, andiamo avanti: cosa ne dite di Episodio II?”.

 

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