Diario di una ninfomane, recensione

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Diario di una ninfomane, la recensione di Giulia Mastrantoni della storia di una ninfomane alla ricerca di se stessa

diario di una ninfomane la recensioneTitolo: Diario di una ninfomane
Autore: Valérie Tasso
Editore: Pratiche Editrice
Pagine: 285
Prezzo: 16, 00 euro

“Ecco perché ogni volta desideriamo ripetere l’esperienza. Per capirla meglio. Eppure io non arrivo mai a comprenderla. È una piccola morte che cerco ogni volta di addomesticare. […] Ogni rapporto amoroso è un tentativo di avvicinarmi a questo stato di estasi. Ma non riesco mai ad afferrarlo e sono condannata a ripeterlo in continuazione per coglierlo meglio”.

A parte brevi, brevissimi sprazzi di poesia come questo, non è un romanzo particolarmente profondo né forte. È una storia che potrebbe accadere, un susseguirsi di vane ricerche senza tregua; eppure, non sa di realtà, né di amore, e neppure di sesso.

Quelle frasi che ti colpiscono e fanno centro sono poche, ma tragicamente d’effetto: chiunque abbia mai sperimentato un qualunque senso di solitudine può riconoscersi, almeno in parte, in queste parole così dense.

Nulla delle vicende narrate ha un suono particolarmente veritiero: nessun dettaglio che aiuti il senso dell’orientamento della fantasia, nessuna vera descrizione, nessun resoconto di sensazioni che vadano al di là di asettiche testimonianze di piacere.

Non c’è amore, o almeno, non c’è una storia d’amore raccontata: si nomina, questo termine, ma non lo si approfondisce.

Resta al livello superficiale delle sensazioni che dà la vista della persona amata, nell’astrazione di quella emozione da farfalle nello stomaco. Non c’è amore tangibile. Non c’è amore vero. Non c’è la poesia né la totalità di un amore che mette tutto il resto in ombra. Viene da chiedersi… ma c’è, allora, l’amore?

È difficile rispondere, se non altro perché è un sentimento talmente sfaccettato e soggettivo che quello che per un lettore è armonia di corpi, può essere un incontro di due anime per un altro. Io no, non ci ho visto amore.

Ci ho visto cotte, magari anche qualche piccola parentesi di affetto. Ma mai amore. Chissà com’è che una ninfomane percepisce l’amore.

E, perché no, chissà com’è che una persona “normale” percepisce l’amore. Forse non sarebbe fuori luogo chiedersi: ma possiamo percepire l’amore, noi esseri umani?

Questo libro, almeno secondo me, dice di no, ma lascia aperta la speranza. Il sesso descritto è rapido, indolore, senza passione che traspaia dalle pagine; non c’è nessun disegno che si anima dalle parole e che si materializza davanti agli occhi, nessuna immagine che entra prepotentemente nelle fantasie erotiche del lettore.

E non c’è neanche tutto quello che il sesso porta con sé: né traumi, né perdita di inibizioni, né sensi di colpa. È sesso fine a se stesso e nudo: solo sesso.

Non è un libro da leggere se si cercano risposte né emozioni, ma, chissà per quale strano motivo che non saprei davvero spiegare, lo farei leggere a amici e conoscenti.

Anche solo per dire loro che l’ “amore”, o il sesso, non è solo Twilight o Fifty Shades Of Grey. È anche qualcos’altro. Che lascia aperti mille punti interrogativi.

 

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