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Dio del Sagittario, la recensione

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Dio del Sagittario di Simone Togneri la recensione di Federica Belleri per Sugarpulp Magazine.

Dio del Sagittario, la recensione di Federica BelleriTitolo: Dio del Sagittario
Autore: Simone Togneri
Editore: Frilli Editore
PP: 408

Torna, in una nuova edizione riveduta, Dio del Sagittario, primo romanzo di Simone Togneri. L’autore ci porta a Firenze, nei giorni che precedono la Pasqua. La primavera tarda ad arrivare e l’Arno assume colori particolari, soprattutto di notte. Le sfumature si accendono, si spengono e si mischiano alle parole. Simòn Renoir insegna all’Accademia di Belle Arti di Venezia ora, ma non ha del tutto abbandonato la divisa da poliziotto, nonostante abbia riconsegnato con rabbia pistola e tesserino cinque anni prima, in commissariato a Firenze. Il suo sguardo è profondo, la sua passione per l’arte è innata, l’intensità con cui la vive non è comune.

Franco Mezzanotte è da vent’anni al comando della Squadra Mobile di Firenze. Trent’anni di carriera sulle spalle.Carattere spigoloso ma a suo modo sensibile. Giovanissimo, ha seguito l’indagine sul Mostro di Firenze, fra orrore e sangue. Non aveva mai visto nulla di simile. Fino ad oggi. Simòn e Mezzanotte, amici da tempo, si riavvicinano a causa di un’indagine particolare. Franco ha bisogno di Renoir e lui non riesce a tirarsi indietro. Per quale motivo gli può essere utile? Perché Simòn ha un modo speciale di osservare e di percepire la morte.

Un assassino. Un nome: Sagittario. Storia, religione e vittime colpevoli. Un delirio allucinato. Omicidi che seguono tempi precisi. Scene del crimine dalle tinte forti, in ogni senso. Lo sconcerto di Mezzanotte, che non si abituerà mai a comunicare la “terribile notizia” ai familiari. Giornalisti sciacalli, disposti a tutto pur di avere successo. Il sangue che si amalgama perfettamente alle lacrime.

Il passato si unisce al presente, nei ricordi, nel dolore e nella colpa dei protagonisti e delle vittime. Le immagini descritte dall’autore sono vive, in movimento. Feriscono e se ne percepisce il respiro maligno. Perché la fragilità appartiene a tutti, il punto debole di ognuno prima o poi si trova. L’assassino guarda, ascolta e agisce al momento giusto. La dignità delle persone che stanno per essere uccise, perché sono state scelte, passa in pochi istanti nelle mani del serial killer, che provvede a distruggerla, per avvicinare il corpo allo spirito, per liberare l’essere umano dalla sofferenza terrena.

Il Sagittario. Colpevole, onnipotente. Dolce e crudele come solo chi ha un obiettivo perverso può essere. Finale disarmante ma aperto. Si rimane sgomenti e davvero senza parole quando la sofferenza incrocia il disagio e l’abbandono. Ottimo romanzo, da leggere con calma per metabolizzare al meglio. Buona lettura.

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