Doctor Strange, la recensione della quattordicesima pellicola Marvel Cinematic Universe

Doctor Strange non delude, psichedelico e fumettoso

Una delle particolarità del fumetto originale di Lee e Ditko era il suo essere intrinsecamente visionario e lisergico, quel pop psichedelico che solo gli anni 60 americani hanno potuto sfornare. Ecco, la pellicola del Doctor Strange incarna molto bene quell’idea che tanto piacque ai giovani dell’epoca, sequenze al limite dell’allucinogeno coadiuvate da un solido pool di attori e da una regia attenta. Certo, stiamo sempre parlando di un film Marvel, per la precisione il quattordicesimo di quell’universo visivo/storiografico ricreato dal primo Iron Man del 2008, pertanto va inquadrato in questo arco critico.

Premetto che ho volutamente atteso la visione in lingua originale, cosa che cerco sempre più spesso, per non perdere l’ironia originale del signor/mago/stregone, anche se lui tiene molto a Doctor, che tanto mi aspettavo in questo film. Purtroppo mai attesa fu più vana, ironia poca, tempi comici non eccezionali, giusto qualche sorriso nulla a che fare con altri prodotti Marvel (I Guardiani della GalassiaAnt-Man). Nulla di tragico ma l’aspettativa aveva innescato una serie di trip, disattesi sul lato dialoghi, perfettamente centrati sul lato action/visivo.

Doctor Strange è un film per tutta la famiglia, grandi e piccini potranno godere insieme di questi 115 minuti al cinema, Marvel infatti centra ancora una volta il suo obbietto portandoci tutti in un vortice di combattimenti al limite del delirio visivo. Oggettivamente non ho mai visto sequenze così lunghe di combattimenti da sembrare un 30% di Paura e delirio a Las Vegas innestato di un 70% di Inception ma con tutta la potenza e la simpatia di un Jackie Chan. Ora capisco perché la prima mondiale è stata a Hong Kong.

Talmente surreale da diventare, a mio parere, il vero primo fumetto/visuale di Marvel Studios.

La fumettosità del neurochirurgo Strange ammicca all’originalità della serie Strange Tales uscita nel 1964, sembra quasi che si sia cercato il riferimento ad un Steve Ditko d’annata, peraltro riuscendoci. Come avrete capito la computer grafica è l’80% del film, tutto lo sforzo produttivo è concentrato nella resa allucinogena delle ambientazioni, unica vera novità apportata da questo ultimo tassello del mondo supereroistico marvelliano.

In sintesi posso dire che a parte la comicità tirata per i capelli e le musiche dell’italo-americano Michael Giacchino mai veramente entusiasmanti Doctor Strange vi regalerà un’ottima serata al cinema. Consiglio una visione in grande schermo per godere pienamente di tutti i particolari action.

Ps: per i fan che attendono un Benedict Cumberbatch a livello del l’uomo d’acciaio Robert Downey Jr non fatevi illusioni, Robert rimane con il suo primo Iron Man ancora la prova attoriale più carismatica e riuscita. #ciaone

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