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Drakenfeld – Il custode della camera del sole, la recensione

Drakenfeld – Il Custode Della Camera Del Sole di Mark Charan Newton è un classico del Mistery applicato ad un Fantasy che in realtà un Fantasy non è, o non del tutto almeno

Drakenfeld - Il custode della camera del sole, la recensioneTitolo: Drakenfeld – Il Custode Della Camera Del Sole
Autore: Mark Charan Newton
Editore: Fanucci Editore
PP: 432
Prezzo: euro 18,00 cartaceo, euro 4,99 e-book

Lucan Drakenfeld viene richiamato a Tryum dopo la morte del padre, Calludian. Entrambi gli uomini sono ufficiali della Camera del Sole, un organismo di intelligence e polizia che aiuta i sovrani dell’unione Reale di Vispasia, di cui Tryum è la capitale, a mantenere la pace e l’equilibrio.

Così oltre alla morte del padre Lucan dovrà prenderne il posto in una delicata indagine su Lacanta, sorella di re Licintius, uccisa misteriosamente all’interno di una stanza chiusa dall’interno.

Un classico del Mistery applicato ad un Fantasy che in realtà un Fantasy non è, o non del tutto almeno.

L’elemento fantastico infatti è relegato totalmente in secondo piano e non compare quasi mai, se non come traccia sullo sfondo, emergendo praticamente solo in una scena che, di per se, non ha granché senso, ma che suppongo getti dei semi per i futuri episodi della serie.

Drakenfeld – Il Custode della Camera del Sole infatti dovrebbe essere il primo libro di una nuova serie di Mark Charan Newton, serie basata proprio sul tema portante del mistero in ambientazione fantastica.

Un punto a favore di questo progetto, a mio avviso, è proprio quello di essere comunque costituito da episodi autoconclusivi e non una lunga saga come va per la maggiore in questi ultimi anni.

A parte questo, però, bisogna anche dire che le perplessità generate da questo romanzo sono parecchie.

L’ambientazione viene presentata come basata su approfonditi studi dell’epoca romana e sicuramente si nota uno scostamento dall’archetipo anglo-nordico-medievale del fantasy filo-tolkieniano.

Considerando però che “epoca romana” è un concetto abbastanza vago visto che dalla tradizionale fondazione della città al crollo dell’Impero d’Occidente intercorre un lasso di tempo di oltre 1200 anni in cui si sono avvicendate monarchie, repubbliche, dittature e impero.

A quale periodo dovrebbero assomigliare Tryum e l’unione Vispasiana? Questa ricostruzione appare un po’ come un collage dei vari periodi, con elementi che vanno dal classico al pre-mediavale fino al bizantino.

I personaggi sono tratteggiati in modo abbastanza vago, a partire dallo stesso Lucan Drakenfeld che non brilla certo come uno dei più grandi detective della storia della letteratura, fantastica e non.

Lo stesso si può dire di Leana, compagna di avventure, amica ed aiutante di Lucan, una donna guerrera dalla pelle scura che viene vista con diffidenza dall’alta società Vispasiana, introducendo temi come quello del razzismo e del sessismo che però non vengono mai sviluppati, come non viene sviluppato il discorso attorno a Leana, di cui alla fine del romanzo sappiamo poco più di quanto ne sapevamo all’inizio.

Ci troviamo davanti ad un romanzo che fa del funzionalismo una delle sue linee direttrici. C’è un’indagine in corso e tutto verte alla risoluzione del delitto. Gli spazi per l’approfondimento sono ben pochi e anche quando ci sono vanno ben poco al di sotto della superficie.

Oltre alla scelta di volumi autonomi, un’ambientazione poco canonica e l’idea di fondo, ci sono altri due elementi di originalità che caratterizzano Drakenfeld – Il Custode della Camera del Sole. Il primo è dato dalla narrazione in prima persona.

La voce narrante è quella del protagonista, sua la prospettiva, unica. Un limite forse ma anche un piacevole diversivo rispetto ai tanti, troppi romanzi (serie/saghe) corali, con la loro ridda di voci, troppo spesso afone, che ok Le Cronache del Giaccio e del Fuoco sono una figata, ma bisogna anche saperle fare certe cose.

L’altro aspetto è dato dal tono del romanzo: un mistery fantastico tutto sommato pacato e discreto, che flirta con gli stereotipi del noir e dell’hardboiled ma senza affondare nel fondale limaccioso che costituisce la base di questi generi.

Annovero questo come un pregio anche se io amo le scritture che ravanano nel torbido, ma ammetto che certa volontà di shockare il lettore lascia spesso il tempo che trova, anche se verso la fine Newton cede un po’ a questa tentazione.

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