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Drawn Together

Drawn Together, la recensione di Riccardo Dal Ferro

Drawn Together: tutto il bello che possiamo vedere nel male

Persino lo scandalo può diventare una forma d’arte.

Persino nell’epoca in cui abbiamo spinto la political incorrectness a livelli stratosferici, l’epoca in cui siamo convinti di aver visto, letto, testimoniato, immaginato, temuto, toccato e odorato qualsiasi cosa, ecco che qualcosa d’altro, completamente nuovo, riesce a sconvolgerci e rapirci gli occhi.

Prendete una casa da Reality-Show.

Anzi, non prendetela. Disegnatela.

Poi metteteci dentro tutti gli stereotipi dei cartoni animati che avete amato o detestato durante il corso della vostra gioconda pubertà. Andando così, a spanne, sceglierete: una principessa Disney, un supereroe, un cartoon anni ’30, un Pokemon, il protagonista di un videogioco che avete amato, la protagonista di un telefilm anni ’90, e poi qualche “porcata” (letteralmente) scaricata da internet. Fatto? Bene.

Il prossimo passo è quello di prendere tutte quelle idee che vi hanno insegnato essere sbagliate: razzismo, antisemitismo, perversione sessuale, ipocrisia, invidia, cinismo, violenza, farne un bel pacchetto regalo e buttarlo dentro alla stessa casa dove ci avete ficcato i personaggi di cui sopra. Ci siete?

A questo punto potete immaginare quello che accadrà, ma fidatevi di me: non ci riuscirete.
Drawn Together è la scorrettezza politica portata a istituzione e forma d’arte. Quando vi sarete seduti comodamente sul divano per vedere la prima puntata della prima serie, sarete lì a pensare: «Ma tanto più di South Park, cosa vuoi che facciano?». E invece rimarrete stupiti.

Non so se piacevolmente od orrendamente stupiti. Questo dipende dal grado di imperturbabilità del vostro stomaco.

Spanky Ham, SuperHero, Foxxy Lady e principessa Clara sono solo alcuni tra i principali protagonisti di questa serie che vi proietta in una dimensione completamente folle del cartoon. I personaggi sono costruiti in maniera magistrale, le puntate sceneggiate superbamente, e possiamo dire senza peli sulla lingua di trovarci di fronte a una delle migliori manifestazioni di arte animata degli ultimi anni.

I creatori Dave Jesser e Matt Silverstein riescono laddove spesso i cartoni animati della stessa tempra hanno fallito: i Griffin, ad esempio, che hanno diluito la carica satirica, esaurendola in fretta e disperdendola in 11 stagioni (delle quali solo 4 si salvano davvero); South Park, molto più simile a un collage di ottime trovate, ma che manca nella coerenza della sceneggiatura durante lo scorrere delle puntate stesse.

Drawn Together riesce a mantenere a livello questi due aspetti: l’intensità della satira spinta e la piacevolezza di una coerenza narrativa che spesso lascia spiazzato lo spettatore. Riesce inoltre a fare parodia davvero efficace di aspetti ostici e censurati come l’antisemitismo e l’omofobia, creando ritratti grotteschi che esacerbano la visione, ma senza mai rompere la coerenza che ne fa a tutti gli effetti una piccola opera d’arte satirica.

Oltre a tutto ciò, una grande maestria nell’inserire citazioni sparse un po’ ovunque, alcune delle quali faranno sobbalzare sulla sedia appassionati di Monty Python, Andy Kaufman, Bill Hicks, ma anche di fantascienza, horror e quant’altro potete pensare di mettere in un delirio di tale portata.

Drawn Together è riuscito anche in un’altra impresa titanica, che tutti i suddetti cartoons hanno più o meno mancato: la censura totale.

Sì perché nel 2008, alla fine della terza serie, l’emittente Comedy Central ha deciso di cancellare il programma in seguito alla montagna di querele ricevute. A questo si aggiungeva il fatto che la produzione, molto complessa, richiedeva un grande dispendio di denaro e tempo, e quindi i beniamini del nostro Reality-Show preferito (l’unico) sono stati annientati.

Risale al 2010 invece un tentativo mal riuscito di mettere insieme il bagaglio satirico di Drawn Together in un lungometraggio, ma il sapore di già visto e forse lo spirito revanscista degli autori ha prevalso, mancando l’obiettivo di ricalcare nel film i punti di forza delle tre serie televisive.

Una perdita indubbiamente, ma è significativo il fatto che, a seguito della cancellazione, Drawn Together sia diventato di colpo una serie di culto che ha triplicato la propria fama presso l’utenza di internet (unico non-luogo nel quale oggi possiamo reperire le puntate complete).

Drawn Together è quello che non racconterete mai di aver visto al vostro capoufficio, al vostro prete, forse persino a vostra madre (se il rapporto che avete con lei è simile a quello che SuperHero ha con la sua). Ma di certo tutti hanno immaginato almeno una volta di manipolare i personaggi della propria infanzia per farne macchiette satiriche che fossero in realtà la parodia di noi stessi.

Perché diciamocelo, quando mai, guardando la Sirenetta, non ci sono venuti pensieri sconci su quella coda di pesce, su quei capelli rossi, su tutto quel buonismo diffuso che sembra fatto apposta per essere derisi?

Quante volte, leggendo un fumetto di Superman, non ci siamo persi a fantasticare sulle possibilità di avere un kryptoniano necrofilo e scemo che circola per casa nostra?

Quante volte, giocando a Zelda, ci siamo fermati ad affibbiare a Link l’omosessualità, con quella calzamaglia verde e la spada lunga 35cm?

Diciamo la verità. In realtà, Drawn Together è la materializzazione di tutto ciò che la nostra parte MALE ha sempre voluto vedere negli idoli della nostra infanzia. E lo infarcisce con tutto quello che di peggio potete estrapolare dalla nostra società: sessismo, pornografia, razzismo e violenza.

E la censura che ha subito è forse la prova certa che la satira non deve avere un limite, perché è l’esatto esorcismo di cui abbiamo bisogno per annientare tutti quei comportamenti che in Drawn Together sono spinti alle estreme conseguenze.

In fin dei conti, ridere del male è sempre stato il metodo migliore per neutralizzarlo. E Drawn Together lo fa benissimo. Ma non andate a raccontarlo al vostro avvocato.

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