Dylan Dog: Spazio Profondo, la recensione di Pierluigi Porazzi

Dylan Dog: Spazio Profondo inaugura la tanto annunciata rivoluzione per uno dei personaggi più importanti della storia del fumetto italiano.

Dylan Dog: Spazio Profondo, la recensione di Pierluigi PorazziLe rivoluzioni, di solito, non sono annunciate. Arrivano improvvise, inaspettate. La rivoluzione di Dylan Dog, invece, era attesa da tutti i lettori. E, dopo alcuni albi interlocutori, è finalmente iniziata. Con una storia di fantascienza, di cui è meglio non anticipare nulla per non rovinare la lettura e le sorprese.

Fantascienza? Che c’entra Dylan con la fantascienza? Immaginiamo le prime obiezioni dei puristi, che staranno già storcendo il naso. La fantascienza, in questo caso, si accoppia benissimo al personaggio ideato da Sclavi, in un racconto certamente atipico (e per ovvi motivi al di fuori della tradizionale continuity) ma che si rivela uno dei migliori albi degli ultimi anni.

I disegni di Mari sono spettacolari, esaltati dall’ottima colorazione, e la storia funziona alla grande, in un meccanismo perfetto che si conclude con un finale degno dei migliori racconti di Sclavi.

Con questo primo capitolo, possiamo tranquillamente affermare che il nuovo corso ideato dal curatore (e autore) Roberto Recchioni è e sarà un successo. In quarta di copertina è annunciato il prossimo episodio, che vanta una bellissima cover con cui Stano ha reso omaggio a un celebre albo dell’Uomo Ragno.

Nel prossimo numero, il 338, l’ispettore Bloch – finalmente per lui – coronerà il suo sogno di andare in pensione e l’albo sarà il vero e proprio “nuovo inizio” della serie. Anche in questo caso, i nomi di Paola Barbato (tra i migliori scrittori – e non solo di fumetti – contemporanei) e Bruno Brindisi sono una garanzia di qualità.

Insomma, tutto fa pensare che Dylan Dog ritorni a essere, come ai tempi dei capolavori di Sclavi (tra cui Storia di Nessuno è uno dei capisaldi), un fumetto che sapeva raccontare, meglio di tanta letteratura “alta” (o pseudo tale), la realtà, le inquietudini e i tempi che stiamo vivendo.

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