Edgar Allan Poe

Edgar Allan Poe

Edgar Allan Poe nasce a Boston il 19 Gennaio del 1809 da Elizabeth Arnold e David Poe, due attori itineranti che non se la passavano troppo bene. Dopo soli due anni la madre del piccolo Edgar passa a miglior vita e il padre pensa bene di squagliarsela facendo perdere le proprie tracce.

A seguito di questi eventi, la famiglia di John Allan, ricco commerciante  di Richmond, accoglie il piccolo Edgard che, aggiungendo al proprio cognome quello degli Allan, diverrà Edgar Allan Poe.

Poe non verrà mai adottato legalmente dagli Allan, a causa, pare di alcuni contrasti che si vennero a creare tra Edgar e  John. Pare infatti che quando il ricco commerciante mandò a studiare Edgar nel 1826 presso l’Università della Virginia (dopo averlo portato con sé in Inghilterra dove l’aveva fatto studiare), il nostro Edgar contrasse dei pesanti debiti di gioco che John Allen non volle pagare.

Edgar Allan PoePare fu questo l’episodio che guastò irrimediabilmente la qualità del rapporto  tra John Allan e  Edgar Allan Poe. Nonostante tutto i due ebbero ancora rapporti dopo 1826 è da notare che quando nel 1834 Mr. Allan morì, Edgar non venne menzionato nel suo testamento.

Comunque, a voler riassumere la vita del grande scrittore in termini di didascalie biografiche ci si troverebbe di fronte ad un pullulare di: batoste sentimentali (o comunque relazioni dove l’amata o muore o tronca la relazione con il Nostro), tentativi di avvicinamento alla vita militare (arruolato nel 1829 per poi entrare nell’accademia di West Point l’anno successivo e farsi espellere nel 1931) e consistenti esperienze giornalistiche, campo in cui ricoprì  per lo più incarichi di redazione o direzionali (nel 1839 lascia il suo posto da vice direttore del Southern Literary Messenger perché in disaccordo con il direttore della rivista, si trasferisce al Gentleman’s Magazine di Filadelfia: Pubblicherà poi sul Grahm’s Magazine di New york e sul Broadway Jurnal, solo per citarne alcuni).

Ho menzionato il fatto che l’abuso di oppiacei e alcolici non gli furono propriamente estranei? La cosa non era nemmeno tanto segreta ai suoi contemporanei, tant’è che nel1849, dopo che fu trovato in stato d’ incoscienza al margine di una strada nei pressi di Baltimora e quindi ricoverato al Washington College (nel cui letto delirò quattro giorni prima di morire), la stampa dell’epoca diede la notizia della morte imputandone la causa a una cosa tipo “infiammazione cerebrale”, che era il modo in uso all’epoca per indicare l’assunzione di un letale quantitativo di sostanze psicotrope.

Tuttavia, le persone vicine a Edgar Allan Poe negli ultimi anni della sua vita asserirono che aveva abbandonato la via degli eccessi. Per dovere di cronaca, sono da menzionare alcune circostanze anomale attinenti al decesso di Poe: per esempio il fatto che a margine di quella strada presso Baltimora fosse stato rinvenuto con degli abiti che non gli appartenevano e che si trovasse nei pressi di un seggio elettorale.

Edgar Allan Poe

Ora, Poe stava andando da Richmond (dove era tornato per tenere la conferenza su The Poetic Principle) a Filadelfia, come mai nei pressi di Baltimora decide di mettersi abiti che non sono i suoi (e dove cazzo gli ha presi, poi?) e di scolarsi una bottiglia di gin o di laudano?

Già dagli anni ’70 dell’Ottocento, la poca logicità della cosa ha fatto propendere alcuni ad attribuire la responsabilità della morte di Poe ad una “cooping Gang” (avete presente quel genere di delinquenti che utilizzavano la violenza o la somministrazione forzata di alcool e droghe per costringere qualcuno a votare in un certo modo in occasione delle votazioni politiche? Ecco quelle erano le così dette cooping gangs: pare che operarono per quasi tutto il diciannovesimo secolo negli stati Uniti d’America).

L’ipotesi è suffragata anche dal fatto che Poe si trovava nei pressi di un seggio elettorale  in occasione di elezioni politiche e che quel tipo di gang erano solite far cambiare d’abito le vittime dopo averle coartate in vario modo a farle votare anche più volte.

Altri sostennero, anche recentemente, che Poe fosse stato contagiato dalla rabbia e per questo trovò la morte. Quello che è certo è che non fu fatta una autopsia, quindi non c’è modo ad oggi di andare oltre le congetture sulla causa della morte di uno tra i più grandi scrittori del mistero che la letteratura americana abbia conosciuto. E’ un mistero, appunto.

Mi sembra doveroso scrivere qui qualche riga (senza peraltro velleità di completezza o epifanie critico-letterarie) su questo grande Autore, per l’importanza rivoluzionaria che ebbe la sua genialità nel panorama letterario e per la vastissima influenza che le sue opere hanno esercitato fino ai nostri giorni.

Edgar Allan Poe fu giornalista, critico, saggista, poeta e scrittore di prosa. Per molto tempo si è considerato Poe come un autore più vicino al panorama letterario europeo che nord-americano, forse perché si faticava a collocarlo nella letteratura d’avventura orientata al mito del “brave new world” come era quella nord-americana appunto.

Poe veniva ritenuto sempre un po’ ostaggio della sua “oniricità totale ed assoluta” (cit. Matthiessen) nel narrare, caratteristica questa che lo accomunava più ad un Baudelaire (quest’ultimo fu il primo a tradurne le opere portandole così di fatto in Europa) e agli europei in genere. Pensiamo, ad esempio, al gusto del gotico dei suoi testi, vero e proprio marchio di fabbrica della scrittura di Poe.

Edgar Allan Poe

Secondo alcuni Poe non fece altro che anticipare il disagio dell’uomo novecentesco, smarrito in una società di massa (come quella che comincia a delinearsi negli stati orientali degli U.S.A. di quegli anni) che non riconosce più e in cui non si riconosce più, confuso di fronte all’avanzare di quella “modernità totalitaria” che stravolgeva la sua visione delle cose e il suo rapporto con esse.

Profonde e lucide sono le riflessioni di Poe sul rapporto tra uomo e natura: il Nostro più volte richiama il Baconiano “non, nisi parendo, vincitur” (non la si vince se non ubbidendole). Già: l’uomo non riconosce più la natura nella società a lui contemporanea  e per questo in essa scorge  gli scricchiolii dell’utilitarismo sfrenato e onnivoro, quindi distruttivo, scricchiolii che solo l’arte nella sua più alta accezione, secondo Poe, può far cessare prima che diventino rovina e tutto travolgano. Questa sua concezione del mondo risulta chiarissima leggendo le sue poesie e i suoi racconti.

Pensiamo alla simbologia che soggiace negli elementi che compongono il racconto del terrore La caduta della casa degli Usher: la casa, che sta ad indicare la società, gli scricchiolii che sono presagio di rovina, la curiosità dei dottori (la scienza) da cui si deve salvare il corpo di Lady Madelin… poi pensiamo al finale (come al solito se non l’avete letto: fatelo!).

Per quanto riguarda la poesia invece, diamo uno sguardo al ruolo che Poe assegna all’arte nella poesia “Alla Scienza” dov’è “netta l’avversione alla scienza come pretesa sistematica di spiegazione e interpretazione puramente logico-razionale”  ma della quale si serve, e in special modo della “componente analitico-meditativa, per particolari effetti, naturalmente, di taglio stilistico” (cit. Tommaso Pisanti) .

Edgar Allan Poe

Poe in realtà, al di fuori del piano prettamente poetico, è attentissimo all’evoluzione della scienza e del metodo scientifico che sempre più in quegli anni viene applicato fuori dai laboratori. Un esempio su tutti sono i “I delitti della Rue morgue”.

È il 1841 quando esce questo racconto la cui trama si svolge attorno al brutale assassinio di due donne nelle loro dimora in Rue Morgue, a Parigi. Sarà il discendente dell’illustre famiglia decaduta, C. Auguste Dupin a far luce sull’inspiegabile ed efferato delitto e lo farà ricorrendo ad un embrionale metodo scientifico (dove farà capolino la genialità irrazionale che alberga nel non sensibile,  anche qui stoccata alla scienza nella misura in cui abbiamo detto spora). Bene, nella realtà, i primi detective in carne ed ossa verranno nominati l’anno seguente dalla polizia londinese l’anno seguente all’uscita del racconto di Poe (Il lettore appassionato del giallo ricorderà sicuramente come l’ispettore Jonathan Whicher di Scotland Yard che investigò sul celeberrimo omicidio di Road Hill House, il caso di cronaca che scosse profondamente l’Inghilterra del 1860, fu uno dei primi otto ispettori nominati da Scotland Yard nel 1842).

Questo cosa ci dice? Ci dice che la genialità di Poe, il suo implacabile occhio di osservatore (perché la qualità principe che gli permise di dipanare la sua produzione letteraria fu proprio il fatto di essere prima di tutto un lucido ed implacabile osservatore della società) intercettò ed anticipò quella tendenza che si stava delineando dell’ applicazione del metodo scientifico anche nella lotta contro il crimine.

Lui crea il detective alla Sherlock Holmes ancora prima che i detective che ispireranno Conan Doyle ( o Collins)  debbano essere messi in servizio dalla stessa polizia. Se non è  geniale questo…

Si potrebbe scrivere ancora molto su questo stupendo Autore, ma voglio chiudere ricordando alcune delle influenze culturali esercitate da Poe: partiamo con il ritratto che il fotografo Nadar fece a Baudelaire dove quest’ultimo riproduceva l’espressione di Poe. Abbiamo già accennato a come il grande Conan Doyle sia stato influenzato da Poe, come Jules Verne del resto (pensando  a “Le avventure di Gordon Pym”  risulta immediato la eco che queste hanno avuto nell’opera di Verne).

Che dire della musica, anche la più vicina a noi? I Beatles che mettono la faccia di Poe sulla copertina del loro album “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” o  gli Iron Maiden che nell’ album Killers (1981) inseriscono il titolo “Murders in the Rue morgue”, gli Allan Parson Project hanno dedicato un albume a poe e Lou Reed pubblicò nel 2003 l’album The Raven, come il titolo della celeberrima poesia “Il corvo”. O il film Horror di quest’anno, con John Cusack, intitolato The Raven.

La lista potrebbe continuare ancora per molto ma mi fermo qui, con l’invito di andare a (ri) leggervi questo grandissimo Autore!

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