Erano due bravi ragazzi, la recensione

Erano due bravi ragazzi - Una storia di camorra, di M. Giuramento e E. Scalia. La recensione di Federica Belleri per Sugarpulp MAGAZINE.

Erano due bravi ragazzi – Una storia di camorra, di Mattia Giuramento e Emiliano Scalia. La recensione di Federica Belleri per Sugarpulp MAGAZINE.

Erano due bravi ragazzi - Una storia di camorra, di M. Giuramento e E. Scalia. La recensione di Federica Belleri per Sugarpulp MAGAZINE.Titolo: Erano due bravi ragazzi – Una storia di camorra
Autore: M. Giuramento, E. Scalia
Editore: Newton Compton
PP: 384

Emiliano Scalia e Mattia Giuramento hanno scritto un romanzo giallo, noir, dai tratti pulp e dalla trama che ricorda il thriller. Per raccontarci di camorra, usando toni giornalistici e sequenze televisive, ma non solo. Sentimento e precisione. Violenza e necessità.

Andrea e Fabrizio sono di Napoli. Andrea tiene alla madre e alla sorella e non vuole coinvolgerle nella sua vita vissuta per strada. Fabrizio viene da una famiglia benestante, che detesta. Due ragazzi, giovani e così diversi. Si conoscono in occasione di una festa. Due paia di occhi che si scrutano, in mezzo a coetanei brilli e ignari di tutto. Due menti che si uniscono con un preciso obiettivo. Cambiare le cose, farsi strada, essere curiosi e intraprendenti. Chi fra i due abbia più voglia di evadere, sta a voi scoprirlo. Per farlo devono entrare nelle grazie di un pericoloso e importante camorrista.

È così che diventano esperti di traffico di rifiuti pericolosi, di laboratori di sartoria clandestini, di appalti e pizzo. Un giro d’affari enorme, che deve essere gestito a dovere. Il denaro deve essere riciclato, differenziando gli investimenti con attenzione, senza destare sospetti. Andrea e Fabrizio diventano ben presto il nuovo volto della camorra, insospettabili e ben protetti.

La svolta? Il desiderio di allargare i confini e arricchirsi. In Spagna ad esempio, oppure in Messico. Le forze dell’ordine cominciano a fare domande, perché questo viaggio ha tutte le caratteristiche di una scalata al potere. Il malaffare si respira nei vicoli, le strade sono sorvegliate e teatro di agguati. Uccidere per far sapere chi comanda. Basta questo?

Tutti sono ricattabili, oliando i giusti ingranaggi si può tradire o essere traditi. Si inizia a tenere gli occhi bassi per paura di essere riconosciuti. A viaggiare con identità fasulle, preferendo l’auto all’aereo. Si prendono continue precauzioni nel timore di essere assassinati. Questo non è un gioco. È camorra. Fabrizio e Andrea cambiano e cercano di modificare il corso degli eventi, anche se i fili della trama si tendono pericolosamente e non lasciano spazio alle alternative.

Una guerra di camorra diventa così una guerra personale. Chi ha armi e denaro non esita a colpire l’anello più fragile. La camorra sfinisce, chiude all’angolo, non concede respiro. Presenta il conto, prima o poi. Allarga macchie di sangue sull’asfalto e isola l’elemento scomodo, costringendolo a capitolare. Il controllo è capillare, nulla sfugge in questo tessuto fitto di relazioni e regole. La vita a Napoli, passa anche attraverso Fabrizio e Andrea.

I miei complimenti agli autori per aver condiviso, con chi vorrà leggere, una storia cruda ma inevitabile. Perché capire, aiuta a crescere. Buona lettura.

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