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Escape Plan – Fuga dall’inferno

Escape Plan è il canto del cigno del cinema muscolare anni ’80. L’evitabile spacconata di due eroi alle soglie della pensione

Stallone e Schwarzenegger irrompono al cinema con l’ennesimo action fracassone. Un’operazione nostalgica e fuori tempo massimo.

Nostalgia canaglia. Escape plan – Fuga dall’inferno (ma che traduzione originale…) è il classico film dal quale il buon senso ti direbbe di tenerti alla larga. Ma il buon senso poco ha a che fare con la voglia, quasi perversa, di vedere le due più grandi icone action di tutti i tempi protagoniste di un’intera pellicola.

Escape Plan - Fuga dall'inferno

Sai già che probabilmente resterai deluso, ma il bambino che è in te, lo stesso che rimaneva ipnotizzato davanti a robe tipo Cobra e Commando, proprio non ne vuole sapere di perdersi l’epico evento.

Perciò ti ritrovi al cinema in un uggioso venerdì di metà ottobre. La sala è semivuota e gli unici spettatori sono pensionati e ragazzini brufolosi. Ma chi se ne frega. I pop-corn sono caldi, la coca cola non è troppo allungata ed il cervello si è già sintonizzato sull’antica frequenza botte-violenza e battutacce.

Passa mezz’ora e ti rendi conto che c’è qualcosa che non va. E non parlo della faccia gommosa di Stallone, delle rughe di Schwarzy o dei loro fisici ai limiti della rottamazione. Né dell’inverosimiglianza della trama o dei buchi di sceneggiatura. Quelli erano più che previsti.

Escape Plan - Fuga dall'inferno

A non funzionare è un modello di cinema ormai obsoleto, che oggi può essere utilizzato con successo solo se preso con la leggerezza e l’ironia di un progetto come la saga de I Mercenari.

Escape Plan si rivela invece un mero copia-incolla del vecchio canovaccio tanto in voga negli anni ’80: scazzottate poco credibili (la rissa iniziale tra i due protagonisti che se le suonano di santa ragione, senza neanche procurarsi un graffio, è al limite del ridicolo), machismo debordante, divisione manichea tra buoni e cattivi e, neanche a dirlo, lieto fine.

Il regista Mikael Håfström dirige senza polso e le due attempate star finiscono per risultare la triste caricatura di se stessi. Stallone si prende troppo sul serio, Schwarzenegger gigioneggia e regala battutacce a raffica. Sono suoi comunque i momenti migliori. Dalla scena dell’isolamento in cui si finge pazzo ed inizia a blaterare in tedesco, sino alla sparatoria finale quando imbracciando un mitra sembra ricordare i tempi che furono.

Escape Plan - Fuga dall'inferno

Da salvare rimane ben poco: Jim Caviezel è un cattivo smaccatamente malvagio (e di conseguenza non credibile), Vincent d’Onofrio viene utilizzato poco e male, ed il resto del cast arranca dietro le improbabili gesta degli ingombranti protagonisti. Unica nota positiva Vinnie Jones, che nella parte del secondino bastardo ha certamente un suo perché.

Escape Plan non aggiunge dunque nulla di nuovo (e di buono) al filone carcerario, tanto da fare apparire il buon vecchio “Sorvegliato speciale” (film del ’89 con lo stesso Stallone) una pellicola d’autore.

In conclusione, la curiosità di vedere insieme i due dopatissimi attori vale il prezzo del biglietto? Direi di no. Certo, venti o trent’anni fa’ sarebbe stato tutta un’altra cosa…

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