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Euforia di Valeria Golino, la recensione

Euforia di Valeria Golino, la recensione

Euforia di Valeria Golino, la recensione della nostra inviata a Cannes Silvia Gorgi.

A cinque anni da Miele torna a Cannes, e dietro la macchina da presa, Valeria Golino con Euforia in competizione nella sezione Un Certain Regard a Cannes71 e ci regala sullo schermo l’evoluzione e il riavvicinamento del rapporto fra due fratelli, in un momento assai particolare, quando la morte bussa alla porta di uno dei due.

La morte è per Valeria un tema centrale, in Miele era invocata, qui viene nascosta, perché il fratello fortunato non ha il coraggio di dirlo a quello malato e cerca di fargli vivere gli ultimi giorni di felicità celandogli l’esito di alcuni esami.

Una sceneggiatura che Golino ha sviluppato prendendo spunto dalla realtà, di amici vicini a lei e cari, e con questo sguardo anche affettuoso, ma scevro da qualsiasi morale, regala al suo ex compagno, un personaggio molto intenso, quello di Matteo, che Riccardo Scamarcio rende con grande talento; non c’è che dire è sempre più bravo: “è scattata un’euforia tra di noi – fa il gioco di parole Scamarcio quando parla del suo personaggio alla press conference all’italian pavillion – mentre facevamo il film, io, Jasmine, Valentina, Valerio, ci conosciamo bene e abbiamo cercato di mettere tutto in campo. Era il film che ci dava l’idea di ripescare qualcosa nella nostra parte emotiva più profonda”.

E sottolinea come il personaggio di Jasmine in ogni scena dia una particolare vibrazione, negli sguardi, nei gesti: “questa è una cosa che rimanda il regista, che è il primo spettatore del film”.

Anche Valerio Mastandrea, nel ruolo di Ettore, si difende e cesella il suo professore lavorando sui dettagli, parla poco, e insieme racconta molto: “un personaggio che vuole farsi volere bene per quello che è, non per quello che fa. Io l’ho portato avanti pensando che sapesse quel che stava passando. È pieno di un’umanità”.

Originari di Nepi, vicino a Roma, i due fratelli sono agli antipodi, Ettore è un maestro di scuola, introverso, che fa fatica ad aprirsi anche con la sua famiglia, con un matrimonio in crisi, non ama più la moglie (Isabella Ferrari) – ruolo che avrebbe potuto interpretare Valeria ma per il quale ha fortemente voluto la sua grande amica Isabella – e che si è innamorato di Elena (Jasmine Trinca), una giovane collega, ed ha un figlio, un ragazzino.

Matteo è un single omossessuale, sfrontato, di grande successo, che organizza eventi culturali, e guadagna dieci volte più di Ettore, che si divide fra affari in giro per il mondo legati al mondo dell’Arte e festine, a tratti non così legali, che prendono forma, insieme ai suoi amici, alcuni sempre tristi, in particolare la sua più cara amica, interpretata da Valentina Cervi, sul terrazzo della sua splendida casa di lusso in centro a Roma, dove accoglierà il fratello per fargli seguire la terapia in maniera più comoda, vicino all’ospedale che l’ha in cura.

Le donne nel film sono secondarie, e sono a disposizione dei due fratelli, intorno ai quali ruota l’intera vicenda. In definitiva pur partendo nei primi cinque – dieci minuti, con sequenze che richiamano alla mente atmosfere alla Ozpetek, Euforia è una gran prova attoriale di Riccardo Scamarcio. 

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