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Fammi male, recensione

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Fammi male, la recensione di Federica Belleri del nuovo thriller di Francesca Bertuzzi pubblicato da Mondadori.

Titolo: Fammi male
Autrice: Francesca Bertuzzi
Editore: Mondadori
PP: 327

Dopo Il Carnefice, La Paura e La Belva pubblicati per Newton Compton, torna Francesca Bertuzzi con un thriller inaspettato e psicotico: Fammi male.

Fammi male, così posso respirare. Fammi male, così riesco a sentirmi viva. Fammi male, perché se morissi potrei rinascere.

Con un prologo che toglie il fiato ha inizio la storia di Ana Core a Zurigo, Svizzera. Ana è rinchiusa da ventitré anni nella città-clinica creata da suo padre, una figura potente dell’industria farmaceutica.

Ana è il frutto di una mente malata e di un amore ossessionato e distorto, ma è un esperimento perfettamente riuscito. Ana conosce solo ambienti asettici, camici bianchi e simmetrie angoscianti nella loro perfezione. Ora ha voglia di assaporare la libertà. Perciò corre, senza fermarsi. E scappa. E scrive su un taccuino, per non dimenticare di esistere, per fissare ricordi che la travolgono durante il sonno.

Ana è disposta a tutto, gioca con i sentimenti altrui. Osserva, ricatta e agisce, pur di raggiungere il suo obiettivo. Non si fida di nessuno, potrebbero tradirla. Ma chi è davvero? Cosa sta cercando? Cosa la attira a Vasto, in Abruzzo? Forse una storia che sembra dimenticata proprio da ventitré anni, ma non per lei. Forse una ragazza che le somigliava in maniera incredibile. Forse, la verità, semplicemente.

Francesca Bertuzzi catapulta il lettore in un mondo pazzesco, in una vicenda allucinante e allucinatoria, legata alla mancanza di affetto e di empatia. A una vita devastata da farmaci e elettroshock. Al dolore che si ripresenta, inspiegabile e maledetto. Al tempo, che scorre frenetico, oppure no. Alla sospensione dell’esistenza.

L’autrice utilizza una scrittura pulita, diretta, selvaggia. Cruda, cattiva, erotica. Stuzzica le sinapsi di Ana e di chi sta leggendo questo thriller. Costringe a porsi domande alle quali non si vorrebbe rispondere, e a confrontarsi con personaggi che restano indigesti. Questo è il bello di un romanzo che stravolge tutto, che non ha regole e non è affiliato a convenzioni. È il bello racchiuso in 327 pagine, rinchiuso in una bolla protettiva da far esplodere. È il fascino di ciò che ci crea problemi etici e che di solito tendiamo a non prendere in considerazione. È l’impossibile che si scontra con l’evidenza.

Editing perfetto. Trama volta pagina. Assolutamente consigliato. Buona lettura.

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