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Fanculo il Karma!

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Mi risveglio seduto su una sedia con la bava che mi cola sulla spalla, un dolore tremendo alla testa, una nausea allucinante e le braghe lerce. Eppure ci metto poco a capire che questi sono gli aspetti migliori della situazione. Due chiodi lunghi e sottili mi trapassano i polsi per conficcarsi nel tavolo di fronte a me. Entrambe le caviglie sono immobilizzate con nastro adesivo alle gambe della sedia. Qual è l’ultimo ricordo? Treviso, ombralonga, giro delle osterie. Vino, vino e ancora vino. Trovo un passaggio per casa, giusto un sorso prima del coma etilico, come al solito. Smonto dall’auto, ciondolo fino al portone ma la dannata chiave non vuole centrare la serratura. Poi più nulla.

E ora? Sono in una cucina lurida, un posto mai visto, neanche negli incubi peggiori. Alle mie spalle un muro, davanti a me dei fornelli, a sinistra una porta aperta che mostra un corridoio vuoto e buio, a destra un frigo. Vicino al frigo c’è un orologio che segna le due del pomeriggio. Le due? Per terra è un vero schifo ma sul ripiano intorno ai fornelli è ancora peggio. C’è persino una fetta di polenta ricoperta di muffa e moscerini. Sento delle voci.

“Guarda che entro, cretina deficiente!”
“Vieni vieni!”
“Ti spacco la sedia in testa, ti rifaccio la testa a te e tuo fratello!”
“Vieni dai, che mi rifai anche le tette!”
Seguono scrosci di applausi.

Ma che è? Ecco un’altra voce, perfettamente calma. Sembra quella di Romeo, il trans brasiliano che mi ha presentato Franco poco tempo fa, ma con la raucedine. Guardo i chiodi. Guardo le mie mani, la mie povere mani bloccate con i palmi verso l’alto. Provo a muovere l’indice della mano destra ma un dolore terribile mi mozza il fiato. Sento il sudore sulla fronte. In teoria potrei sfilare i polsi sollevando le braccia in verticale. Faccio leva sul gomito e, al primo movimento impercettibile, di nuovo una fitta insopportabile. Ma porca puttana! Non sono mai stato in grado di affrontare il dolore. A me basta anche solo vedere la punta di una siringa per star male. Una volta dal dentista sono svenuto al momento dell’anestesia, figuriamoci se ora riesco a liberarmi. Da fermo il dolore è sopportabile, quindi resto immobile. Dall’altra stanza arrivano ancora le voci.

“Vuole fare la vittima e invece è un opinionista e dovrebbe dare delle opinioni!”
“Io sto solo evitando di gonfiare la faccia a tuo fratello e a te!”

Segue un tripudio di risate e di mani che si spellano per gli applausi.

Ora che sono un po’ meno rincoglionito di cinque minuti fa capisco che è la televisione. E infatti il trans con la raucedine sta chiamando la pubblicità proprio ora. Adesso sento rumore di passi.

Compare una donna, bassa e grassa. L’età è indefinibile: forse quarant’anni portati malissimo oppure cinquanta potati male. Ha un boa rosa shocking intorno al collo e un parruccone biondo in testa che le fa un’enorme capoccione riccio. Indossa un abito da sera nero attillato, così stretto che pare una salsiccia sul punto d’esplodere. Da sotto il vestito spuntano due cotechini di polpacci avvolti in calze a rete piene di smagliature che terminano in scarpette rosse con tacco a spillo. Le tette mostruosamente enormi catalizzano i miei occhi. Sono palesemente rifatte e sembrano voler cascare dalla scollatura. Sui labbroni giganteschi sono stati spalmati almeno due etti di rossetto, color rosso sangue. Sopra i labbroni due occhi azzurri, piccoli e cattivissimi.
Arriva davanti a me e sbatte un pugno sul tavolo.

«Gina ha perso suo marito per colpa tua! Solo per colpa tua!» bercia con voce stridula.
Resto immobile. La grassona cambia improvvisamente espressione, tira su col naso.
«Cos’è sta puzza… ma… ti sei cagato addosso! Guarda hai sporcato il pavimento!»
E’ indignata. Non faccio a tempo a dire una parola che mi molla una sberla che a momenti mi spezza il collo. Poi riattacca.
«Gina ha perso suo marito per colpa tua!»
Forse ho capito, ma la paura di dire una parola sbagliata mi ha cucito la bocca.
Una cliente.
Ma cazzarola, in Veneto siamo almeno in cinquecento, tra maghi e santoni, e proprio a me doveva capitare sta pazza furiosa?
«Come farà Gina? Lei amava suo marito. Gli ha fatto da schiava per vent’anni e lui l’ha lasciata per sempre! Per sempre!»
Provo con un tentativo disperato.
«Ma che dice? Guardi che ha sbagliato persona!»
La maniaca si volta e tira fuori dal lavandino un coltellaccio unto.
«Oddio! Oddio!» urlo come un forsennato.
Mi avvicina la punta della lama all’occhio destro e io volto la testa di scatto.
«Vorresti dire che tu non sei il Mago Tanus? Tanus il Magnifico? Il maestro dell’occulto, colui che vede oltre il velo del tempo e dello spazio?»
«Sono io, sono io» confesso immediatamente e lei ritrae il braccio.
«Tu le avevi detto che il futuro era radioso perché era uscita la carta del sole. Per farle le carte hai voluto cinquecento euro!»
Resto zitto.
«Dopo le carte, Gina ha richiamato per dirti che le cose andavano sempre peggio e tu lei hai rifilato una pozione d’amore. Duemila euro!»
«C’è di sicuro una spiegazione e si può ancora risolvere tutto» rispondo io mentre cerco di non balbettare.
«Dopo la pozione le hai venduto kit per fare il voodoo all’amante. Tremilacinquecento euro!»

Ora è così vicina che sento la faccia piena di schizzi di saliva. Ma ecco che dalla stanza accanto attacca una musichetta tipo circo. E’ il programma, ricomincia.

“Emiliano è un corteggiatore può fare quello che vuole!”
“Emiliano ha già fatto la sua finta scelta e siccome è piacevole come una supposta preferisco non rispondergli”

Seguono scrosci di applausi e grasse risate.

“No! Perché io semmai, aspetta… no, sentimi bene, io… cioè perché quando…”

La pazza aggrotta la fronte, rimette il coltello nel lavandino, esce dalla stanza. Mi ha lasciato solo come un pirla. Faccio un altro paio di tentativi per sfilare i polsi dai chiodi e mi ritrovo madido di sudore, come un maiale al forno. Cerco di trattenere le lacrime. Devo mantenere il controllo e giocarmela d’astuzia, trovare il modo di intortare la folle. Non sarebbe la prima volta che lo faccio, anche se non in queste condizioni. Faccio il mago da vent’anni ormai. Prima ce lo avevo anch’io un lavoro normale, ero un trentenne che insegnava scienze alle scuole medie. Avrei voluto ammazzarli tutti quei piccoli bastardi. Quella volta che mi sono lamentato e ho detto: “Ma, insomma, voi non subite proprio il fascino del DNA”, loro mi hanno risposto “Prof, ma perché non ci si impicca con la doppia elica?”. Ma i genitori di oggi, dico, come cazzo li educano ‘ste bestie di figli?

Poi Franco ha avuto l’idea, quasi per scherzo, di creare un mago che vendeva elisir e pozioni via internet. Sul sito abbiamo scritto una sfilza di testimonianze di clienti contenti e un sacco di gente c’è cascata. Con l’arrivo dei primi guadagni abbiamo deciso di proseguire e allargare il mercato: annunci su riviste e incontri dal vivo. Gli incontri avvenivano tra Grantorto e Gazzo, in un rudere disabitato che Franco aveva ereditato dai nonni contadini. Alla prima richiesta di appuntamento, mi sono messo una palandrana e un turbante. Ricordo ancora il mio primo cliente, un perfetto coglione.

«Mago» mi disse lo sfigato «io con le donne non rimedio proprio niente. Si puo’ fare qualcosa?»

Ho trattenuto a fatica le risate e mi sono fatto raccontare le sue abitudini, l’ho lasciato parlare. Poi ho notato la sua maglietta e la scritta “Se la fame ti attanaglia, corri in strada battaglia”. Ho fatto finta di non capire e gli ho chiesto il significato. Lui ha riso e confessato che ogni venerdì e sabato dopo la discoteca va da Badole con gli amici. Come se io non conoscessi quel baracchino, famosissimo in tutta la provincia di Padova. “ll panin ludro co’ dentro de tutto”. Quel Badole sì che è un mago. Ho rassicurato lo scemo dicendogli che avrei fatto un incantesimo e di tornare dopo una settimana. Allora Franco ha contattato una sua amica prostituta e l’ha mandata da Badole per agganciarlo. Il fesso dopo aver ricevuto le giuste attenzioni è tornato da me tutto gongolante per raccontare il miracolo e io ho rilanciato.

«Aspetta, aspetta» gli ho detto mentre chiudevo gli occhi e mi portavo la punta dell’indice sulla fronte in un impeto di chiaroveggenza «Tu parli di una ragazza coi capelli rossi, gli occhi azzurri, carina…»
«Incredibile!» ha risposto esterrefatto l’ingenuo. Ma quelli davvero esterrefatti eravamo io e Franco. Basta così poco per fregare la gente? Siamo andati avanti come degli schiacciasassi. Gli abbiamo rifilato elisir, unguenti magici di tutti tipi per anni ed erano tutte creme che compravamo al supermercato, travasate di contenitore.

“…MA OH! Io ho baciato loro tre perché sentivo un sentimento per ambedue!”
“Brava, brava!”

Ma che cazzo hanno da urlare? Un attimo… riecco la pubblicità. E con lei, subito ricompare anche la psicopatica. Si è tolta boa e parrucca e ora indossa sopra gli stessi abiti uno scialle che, grazie a Dio, le copre la scollatura. Ha capelli neri, raccolti in una ciocca dietro al nuca e ha pure cercato di togliersi il rossetto ma con risultati pessimi, perché ora le sbava sul tutto il mento. Sembra un vampiro a fine cena.

«Buongiorno signor mago» dice. Non fa più la stessa voce stridula di prima e sembra molto più calma. Mi tende la mano. Ma mi sta prendendo per il culo o cosa?
«Ah, lei non dà la mano? Che maleducato»
«Immagino che lei sia Gina»
«La contessa le ha parlato di me?» ribatte lei, fingendosi meravigliata.

La contessa? Ma chi, la versione col boa? Non mi interessa approfondire le turbe di questa pazza, è meglio assecondarla.

«Sì Gina, so tutto di te. Ma non è colpa mia se le cose sono andate storte. Avresti dovuto parlarmene, avremmo risolto tutto».

La scellerata si volta, afferra una fetta di polenta, prende una sedia e si piazza proprio di fronte a me. Cosa vuol fare adesso, torturarmi con quello schifo?

«La contessa dice che non le devo credere. Dice che lei, come tutti gli uomini, mente. Come mio marito che dice che io non gli piaccio più perché non ho le curve giuste. Allora io mi faccio montare gli air bag e lui si mette con una ventenne che è magra come un’acciuga e piatta come una tavola da surf».

Conclude la frase addentando la polenta, senza nemmeno preoccuparsi di soffiare sopra la muffa per allontanare i moscerini. Alcuni di quegli insetti e le briciole le restano rimasti appiccicati sul mento, invischiati nel rossetto. Mi verrebbe da vomitare, ma non è proprio il momento adatto.

«Gina, sono praticamente certo che lei sia vittima del malocchio. E’ l’unica spiegazione. Per questo la mia magia non ha funzionato».

Finalmente la cicciona sembra ascoltarmi.

«Gina» insito «se mi libera le mani, posso fare anche subito un potente esorcismo».
«Non sono stata io a farle questo. La contessa… la contessa ha pagato due zingari perché la portassero qui. Quella dei chiodi è stata una loro iniziativa»

Maledetti zingari che ne approfittano per eliminare la concorrenza.

«Gina mi ascolti. Le farò un esorcismo infallibile. Mi creda, si fidi, ho aiutato migliaia di persone nella sua stessa situazione».

Per una attimo sembra proprio che la mentecatta stia valutando seriamente la mia proposta. Dai che ce la faccio. Ma ecco che riattacca quella dannata musichetta. E riattaccano pure a blaterare, senza tregua, uno sopra l’altro.

“Nella vita se tu vuoi una cosa te la prendi”
“Non sempre, però”
“Non sempre, però ci provi in tutti i modi”
Gina si distrae.

«Eh, no! Un attimo!» la scongiuro.

Niente da fare, è come se non mi sentisse perché sta già ascoltando quelli della televisione. Aggrotta di nuovo la fronte, lascia cadere la polenta per terra e se ne va. Porca puttana!!!! Viene qui solo nelle pubblicità! Ma che porcata sta guardando poi? Proprio ora che la stavo convincendo. Dovrò rispiegarle tutto il discorso del malocchio. E’ un classico ma funziona sempre, è la scusa universale per chi torna a darmi del ciarlatano. A quel punto dico: «Non ha funzionato? Impossibile, si figuri! Se qualcosa è andato storto può solo voler dire che qualcuno le vuole male e le ha fatto il malocchio!».

E così vendo un amuleto di protezione o improvviso qualche rituale. Ci ricascano quasi tutti e di solito non fanno più casino. Alla fine capiscono che li sto prendendo per il culo ma, a quel punto, hanno paura a spiattellare la faccenda in giro. Fare la figura dei bauchi, perché il mago li ha fregati non una ma più volte di fila, non piace a nessuno, nemmeno ai fessi veri e propri. I pochi che superano la vergogna mi minacciano legalmente. Sai che paura! Fare il mago è praticamente legale. L’accusa, al massimo, è abuso della credulità e, per com’è qui la giustizia, una simile denuncia mi preoccupa meno del rischio di pestare una merda su un marciapiede. Dopo i primi successi io e Franco ci siamo spinti oltre. Abbiamo fatto girare la voce che il mago Tanus curava i malati terminali. Ecco lì i clienti perfetti: sai che pagano qualsiasi cifra e che non torneranno nemmeno a lagnarsi. Tanto loro che se ne fanno dei soldi ormai? Con le guarigioni, il giro di clienti è salito vertiginosamente. Siamo ancora sotto la media nazionale ma il nostro milioncino di euro l’anno lo facciamo pure noi. Prima, quando insegnavo, non avevo nemmeno i soldi per uno spritz. Ero un miserabile supplente. Ora devo decidere se comprare la villa a Teolo o a Carole, vado a feste dove la coca è servita su vassoi d’argento e gira a fiumi e posso bere fino a svenire. Posso pagarmi tutto il sesso che mi pare. Sono un cinquantenne realizzato in un paese di precari frustrati.
E adesso mi capita sta pazza a rovinare tutto? Mica è giusto, cazzo!
Ci risiamo, sento che è tornata la pubblicità. E infatti riecco la squilibrata, in versione contessa purtroppo, con boa e parruccone.

«Signora contessa, io voglio e posso aiutare Gina».
«Tu hai già fatto abbastanza. Sei qui per purgare» risponde lei con la vocina stridula.

Afferra il coltellaccio che aveva lasciato nel lavello e io quasi rimpiango di quando impugnava la polenta.

«Ma che dice? Ci pensi! Chi crea sofferenza produce karma negativo, chi fa del bene produce karma positivo. Se mi uccide chi dovrà pagare il debito nelle vite successive sarà lei!».

La balorda è sempre più vicina, ha le pupille dilatate manco stessero per scoppiare, il fiato corto e affannoso.
Riattacco:

«Ho spiegato a Gina che bisogna fare un esorcismo contro il malocchio. Poi si sistemerà tutto!».

Mi zittisce con un manrovescio.

«Senti mago, l’esorcismo l’hai già fatto. O ti sei rincoglionito o ne fai così tanti da scordartene. Dopo le carte, la pozione e il voodoo, hai rifilato diecimila euro di esorcismo!».

Ecco. Me la sono giocata male. Dovrei farmi venire un’idea geniale ma il terrore mi blocca il cervello. L’unica cosa che mi viene in mente è la povera anima di mia mamma, quando da piccolo mi obbligava a mangiare le verdure. Lei mi voleva bene, solo lei.

«Quindi suo marito non è tornato, nemmeno dopo l’esorcismo».

Sono già sicuro della risposta ma devo prendere tempo.

«Beh tornato, è tornato» risponde lei con aria seccata, come fosse un particolare insignificante. «La ventenne gli ha fatto venire un infarto e lui si è spaventato. L’ha mollata ed è tornato in ginocchio a chiedere perdono. E in effetti è tornato proprio il giorno dopo l’esorcismo».

Non riesco a credere alle mie orecchie.

«Allora ha funzionato!» grido come un disperato «L’esorcismo ha funzionato!»

Lo urlo con tale foga, che quasi ci credo anch’io.

«E che centra? Non ho mai detto né pensato il contrario» risponde lei.

Non riesco a pronunciare una sola parola, non so che pensare. La voce stridula della pazza, mentre strilla e schizza saliva dei lati della bocca, prosegue la spiegazione.

«Il marito ha scoperto subito che Gina aveva speso oltre quindicimila euro del conto contestato! Per pagare un mago! Non ci ha più visto dalla rabbia! Se ne è andato! E’ solo colpa tua! E’ tutta colpa tua!».

Alza il coltellaccio e la lama scintilla.
Ho pochi secondi a disposizione, devo decidermi ora a sollevare un braccio. Ci provo ma è tutto inutile, il dolore è troppo forte, non lo reggo.
Lancio un ultima supplica disperata:

«Pensi al karma!»
«Fanculo il karma!» urla.

Mi infilza tra la scapola e la gola e un getto rosso schizza verso l’alto. La contessa molla la presa e il manico mi resta appoggiato alla guancia. Poi scoppia a ridere e ad applaudire, sembra resa isterica dalla gioia. Sta per dire qualcosa, è il suo momento di rivalsa. Parla stupida, mentecatta e bastarda, parla, sfoga la tua frustrazione del cazzo, goditi il culmine della tua vendetta. Eppure si blocca. Aggrotta la fronte e subito dopo, mentre i miei occhi si stanno chiudendo, la scorgo correre nell’altra stanza. Sento, ormai in lontananza, che hanno riattaccato a ciarlare… ancora quella dannata trasmissione.

«I libri io li ho letti… certo non ho letto Il codice da Vinci, ma sono allenatore di nuoto quindi …»

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