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Il fantasma di Eymerich, la recensione

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Il fantasma di Eymerich, la recensione di Matteo Marchisio del romanzo di Valerio Evangelisti.

Il fantasma di Eymerich copertinaTitolo: Il fantasma di Eymerich
Autore: Valerio Evangelisti
Editore: Mondadori
PP: 265

Confrontarsi con l’autore preferito non è semplice. Si finisce spesso con il sopperire alle sue mancanze di scrittore con l’entusiasmo del fan, facendo cadere quella patina di eccitazione che gronda da ogni pagina di un nuovo romanzo.

Valerio Evangelisti è senza ombra di dubbio una divinità, anzi forse un’entità superiore. Il Kronos della fantascienza, lo dico ogni volta. Un prolifico, profondo, popolare, creatore di trilogie e saghe inspiegabilmente mai diventate film, serie Tv o videogames seri.

Ma Il fantasma di Eymerich è un libro tiepido. Non di certo per la struttura narrativa, ben nota e collaudata.

In fondo è una delle marche distintive del ciclo dedicato al più implacabile degli inquisitori domenicani. Anche qui troviamo una trama che appoggia su più livelli temporali in cui il professor Frullifer viene sospinto da un evento storico all’altro dall’ennesima congrega di fanatici, e il magister vive la caduta del regno avignonese del secondo pontefice in carica, più poche digressioni dal sapore oracolare, in linea con il futuro post-apocalittico tratteggiato da Metallo Urlante in poi.

Il fantasma di Eymerich coinvolge senza rapire davvero, mancando della potenza di contenuti e situazioni imprevedibili che riempiono le pagine dei romanzi precedenti: Cherudeck, Il corpo e il sangue di Eymerich e Metallo urlante solo per citarne alcuni.

Il giro delle spalle del magister, da padre Corona, al notaio Berjavel al famiglio Gombau è quello collaudato, ma serve sempre allo scopo perché questa volta a funzionare meno sono gli eventi in teoria imprevedibili in cui personaggi prevedibili sono incastrati.

Forse la saga è arrivata al capolinea, se oltre alle presenze esplicitamente citate da Evangelisti a ogni pagina si rischia di imbattersi nei fantasmi di decine di situazioni già vissute in altri romanzi.

Chiaramente dal punto di vista dell’autore lo scrivere con la tranquillità dell’anziano assiso su un trono che nessuno può davvero minacciare, dà la consapevolezza che si sta sfamando il pubblico con qualcosa dal sapore già noto, che piace, e che non deve più sgomitare con decine di pretendenti per trovare il proprio spazio vitale.

Sicuramente il magister può ancora affascinare a condurre in avventure attraverso tempi e spazi ancora sconosciuti, ma Il fantasma di Eymerich è un esercizio di stile di un grande autore in grado di produrre ancora tanti capolavori.

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