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La fata carabina, la recensione di Marco Busatta

La Fata Carabina di Daniel Pennac è il libro perfetto per conoscere un grande autore capace di scrivere un noir atipico che danza tra l’assurdo e i classici della letteratura francese.

la fata carabina recensioneTitolo: La Fata Carabina
Autore : Daniel Pennac
Editore: (Universale Economica) Feltrinelli
PP: 236
Prezzo: cartaceo 7.50 euro; ebook 5.90 euro



Se state cercando una ragione per perdonare ai francesi la carenza culturale del Bidet ed il solipsismo del Polar, l’avete trovata: Daniel Pennac.

Sarcasmo (un po’ del cazzo, lo ammetto) a parte, Pennac è un Autore da scoprire, assolutamente. Che vogliate farlo attraverso i suoi monologhi o i suoi testi teatrali o che vogliate leggere i fumetti che ha sceneggiato, è un autore che vale la pena conoscere.

Per una questione di gusto vi consiglio di conoscerlo attraverso il suo ciclo di Malaussèn e La Fata Carabina potrebbe proprio fare al caso vostro.



Pennac con il suo stile lineare e pulito mette in scena, danzando spesso nell’assurdo ed attingendo a piene mani anche dalla più risalente tradizione della letteratura francese (si pensi solo all’artifizio dello scambio di persona, del “malinteso” o dell’inganno in senso lato ed al ruolo che questi strumenti narrativi ebbero nella letteratura d’oltralpe a partire da Molière, se non prima) per ordire una trama nera come la Senna in una notte senza luna.

La storia si apre con un omicidio a Belleville, un sobborgo di Parigi, in pieno inverno.
 Niente di nuovo fino a qui, se non fosse che l’assassina è una vecchietta inferma sulle gambe che pianta un colpo di pistola (una P38) in testa, alla vittima: un giovane poliziotto.

Nulla è come sembra e la storia prende a scrosciare come una botte di vino a cui sia stato tolto il tappo che sta alla base. La storia coinvolgerà il buon Malaussèn e la sua, numerosa, famiglia
 Malaussène quello che di lavoro fa il capro espiatorio… forse lo avete conosciuto grazie ad una trasposizione cinematografica del Paradiso degli orchi, primo capitolo di questa saga, uscito nel 2013 per la regia di Nicolas Bary.

Quello dei Malaussèn è un nucleo familiare di una decina di persone tra fratelli sorelle e madre sempre incinta, che al momento si stanno prendendo cura di alcuni anziani. Anziani che ultimamente nel quartiere di Belleville stanno diventando grandi consumatori di droga.

Come mai? 
Tra ex partigiani, poliziotti stereotipati (e non) oltre a criminali di varia natura, Pennac ci racconta un storia coinvolgente, in cui l’assurdo e il noir si fondono nel freddo inverno parigino dove l’azzurro piombo dei tetti si unisce ad un cielo grigio che spesso pare rispecchiarsi nell’animo dei personaggi sulla scena, il tutto in una narrazione di assoluta qualità.



Ah, e comunque: sì, La Fata Carabina è quello che qualcuno definirebbe uno “standing alone”: fa parte del ciclo di Malaussèn (è il secondo di sei romanzi usciti tra il 1985 e il 1999 in Francia) come sopra citato, ma potete gustarvelo pienamente anche se non avete letto gli altri .

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