Favola di paese

Con Favola di Paese si scoprono stile ed eleganza. Elena Girardin ci regala una piccola perla di scrittura.

Favola di paeseTitolo: Favola di paese
Autore:
Elena Girardin
Editore:
 La Gru
PP: 
108
Euro: 11,00

Premetto subito che sono di parte: adoro lo stile di Elena Girardin, quel suo modo di raccontare in maniera elegante anche gli aspetti più crudi della realtà; quella sua scrittura che colora di luci e ombre una tela grezza e che ti cattura nei piccoli particolari; la forza vitale dei personaggi che animano le sue storie, donne che hanno dovuto sopportare l’insopportabile, antieroi di paese o marginali senza speranza.

Andate a rileggervi i racconti che sono stati pubblicati in questi anni su Sugarpulp.it (li trovate tutti qui) e capirete di cosa sto parlando. E subito dopo andate in libreria e comprate Favola di paese.

Il libro racconta una storia di violenza sulle donne, un tema molto sentito da Elena, ma sarebbe banale a mio avviso ridurre questa favola senza lieto fine ad un unico tema: io ad esempio sono rimasto conquistato da come Elena sia riuscita a dipingere con tratti decisi e realistici la banalità del male di una provincia schiacciata dalla sua terrificante normalità.

La storia, che ruota intorno alla misteriosa scomparsa della povera Anna, è resa viva da una serie di piccolo squarci sulla realtà quotidiana, da un cast di protagonisti veri e credibili e, soprattutto, dalla felice scelta stilistica di mischiare le carte presentando una narrazione sfasata su più piani.

Nel libro infatti leggiamo quello che ha scritto Eugenio, uno dei protagonisti: ma stiamo leggendo quello che è successo davvero oppure quella è la versione di Eugenio della realtà? Leggiamo poi quello che la madre di Eugenio racconta ad una ragazza e anche qui torna il dubbio: quanto c’è di vero nel racconto della signora? Siamo sicuri che non stia ricordando una realtà che si è costruita negli anni per cercare di sopportare il dolore? E poi c’è il classico narratore onnisciente che tira le fila del discorso.

Più livelli di lettura quindi che si intrecciano tra loro rendendo tutto più sfumato: pagina dopo pagina si susseguono pezzi diversi di un puzzle che non vorremmo mai ricomporre per paura di dover scoprire un’immagine rosso sangue.

Forse Elena avrebbe potuto osare un po’ di più, avrebbe dovuto scrivere che il fiume “A.” è l’Astico (ho indovinato?), avrebbe potuto collocare la vicenda in una mappa geografia ben precisa. Probabilmente in questo modo tutta la storia avrebbe guadagnato ulteriore forza.

L’impressione finale è che Elena abbia ancora molto da dire e che Favola di paese sia un passo importante, ma sicuramente non definitivo, verso la sua piena maturazione come autrice con la “A” maiuscola.

Quindi Elena, se per caso non l’avessi ancora capito, vedi di darci dentro perché non vedo l’ora di leggere il tuo prossimo romanzo!

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