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La fiamma del peccato, la recensione

La fiamma del peccato è un romanzo che, nonostante sia stato scritto più di 70 anni fa, mantiene ancora una forza narrativa impressionante.

La fiamma del peccatoTitolo: La fiamma del peccato
Autore: James Cain
Editore: Garzanti

Hard-boiled e polizieschi riempiono da anni, soprattutto in Italia, cinema e scaffali di librerie. È un genere sempre attuale, e questo conferisce a dargli una certa patina di modernità. Ma le sue origini sono assai lontane, ed è negli Stati Uniti degli anni 30/40 che dobbiamo andarle a cercare.

Alcuni potrebbero pensare che certi romanzi, o certi autori, risentano del tempo che passa. Che un romanzo del 1943, per esempio, possa avere il fiato corto a reggere la gara con certi giovani hard-boiled tutti azione e cliffhanger ogni dieci pagine. Nulla di più sbagliato.

Prendete in mano La fiamma del peccato, di James Cain, iniziate a leggerlo e sin dalle prime righe vi ritroverete catapultati settant’anni indietro, ma con una freschezza e una presenza narrativa che farebbero impallidire molti mostri sacri moderni.

Il libro è il racconto in prima persona di Walter Huff, agente assicurativo d’esperienza che un giorno si imbatte nella bella e fatale Phyllis; oltre a invaghirsene perdutamente, ne intuisce il poco velato desiderio di vedere il marito morto, e dunque architetta un piano che consentirà loro, oltre che di raggiungere l’obiettivo, anche di farci su una bella somma di danaro.

Con uno stratagemma riesce a far stipulare all’ignaro morituro una polizza sulla vita che, in caso di incidente ferroviario, raddoppia il premio pagato (la Double Indemnity del titolo originale), e mette su insieme alla donna un complicato teatro per far figurare l’omicidio come un accidentale caduta da un treno.

Il piano sembra dover filare tutto liscio. Essendo un assicuratore, Huff conosce tutti i trucchi del mestiere e, soprattutto, il modo per aggirarli. Ma qualcosa va storto. La compagnia subodora l’inganno, e i rapporti con Phyllis ben presto si sgonfiano.

Passata l’orgia di prima passione, Huff si accorge che la situazione può seriamente sfuggirgli di mano nel momento in cui capisce che Phyllis non è solo un bel corpo e una volontà disperata, ma anche una donna astuta dal passato limpido quanto un secchio d’acqua sporca.

Aggiungiamo la figlia di lei, un misterioso giovanotto suo compagno, un tenace assicuratore che è deciso a vederci chiaro su quella storia, e c’è il tanto perchè la trama si aggrovigli a dovere.

Un intreccio lineare e privo di sbavature, raccontato con quello stile secco e privo di ridondanze che andranno negli anni a venire a costituire la cifra del genere. Il lettore viene sin da subito proiettato nel vivo della trama, senza prologhi o attese.

La liason pericolosa tra i due protagonisti, intrecciata sin dalle prime pagine, non perde un’oncia di credibilità pur nel suo nascere repentino e in un certo senso impetuoso.

Il punto di vista nel narratore in prima persona inficia così come condiziona l’emergere del profilo dei personaggi, che si presentano da soli attraverso le loro azioni o le battute che Cain mette loro in bocca.

Centocinquantasei pagine in un’edizione Garzanti del 1976 che chissà come ha fatto capolino dalla mia libreria, regalandomi un pomeriggio di pura e dura America dei suoi anni più neri.

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