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Finché morte non ci separi

Finché morte non ci separi, un racconto inedito di Alberto Spinazzi per Sugarpulp

2 luglio 2014, Città del Messico

L’uomo che attendeva Paolo e Roberta nella loro camera d’albergo non faceva parte del personale. Portava un maglione scuro di cachemire, pantaloni chiari e Timberland lucide.

Dalla borsa Prada dell’ultima collezione maschile estrasse una 44 magnum che quasi non riusciva a tenere in mano. Squadrò i ragazzi e disse con voce ironica che non tradiva la minima emozione:

– Ascoltatemi attentamente ragazzi. Avete qualcosa che appartiene a persone con poco senso dell’umorismo.
– È per la valigia! Abbiamo subito avvertito l’ufficio dell’aeroporto. Che problema c’è?- chiese Paolo – Ci sono solo cioccolatini nella borsa. Basta scambiare le valigie.
– Voi vorreste fare uno scambio, cosa ormai difficile dato che avete provato a fregarmi. La cioccolata vale molto su un mercato… diciamo parallelo.
– Ma non vogliamo fregarti.
– Ne siete proprio sicuri? Mi avete messo in un vagone pieno di merda – L’uomo si alzò, puntando l’arma verso i ragazzi. – Forse tu non ti aspettavi che se ne accorgessero. Ti sembra gente cogliona come voi quella per cui lavoro?
– Non sappiamo nemmeno di chi parli. Ti diamo la valigia e tu la porti dove vuoi. Ci siamo solo sbagliati all’aeroporto, le valigie erano tutte uguali.
– E secondo te, povero stronzo, perché la valigia che mi serve era uguale alle altre?
– Per… per non dare nell’occhio!?

– Bravo. Solo che ora voi avete la borsa sbagliata e i miei amici ne hanno una piena di mutande… il manico della valigia era verniciato di un colore particolare. Fucsia. Significherà almeno qualcosa, una valigia di un gay o di qualche lavoratore alternativo, del quale io sono il delegato. Dato che tu, a una prima occhiata, non sembri frocio, anche se la natura a volte è strana, avresti potuto anche usare la tua testolina di cazzo. Per carità, non voglio offendere la sessualità di nessuno, anche mio padre è gay.
– Non volevamo… ci siamo sbagliati.

– Ragazzo, tu probabilmente sarai anche laureato, ma la scuola della vita rimane la migliore. Guardami stronzo, lo vedi questo Rolex? E questo maglione da 1.000 euro? Come credi che li abbia guadagnati? Facendo concorsi per la pubblica amministrazione? Entrando in una graduatoria per fare l’educatore in un asilo nido? Ci sono errori che si pagano a caro prezzo, caro. Hai mai letto la Bibbia?
– Ma nella borsa ci sono solo cioccolatini alla nocciola, non li abbiamo aperti.
– Quanto sono stufo di avere a che fare con dei coglioni! Se ti spiego il processo chimico per trasformare i cioccolatini in cocaina, dovrò uccidere per primi voi due e poi me stesso. Se tu avessi letto la Bibbia come me l’hanno raccontata a me – io non l’ho letta perché ho fatto delle scuole alternative – capiresti che l’uomo se è colpevole deve pagare. Non si può sbagliare. Ma io voglio che voi due capiate perché dovete morire. Troppo spesso la morte ci coglie impreparati ed è una rottura di coglioni. Io non sono una persona cattiva, a mio modo s’intende, e cerco sempre d’instaurare un rapporto dialettico, quanto mi piace questa parola dialettico, con quelli che devo far fuori.

– Forse ti piace anche la parola dialisi, semideficiente – lo interruppe Roberta, aggressiva come Paolo non l’aveva mai vista – Hai fatto male ad abbassare la mira perché la mia pistola, è puntata direttamente sulla tua fronte.

Roberta stringeva con una sicurezza inquietante una Beretta BU9 Nano, una pistola estremamente compatta ma letale. L’aveva resa elegante dipingendo il calcio di un giallo fosforescente. Evidentemente il corso di design a Palazzo Pitti le era servito a qualcosa.

– Ma Roberta, cosa stai facendo?!?!?
– Zitto! Dicevi che non volevi sapere niente del mio passato, ed eccoci qua.
– Ma io mi riferivo ad altri compagni, eventuali esperienze omosessuali, difficoltà nel raggiungere l’orgasmo, non a… questo!

L’uomo con il maglione firmato volle dire la sua: – Mai fidarsi delle femmine, anche sull’altare strizzano l’occhio al testimone.
– Sta zitto, pezzo di merda. Qua abbiamo un problema serio, butta la pistola! – ringhiò Roberta.
– Ma dai, senza pistola mi sento come senza telefonino…
– Forse se ti sparo in mezzo ai coglioni ti senti meno uomo!
– Ma se è da quando è nato il secondo figlio che vedo mia moglie solo in vestaglia. A proposito, dato che mi sembra chiaro che condivideremo gli ultimi istanti di vita, io mi chiamo Biagio. Capisco solo ora chi sei, ragazzina. Mi avevano parlato di te ma non pensavo che ti avrei veramente incontrata. Si raccontano tante leggende sul tuo conto. Roberta, mah… sarà il tuo vero nome? Mi hanno raccontato di quella volta a Copenhagen che hai fatto una strage. Devi sapere Paolo che tua moglie…

Biagio non riuscì a finire la frase. La pallottola esplosa dalla pistola di Roberta gli fece saltare in aria la testa. Macchie di sangue e materia cerebrale dappertutto, sulle finestre, sui letti, sui muri, sui vestiti dei ragazzi.

– Ma cosa hai combinato? Mi si sono macchiati i Levi’s.
– La faccenda è maledettamente seria, Paolo. Rimani fuori dai miei affari. Esci dalla stanza e scappa più veloce che puoi. Tra un po’ questo posto pullulerà di poliziotti.

Roberta prese l’IPhone, digitò velocemente un numero e, quando ottenne risposta, il telefonino le esplose in faccia, deformandola.

Paolo le si chinò accanto, guardando ciò che rimaneva del suo viso. Era ancora viva, ma il volto era lacerato e il suo bel vestito estivo Missoni squarciato in più punti. Balbettava qualcosa di incomprensibile. Paolo le accarezzò i capelli incrostati di sangue. La guardò nelle orbite ormai prive di pupille.

– Senza rancore, Roberta. Non c’è niente di personale, facciamo solo il nostro lavoro, come i cassieri al supermercato. La differenza? Ho riempito di C4 il tuo cellulare.

Paolo le prese la mano e cominciò ad accarezzarla, mentre lei continuava a sputare sangue. Estrasse dal frigo bar una bottiglietta di Jameson e ne diede dei piccoli sorsi a Roberta.
– Bevi, ti calmerà il dolore.
– Fi..o di put…
– Risparmia il fiato per i paramedici. I cioccolatini li prendo io. Se sopravvivi non provare a cercarmi per il semplice motivo che perderai la vista. I poliziotti arriveranno con dieci minuti di ritardo, il tempo di scappare. A Città del Messico basta poco per corrompere la polizia.
– Per chi lav…ri?
– Per chi paga di più. Comunque non ho mai aperto partiva IVA e non credo che pagherò tasse. Siamo due professionisti e sapevo benissimo chi eri quando ci siamo incontrati. Ma la gente come noi non prova affetti. Soltanto qualche bella scopata. Tu avresti fatto lo stesso.
– No …io…

Paolo le tappò la bocca. Non voleva che parlasse, si tolse i Levi’s e la camicia beige di Gucci, aprì il sistema di aereazione dove prese dei vestiti più estivi, una pistola con silenziatore e una bottiglia di rhum scadente.

Ne bevve una certa quantità e ne intrise i nuovi vestiti, poi ammaccò la valigia in modo tale che sembrasse quella di un turista sbracato. Sembrava un perfetto americano ubriacone. Infilò i sue vecchi vestiti dentro il sistema di aereazione e si diresse verso la porta.

– Chi darà bada a un ubriacone? Ti saluto, angelo mio.
– Ti tro…erò, stronzo, do… essi metterci cent’anni.
– La vita non è così lunga e non ne vale tanto la pena. Non sforzarti.

Paolo si mise la maglietta e i pantaloncini intrisi di rhum e uscì dalla stanza fingendo di barcollare, diretto verso le scale. Un’automobile di colombiani lo aspettava fuori l’albergo. Dopo pochi passi, tornò indietro. L’immagine di Roberta stesa a terra con la faccia distrutta lo disturbava.

Tornò su suoi passi rischiando di trovare la polizia che per fortuna non era ancora arrivata. Si inginocchiò davanti a Roberta. Immaginava che quello non fosse il suo vero nome. Iniziò a parlarle con tono sincero.

– Io non ho mai voluto che finisse così Roberta. Ti volevo bene, ma non hai mai ceduto, non ti sei mai messa da parte.
– Certo, ma dov…vo capire t…tto prima.
– Tu credi nel destino?
– Prima di oggi no. Fai quello che devi fare e scappa – rispose la ragazza sforzandosi di scandire al meglio le parole e – ti chiedo un ultimo gesto d’amore. Sparami.

Paolo si alzò, strinse tremando la pistola con silenziatore e sparò in fronte a Roberta. La guardò ancora un attimo prima di scappare.
Finché morte non ci separi.

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