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The Fireman, la recensione

The Fireman - L'uomo del fuoco, la recensione

The Fireman – L’uomo del fuoco e L’isola della salvezza, la recensione di Marco Piva per Sugarpulp MAGAZINE del romanzo postapocalittico di Joe Hill.

The Fireman - L'uomo del fuoco, la recensioneAutore: Joe Hill
Titolo: The Fireman – L’uomo del fuoco (Vol. 1); The Fireman – L’isola della salvezza (Vol. 2)
Editore: Sperling & Kupfer
Traduzione: A.C. Cappi
PP: Vol.1 324 pp, Vol. 2 396 pp.

L’umanità sta per finire, non c’è più niente da fare: si sta spargendo un’infezione che provoca l’autocombustione. Sì, la gente prende fuoco spontaneamente. Si chiama draco incendia trycophyton, ma tutt la chiamano Scaglia di Drago. Prima di morire, i contagiati si coprono di bellissime linee nere e dorate, simili a tatuaggi. Una morte dolorosissima preceduta dalla bellezza.

Harper Grayson è un’infermiera e una donna allegra, positiva, che cita in continuazione Mary Poppins e canticchia Con un poco di zucchero la pillola va giù. Un giorno arriva nel suo ospedale un pompiere con un forte accento inglese che mostra i segni dell’infezione; porta con sé un bambino sordo, seriamente malato (non di Scaglia di Drago). Andando contro gli ordini superiori e il protocollo, Harper lo assiste immediatamente guadagnandosi così la gratitudine del pompiere.

Un giorno, però, Harper si accorge di avere anche lei la Scaglia di Drago. Allo stesso tempo, si rende conto di essere incinta. A quel punto, la sua vita (e il suo matrimonio con un uomo di nome Jakob) cambia in maniera drammatica. Non può più lavorare, il marito fugge da lei nel timore di rimanere a sua volta infettato… non c’è più speranza nel suo mondo. O forse sì? A questo punto smetto di raccontarvi la trama: dovrete leggere il romanzo per scoprire cosa succede, e quale sia l’importanza del pompiere inglese nella storia.

Un romanzo che parla di “felicità alla faccia dell’oscurità”

The Fireman - L'uomo del fuoco e L'isola della salvezza, la recensione di Marco Piva per Sugarpulp MAGAZINE del romanzo postapocalittico di Joe Hill.The Fireman è un romanzo postapocalittico sulla speranza. Qualche tempo fa, l’autore stesso l’ha annunciato come un libro che parla di “felicità alla faccia dell’oscurità”. Harper ne è la protagonista, e naturalmente il pompiere ricopre un ruolo molto importante nella trama (mica per niente il romanzo si intitola The Fireman – cioè “il pompiere”), ma ci sono numerosi personaggi che non sono poi così minori, anzi, che hanno parti importanti; ognuno è dipinto in maniera memorabile, con tratti che lo rendono perfettamente individuale.

Questo romanzo si divide grossolanamente in quattro parti. Anzitutto una premessa, nella quale facciamo la conoscenza di Harper e la vediamo ammalarsi; poi c’è la sezione in cui “tutto andrà bene” (non è facile parlarne evitando di anticipare troppo, quindi per favore seguitemi); poi c’è una “discesa all’inferno” e infine, naturalmente, c’è il finale. E un colpo di coda…

Sottolineiamo la bieca operazione commerciale della casa editrice italiana, la Sperling & Kupfer, che ha diviso il romanzo (in edizione originale lungo 760 pagine) in due volumi, ognuno in vendita a prezzo pieno (€14,90). Quindi, per leggere l’intera storia di Harper e del pompiere inglese, dovrete sborsare quasi 30 Euro. Certo, ne vale la pena, ma…

Pieno di riferimenti alla cultura popolare degli anni ’80 (tenete conto che Joe Hill è nato nel 1972), da Martha Quinn, una delle prime VJ di MTV, ai romanzi di Stephen King, The Fireman – L’uomo del fuoco è incredibilmente coinvolgente. Vi dispiacerà di averlo finito. Ah, un consiglio: leggete la pagina dei crediti musicali: c’è una cosina nascosta lì…

Un ultimo dettaglio. Tra i ringraziamenti, l’autore menziona un agente che l’ha rappresentato per dieci anni ignorando che Joe Hill fosse un nome d’arte. Per questo motivo, menzioneremo Hill soltanto come l’autore di La scatola a forma di cuore, di La vendetta del diavolo, di NOS4A2, della raccolta di racconti Ghosts e della miniserie a fumetti Locke & Key. Se ci tenete proprio a conoscere il suo vero nome… Google è lì per voi. Io vi consiglio di leggere il romanzo e decidere se e quanto vi piace, senza guardare il pedigree dell’autore.

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