Forever Young, la recensione

Forever Young è una splendida commedia all’italiana che finalmente si occupa di una generazione, quella degli over 50, finora anche troppo trascurata.

La vita, il destino, il fato, chiamateli come volete, riservano sorprese o coincidenze davvero singolari.

Prendete un brano, una hit degli ’80, dal titolo Forever Young che tanto deliziò i timpani degli allora giovani, fate passare 3 decenni e più, e vi ritrovate lo stesso titolo in un titolo cinematografico a descrivere le paranoie e le fobie proprio di coloro che godettero delle note degli Alphaville.

Tra cui lo scrivente…

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Bel lavoro quello di Brizzi, Martani e Falcone. La veloce sceneggiatura non si limita alla reazione tra i protagonisti e l’ineluttabilità dello scorrere del tempo ma si muove su quattro differenti registri:

  • l’inevitabile declino fisico e tutti gli sforzi possibili per “mantenersi giovani” siano essi una partita a tennis o qualche maratona cittadina
  • il rimanere fedele ai cliché dei tempi vissuti mantenendo certi schemi fissi come l’abbigliamento e l’ascolto della musica dell’epoca
  • la spasmodica, e talvolta anche drammatica, ricerca di un partner da parte delle rappresentanti del gentil sesso, ricerca che conduce anche a conseguenze grottesche
  • la dimostrazione, anche a se stessi, della propria efficienza sessuale non disdegnando l’abbeverarsi ad altre fonti anche se non propriamente in linea con princìpi più o meno distorti en vogue oggi

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Un principe del foro, un DJ al tramonto e il suo direttore, una proprietaria di un centro estetico e una sua cliente.

Cinque personaggi resi al meglio da interpreti all’altezza tra cui, e ne siamo felici, un Teo Teocoli in stato di grazia e, nel ruolo di “milfone” da manuale, una Sabrina Ferilli e una Luisa Ranieri degnissime di tale appellativo non solo per la loro avvenenza fisica.

Senza peraltro omettere le interpretazioni degli altri protagonisti e comprimari tra cui Fabrizio Bentivoglio e Lillo Petrolo.

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Non sappiamo se il film verrà apprezzato dalle giovani generazioni ma la visione è vivamente consigliata a chi ha vissuto appieno gli ultimi decenni del XX secolo e ne rimane inevitabilmente aggrappato, un film che appartiene a pieno titolo al genere della commedia all’italiana, che non ha bisogno di pretese “autoriali” per indurre alla riflessione, che finalmente si occupa di una generazione, quella degli over 50 finora anche troppo trascurata, strappando anche più di un sorriso.

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