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La fragilità che è in noi, la recensione

Un sentimento umano, nascosto sotto le ceneri dell’apatia della società. In una profonda e lucida analisi, Borgna racconta La fragilità che è in noi.

la fragilità che è in noi recensioneTitolo: La fragilità che è in noi
Autore: Eugenio Borgna
Editore: Einaudi
Pagine: 105
Prezzo: 10 euro

Da uno che ha scritto l’Elogio della depressione (Einaudi, 2011 con Aldo Bonomi) non ci si può certo aspettare un libro di barzellette. Ma lo psichiatra Eugenio Borgna ne La fragilità che è in noi (Einaudi, 2014) va oltre l’apparenza di un discorso melodrammatico e monotono, senza vie d’uscita per il disfattismo che potrebbe lasciar intendere.

Ma cosa significa questa parola, “fragilità”, che risuona come il rompersi lento di un vetro? Attraverso un intenso viaggio tra le emozioni e l’interiorità umane, Borgna analizza dettagliatamente la fenomenologia che si cela dietro questo “stare al mondo” che non ci lascia mai soli e cerca, pezzo dopo pezzo, a trovare un significato. “Ci sono emozioni forti ed emozioni deboli, virtù forti e virtù deboli, e sono fragili alcune delle emozioni più significative della vita. Sono fragili la tristezza e la timidezza, la speranza e l’inquietudine, la gioia e il dolore dell’anima. E in cosa consiste la loro fragilità?” Con queste parole, trascritte sulla copertina del libro, Borgna inizia la propria indagine umana che non si limiterà a pochi concetti banali ma scava in fondo all’animo di chi soffre.

Lo scrittore riesce, attraverso molto spesso giri di parole infiniti tipici del lessico psichiatrico, a dipingere un ritratto reale e potente dell’effimera sicurezza individuale e inattaccabile. Tutti siamo fragili, con la timidezza, che “ci aiuta (…) a immedesimarci nella vita interiore altrui” e al tempo stesso “ci induce a mantenere (…) la distanza vissuta con le persone con le quali ci incontriamo”, e la gioia, “un momento, senza vincoli, senza tempo” che “non si limita (…) ad assaporare e a godere se stesso in una nuova mescolanza” come scrisse Rainer Maria Rilke in una lettera del 1914.

Citare tutti i passaggi significativi del saggio, seppur breve, é impossibile poiché servirebbe un libro a sua volta! Ma il concetto fondamentale che lo psichiatra vuole trasmettere é molto più facile da sintetizzare: tutti possiamo crollare, come bicchieri di cristallo schiacciati da un masso pesante come l’esistenza. Ma attraverso l’ascolto e il dialogo con i propri cari si può uscire da questo abisso.

Si possono condividere o meno gli esempi di Borgna, la sua vena poetica scrivendo del dolore umano e i mille giri di parole con cui percorre tutte le pagine (arrivando a tratti al limite del noioso!) ma una cosa é innegabile: viviamo in una società dove l’essere fragile é considerato alla stregua di una colpa, troppo debole per la vita mordi-e-fuggi. Bisogna cambiare rotta, altrimenti ci infrangeremo contro un muro di lacrime. Le nostre.

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