Fuga

Tracklist consigliata:

  • Lost in the supermarket – Clash
  • Francesco Baccini – Al centro commerciale
  • Limp Bizkit – Mission Impossibile

IL DOTTOR CASELLA E’ PREGATO DI PRESENTARSI AL CENTRO INFORMAZIONI.
IL DOTTOR CASELLA E’ PREGATO DI PRESENTARSI AL CENTRO INFORMAZIONI.

Quando ero giovane immaginavo che sarebbe andata come in “On the road”. Ci pensavo tutti i giorni. Io, con lo zaino in spalla, a mostrare il pollice ad automobilisti impazziti lungo superstrade assolate. Già me lo immaginavo. Sul ciglio della strada si ferma a raccattarmi Neal Cassady in persona. Non mi interessava che fosse già morto da una ventina d’anni. Lui si sarebbe fermato per me e mi avrebbe fatto salire. Mi avrebbe dato una pacca sulla spalla e mi avrebbe offerto una birra. Avrebbe stappato la sua sbrodolandosi tutto il muso.
Poi sarebbe sfrecciato a più di centosessanta all’ora sull’asfalto rovente.

IL DOTTOR CASELLA E’ DESIDERATO ALLA CASSA 3.
IL DOTTOR CASELLA E’ DESIDERATO ALLA CASSA 3.

Cassa 3, un corno! Pagatela da sola l’ultima rata della lavatrice! Compratele da sola le margherite ornamentali per il tuo fottuto giardino!

IL DOTTOR CASELLA E’ DESIDERATO ALLA CASSA 3.

Io ci speravo veramente. Che un giorno sarei finito in qualche bordello orientaleggiante, ai confini tra il Messico e gli Stati Uniti, a scopare come un satiro arrapato con sconosciute dagli occhi a mandorla e a spararmi qualunque tipo di polvere magica mi passasse sotto il naso. Non pensavo ad altro a venticinque anni. C’eravamo solo io e la strada. Quel tondo infuocato ritagliato nel cielo. All’orizzonte di un nuovo giorno. E di nuove avventure.

IL DOTTOR CASELLA E’ DESIDERATO ALLA CASSA 3.

La verità è che non saprei rinunciare ad almeno nove ore di sonno per notte, comodamente cullato dal mio amato materasso ad acqua. Della Champions, il mercoledì, bivaccato sulla mia logora poltrona, non potrei proprio farne a meno. Ho una personalissima teoria sull’alimentazione, secondo la quale, se non butto giù almeno ottocentocinquanta calorie per colazione, tutto il mio beneamato metabolismo va a farsi fottere.

IL DOTTOR CASELLA E’ PREGATO DI PRESENTARSI ALLA CASSA 3.

Qui starei bene. Potrei giurarci.
Di cibo ce n’è a volontà. Il mio reparto preferito è quello dei prodotti sott’olio. Avete mai provato i carciofini della De Cecco?! Nessuno li fa come loro. Io ci ho provato a mangiarne di altre marche. Giuro che ho tentato. Il problema è che il sapore del carciofo nemmeno lo senti. Ti ritrovi in bocca solo vomitevole olio speziato. Quelli della De Cecco, invece, mantengono intatto tutto l’aroma.
Oh, se mi sentisse Jack!
Nel reparto hi-fi ci sono un centinaio di televisori ad alta definizione spiaccicati su tutta la parete. Un muro di circa diciotto metri per sei di HD, di schermi al plasma ultrasottili. Potrei guardare in contemporanea tutto il campionato. La verità è che odio gli high-lights. Soprattutto quando a commentare c’è quel tipo odioso con la zazzera nera. Mi fa passare la voglia!
Di materassi ce ne sono a bizzeffe. Ad acqua, in lattice, morbidi, duri… c’è solo l’imbarazzo della scelta. E, quando sarò in vena di avventure, nel reparto per la montagna ci sono montate un paio di spaziosissime e ultramoderne tende da campeggio. Quella a sei posti con lo spazio cucina interno mi fa impazzire!

LA FAMIGLIA DEL DOTTOR CASELLA LO ATTENDE ALL’USCITA PRINCIPALE.
LA FAMIGLIA DEL DOTTOR CASELLA LO ATTENDE ALL’USCITA PRINCIPALE.

La verità è che mia moglie mi fa uscire di matto! C’è sempre qualche nuovo elettrodomestico da comprare. Qualche rata da pagare. Qualche mondano impegno al quale presenziare. Qualche cocktail a cui non è nemmeno pensabile mancare. E pensare che io ci avrei voluto pisciare, un tempo, in quei ponce annacquati nel gin!
Ora, quando sono ad una di quelle feste incravattate, non posso fare a meno di immaginarmi i due camerieri di colore che, in cucina, si tirano fuori l’uccello e sborrano nell’Alexander alla vaniglia. Le due signorine orientali, preposte al guardaroba, che riversano il loro mestruo nel Bloody Mary.
Me ne sto sempre lì, al centro della stanza, a fissare, per interi minuti, quegli elegantissimi bicchieri di cristallo. Mia moglie mi squadra col suo sguardo “vedi un po’ questo” e mi dice che sono strano. Mi dice “chi gliel’ha fatto fare di prendersi uno come me”. Poi la vedo fuggire in un angolo, guancia protesa, a salutare la moglie del neurochirurgo. O è l’amante del cardiologo? Boh, non fa differenza: per quel che ne so potrebbero essere la stessa persona.

IL DOTTOR CASELLA E’ DESIDERATO NELLA ZONA PARCHEGGI SETTORE A2.

E poi c’è mia figlia. Oh, mio Dio, quanto la odio! Sta sempre lì, attaccata al cappotto, a chiedermi perché. Perché? Perché?
Perché la mamma è entrata in quella macchina nera ieri notte?
Perché il sole tramonta?
Perché hai dato dei soldi a quella signora in autostrada?
Perché c’è il Natale?
Perché mamma prende sempre quelle gocce dopo mangiato?
Perché gli uccelli volano?
Oh, cazzo, Wendy (il nome l’ha scelto mia moglie: dice che fa molto coppia vip affibbiare ai figli nomi del genere; sta ancora a lamentarsi perché le ho vietato di chiamarla Dio’r), Wendy, Dio santo, che cazzo ne dovrei sapere io del perché!? Mi mancano il chi, il cosa, il dove e il quando e tu mi vai proprio a chiedere il perché?!

IL DOTTOR CASELLA E’ DESIDERATO AL CENTRO INFORMAZIONI.

Qui ci starei bene. Sicuro. Sui giornali di gossip di mia moglie ho letto che l’hanno fatto in tanti.
La mia fuga.
Il clandestino fra il reparto dei surgelati e quello degli animali domestici.
Il selvaggio del settore dei videogiochi.
Il fuggitivo del bancone carni.
Un momento… ma i bagni qui li chiudono la notte?!

IL DOTTOR CASELLA E’ PREGATO DI AVVIARSI ALL’USCITA.

“Luigi!”, mi sento chiamare.
Mia moglie è a pochi metri di distanza. Corre, tirandosi Wendy dietro.
Mi giro e le do le spalle. Lei continua a chiamarmi. Faccio finta di non sentirla. Si avvicina.
“Luigi!”
“Luigi!!!”
Chiudo gli occhi e abbasso lo sguardo. Mi immagino mentre corro e vado a nascondermi dietro il bancone del pesce. Mi copro il capo con un merluzzo per mimetizzarmi con l’ambiente.
Ci sono da valutare tante cose. Molte mi costringerebbero a darmela a gambe. Però… però… però c’è sempre quel fatto dei bagni!
Mi giro lentamente. Riapro gli occhi.
“Luigi, ho dimenticato il latte… ci pensi tu?”

“Sì, certo, tesoro”

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