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Galveston

Galveston è molto di più che semplice crime fiction. Il talento di Nic Pizzolatto emerge cristallino in ogni riga di questo sorprendente romanzo d’esordio

GalvestonTitolo: Galveston
Autore: Nic Pizzolatto
PP: 226
Editore: Mondadori (Strade Blu)
Prezzo: Euro 17.50

Se una giornata è di merda c’è poco da fare. L’unica soluzione sarebbe quella di tirare nuovamente giù la tapparella, rimboccarsi le coperte e riprendere a dormire. Fino al giorno dopo.

È il caso di Roy Cady, serio professionista del crimine, abile artigiano specialista nel recupero crediti. Già uno, probabilmente, non è poi così contento di sentirsi dire che gli restano, se va bene, sei mesi di vita, perché quelle macchie bianche che paiono una scoppiettata figlia di una battuta di caccia al fagiano sono in realtà un carcinoma polmonare a piccole cellule ammirato ai raggi X.

Anche oggi le speranze di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi non è che siano poi così floride, figuratevi nel 1987. Ma, insomma, questo è quanto per Roy. Il lavoro è lavoro e, si sa, bisogna farlo bene e fino in fondo, anche quando si ha la testa da un’altra parte.

Nell’ambiente frequentato da Cady non c’è spazio per i sentimenti, né per la pietas. Un leone ferito è una preda abbordabile per gli squali che gli girano intorno, abilissimi nel percepire anche la più piccola e diluita goccia di sangue, di paura, di sofferenza.

Quando Stan, il boss locale e colui che paga lo stipendio di Roy, chiede al proprio scagnozzo di occuparsi di un debitore che sta saltando un po’ troppe rate, Cady, insieme al compare Angelo non ci pensano troppo su. Il lavoro è lavoro. Però, consiglia Stan, onde evitare guai lasciate le pistole a casa, non si sa mai. Col cazzo. Qui gatta ci cova.

E, infatti, la manfrina altro non è che un trappolone per fare secchi Roy e Angelo. Il motivo? Il solito. Soldi e sperma. Stan è attualmente solito scaldare il proprio letto con Carmen, ex di Roy e dello stesso Angelo. E Stan è un tipo geloso. Le cose, comunque, non vanno come pianificate. Il tumore ai polmoni potrà fottere Cady, ma non due o tre killer assoldati per fargli la pelle in una fogna di catapecchia di periferia.

I prezzolati da Stan rimangono sul terreno, secchi stecchiti. Per Roy, invece, inizia una fuga verso Galveston, cittadina del Texas che gli ha dato i natali, per gustarsi appieno questi ultimi giorni che il destino sembra avergli concesso. Almeno non pensa neanche troppo a quella roba che ha in mezzo al petto.

E per non annoiarsi la fuga non è solitaria, ma la presenza di Rocky, una giovane prostituta dall’attitudine ancora più randagia di quella del protagonista del romanzo d’esordio di Nic Pizzolatto, rende questo libro on the road una eccezionale occasione per entrare nei reconditi più profondi della psicologia di un uomo braccato dalla sorte e da altri uomini.

Galveston è molto di più che semplice crime fiction. Il talento di Nic Pizzolatto – di cui in Italia era già stato pubblicato il suo magnifico racconto Ricercato, contenuto nell’antologia collettiva Notti senza sonno – emerge cristallino in ogni riga scritta in questo sorprendente romanzo d’esordio, una delle opere prime di maggiore qualità che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni.

Nella pagine di Galveston sono molte le voci che sembrano riecheggiare e mischiarsi in una amplesso in grado di dare vita a uno stile che se, da una parte, ha nella secchezza ed essenzialità del dialogo uno dei suoi cavalli di battaglia, trova, allo stesso tempo, nella ricchezza del lessico e nella lucidità descrittiva dell’ambiente del Sud degli Stati Uniti e della psicologia del protagonista un trampolino in grado di elevare, ancora una volta, ciò che appare genere a semplice, magnifica, grandissima letteratura.

Si possono sprecare innumerevoli paragoni per definire il lavoro di Pizzolatto, da James Lee Burke a Elmore Leonard, anche se alcuni passaggi potrebbero essere pagine direttamente strappate dai taccuini di Jack Kerouac: “Lontano dalla città, il Texas si trasformava in un deserto verde destinato a martellarti con la sua vastità, un mortaio pieno di cielo. Le ragazze lo ammiravano come uno spettacolo di fuochi d’artificio. Il ponte della 45 piegava verso sud, in direzione della parte settentrionale dell’isola: barche a vela color arcobaleno stipate nei porticcioli, pescherecci con le reti che penzolavano dalle gru come muschi sui cipressi. Barboni accucciati all’ombra delle palme e dei pali del telefono. Le palme erano spoglie e sembravano costolette mangiucchiate e infilzate nel terreno. Un cane ossuto dal pelo arruffato trotterellava zoppicando lungo il marciapiede, forse diretto a Pelican Island. Adolescenti in due pezzi striminziti sedute sui cofani delle macchine, il sole sui denti, sulle cromature, il sole sui tappi di bottiglia sparsi intorno ai pneumatici e sulle lattine di birra accartocciate e appiattite sull’asfalto. Gli uomini, più vecchi, assiepati intorno alle ragazze a passarsi lattine di High Life e di Lone Star” [pg. 87].

Ancora una volta è il Sud, il profondo Sud con le sue eterne contraddizioni e la natura selvaggia e violenta ad essere protagonista delle tempeste interiori che percuotono i personaggi di romanzi qui ambientati.

Il passaggio appena riportato testimonia come Pizzolatto riesca ad andare ben al di là delle finalità del genere, sfruttando le potenzialità di una storia di sangue, sudore e merda per imbastire uno strepitoso affresco umano.

Per parlare dell’umanità è spesso necessario violentare i personaggi frutto della fantasia di uno scrittore, gettandoli in situazioni al limite della sopportazione, anche solo per vedere come si comportano. A tal fine è funzionale un protagonista quel è Roy Cady: un malato terminale che qualcuno vuole ammazzare e costretto a prendersi cura di una ragazzina e della sua sorellina. Vediamo che succede. E cerchiamo di capire, soprattutto, chi glielo fa fare e perché lo fa.

In tutto ciò la speranza è un piccolo fiore sconquassato dalle tempeste tropicali così frequenti in queste zone, scrosci di pioggia e vento così feroci da lavare via il passato affinché il futuro possa continuare a sbocciare ogni giorno.

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