Ghesseha (Tales), la recensione di Alessandro Padovani

Ghesseha è un film che sfrutta eventi apparentemente banali per aprire squarci sull’Iran contemporaneo, un paese dilaniato da enormi contraddizioni.

Ghesseha è un mosaico di storie. Dal basso i suoi tasselli, così diversificati per temi e personaggi, sembrano slegati ma dall’alto rivelano un ritratto fedele dell’Iran post-Ahmadinejad, una nazione divisa tra conservatorismo e progresso, tra religione e laicità.

La regista iraniana Banietemad ha pedinato con la propria macchina da presa uomini e donne del suo paese, entrando nelle loro vite, elevando i loro drammi quotidiani al livello delle più grandi tragedie classiche: passiamo da un taxi all’ufficio di un burocrate, da una donna fuggita dal marito violento a un’altra che salva ragazze tossicodipendenti dalla strada.

Ghesseha (Tales), la recensione

I dialoghi serrati ci trascinano dentro ogni storia, senza perderci nell’intreccio di racconti ma vivendo i drammi e le frustrazioni dei suoi protagonisti come fossero parte di uno stesso ritratto.

Questo è infatti il principale merito della regista iraniana: usare eventi apparentemente banali per aprire squarci sulla comprensione dell’Iran contemporaneo, sui conflitti e gli ostacoli posti sulla via per una modernità ancora lontana.

Banietemad è una buona narratrice perchè prima di tutto è una buona osservatrice, dimostrando di saper cogliere le storie a partire dal mondo che la circonda, di saper vedere la vita nascosta nei piccoli eventi del quotidiano come prima di lei avevano fatto De Sica e Zavattini, o narratori come Carver e Čhecov.

Ghesseha (Tales), la recensione

Ghesseha è la prova che il cinema iraniano non è solo Farhadi (presente nel film anche il protagonista di Una separazione, Payan Maadi), ma una vera e propria scuola, con una limpidezza di sguardo verso la realtà che il cinema italiano sembra invece aver perso; uno sguardo che parte dal basso, che si presta con umiltà ai drammi più piccoli, dando loro dignità e valore.

Banietemad prova così che la lezione di Zavattini è sempre valida: l’unico modo per capire il mondo è metterlo sotto al vetrino del cinema, guardarlo sullo schermo come se lo studiassimo attraverso un microscopio. Con umiltà e onestà.

Guarda il trailer di Ghesseha su Youtube.

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