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Intervista a Giacomo Lamparelli

Intervista a Giacomo Lamparelli

Intervista a Giacomo Lamparelli, il musicista padovano che ha curato la colonna sonora di Wormwood e che lavora per Netflix e Amazon.

Giacomo Lamparelli si è diplomato al Conservatorio Pollini di Padova, sua città Natale, in pianoforte classico e jazz.

Giacomo Lamparelli, classe 1986, dopo la laurea allo IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) di Venezia, a febbraio del 2010 è volato a studiare a Boston per l’estate al Berkeley College of Music.

Nel 2017 ritroviamo Giacomo Lamparelli nel team di uno studio che cura le colonne sonore di serie di riferimento Netflix e Amazon Prime. Not bad.

“Inizialmente l’idea era di fare un’esperienza di alcuni mesi e basta, ma una volta messo piede nella scuola non c’è stato nulla da fare, amore a prima vista!”

Così lo definisce il giovane musicista che, ammesso come studente a tempo pieno, l’estate seguente torna a Boston per fare il corso ordinario, e si diploma nel 2013. L’idea di fermarsi a lavorare negli USA comincia a farsi avanti in lui solo verso la fine degli studi e malgrado le difficoltà di vivere come straniero, decide di restare:

Sì, gli USA offrono comunque un terreno più fertile che in Italia per chiunque voglia intraprendere un percorso artistico.

Intervista a Giacomo Lamparelli

Da Boston a NY a Los Angeles, quali sono stati i passaggi fondamentali per sviluppare la tua carriera di compositore? E quali gli incontri importanti, quelli di svolta?

Certamente il college mi ha insegnato molto riguardo al “mestiere” di compositore/produttore (il che va ben oltre il semplice ‘scrivere musica’). È anche vero che, una volta finiti gli studi, non avevo una chiara idea di che percorso intraprendere: sapevo che volevo scrivere, che volevo produrre e collaborare con artisti e studi, ma il ventaglio di possibilità era ampio.

Mi sono spostato a NYC dove avevo già dei contatti dal college, anche se in pratica partivo da zero. In un paio di anni ho avuto modo di fare esperienze differenti, musica per pubblicità, corti e documentari, orchestrazione per musical e qualche produzione in studio. È proprio in quel periodo che mi sono interessato sempre di più a lavorare con le immagini, fintanto che il passaggio a Los Angeles è stata una scelta obbligata.

Qui ho avuto la fortuna di conoscere Paul Leonard-Morgan, compositore scozzese (Dredd, Limitless). Figura di prima importanza perché, oltre all’avermi dato un lavoro stabile, mi ha fatto e fa pure da mentore – cosa assolutamente non scontata, soprattutto in quest’industria.

Come sei entrato a far parte della serie Wormwood firmata dal regista premio Oscar Erroll Morris (passata anche a Venezia74)? Ci racconti che tipo di lavoro hai fatto-avete fatto per questa serie, incentrata sulla morte misteriosa di uno scienziato americano coinvolto nel programma segreto MK-Ultra in piena guerra fredda?

Da più di un anno lavoro a Rage Music US, studio di Santa Monica, del sopracitato compositore scozzese Paul Leonard-Morgan. Wormwood è stato il progetto principale di cui ci siamo occupati quest’estate.

Il film è un docu-fiction che racconta gli ultimi giorni di Frank Olston, scienziato militare all’interno di un programma di ricerca della CIA, a base di allucinogeni, durante la guerra fredda. Il tutto raccontato dal figlio Eric, che ha speso l’intera vita a cercare la verità sulla morte del padre, avvenuta quando lui aveva 13 anni.

La colonna sonora ha molto sound design, e fin dall’inizio del progetto mi sono occupato di cercare e creare suoni che si sposassero con la componente psichedelica del film. In seguito ho programmato alcune sequenze, ed infine, quando si è trattato di andare in studio a registrare con un quartetto d’archi, ho orchestrato e gestito la parte logistica della sessione.

Quali saranno i tuoi prossimi progetti? Lavorerai ancora per produzioni Netflix? Quali sono le tue serie preferite?

Al momento col mio studio ci stiamo occupando di due serie che andranno avanti per buona parte del 2018, Dynasty (Netflix) e The Grand Tour (Amazon).

Lavori in ambito internazionale per la pubblicità, per webseries animate, e hai lavorato già nel 2016 per il tv-show dei record di Amazon Prime The Grand Tour, ci puoi raccontare qualcosa di queste esperienze?

Ho avuto modo di lavorare con clienti un po’ da tutto il mondo, tra i quali India e Russia, senza contare ovviamente USA. È interessante vedere la diversità nell’esprimere concetti estetici a seconda della nazione e cultura di provenienza (spesso mi pare di essere più uno psicologo, pensando a quel “cos’avrà inteso quando ha detto…?”).

Con The Grand Tour ho programmato dei synth e percussioni nelle scene più epiche, e faccio conforming quando riceviamo un nuovo montato del video. (Fare conforming: “capita a volte che quando scrivi un pezzo di musica per una scena, poi i produttori decidono di togliere mezzo secondo qui e lì, e magari allungare un po’ di più da un’altra parte, sempre nella stessa scena, e ti arriva un nuovo montato in cui i vari hit point, momenti che avevi sottolineato con la musica, non si allineano più – ad esempio, avevi fatto un colpo di percussione su una porta che si chiude, e col nuovo video la porta si chiude mezzo secondo più in là – quindi devi riaggiustare il pezzo alle nuove lievi variazioni del video).

Lavori anche per il mondo dei videogames, un mercato che attualmente è maggiore di quello di cinema e tv messi assieme, hai lavorato a Warhammer 40.000: Dawn of War III, uscito nel 2017… per il tuo lavoro pensi che ci sarà uno sviluppo in particolare legato a questo media?

Sicuramente. Alla base il concetto è lo stesso, aiutare a raccontare una storia. La grande differenza è che con i videogiochi non sei più in una scrittura lineare (quando lavori con TV e cinema, la scena che stai scrivendo avrà sempre la stessa lunghezza) – non sai mai quanto il giocatore deciderà di stare in una stanza, per poi spostarsi in un’altra che magari ha un evento diverso. Quindi la musica che scrivi deve essere qualcosa che sia interessante anche se va in loop per lungo tempo.

In ambito musicale qual è un sogno che devi ancora realizzare?

La lista è lunga! Certo poter lavorare ad un studio feature registrando l’orchestra qui a Hollywood, è lì tra i primi posti dei sogni nel cassetto. Se di fantascienza, poi, sarebbe il top.

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