Godless, la recensione della mini serie Netflix Original

Godless, un instant classic del genere Western che aggiunge qualcosa di inaspettato nel segno della migliore tradizione.

Sarò sincero, ho approcciato in modo svogliato a questo Godless, il desiderio di sorbirmi l’ennesimo polpettone western era a zero, l’ho preso come lavoro di routine e niente più. Se poi considerate il fattore lingua, l’interfaccia di Netflix in arabo (vista la mia permanenza in Egitto), allora capirete che ideatore, regista o attori rimanevano oscuri segni sul video.

Ammetto la mia ignoranza, purtroppo ultimamente Netflix, Amazon Prime Video e mille altri produttori inondano il network di serie televisive, molte di discutibile valore che inevitabilmente si tramutano in veri “succhiatempo”.

Come succede in questi casi ho schiacciato play e via, solo alla fine della prima puntata decisi di scoprire chi mi aveva gentilmente incollato alla schermo per un’ora.

La mini serie è ideata e scritta da Scott Frank e se a molti dirà poco vorrei citare due cosette di cui è stato sceneggiatore come Malice, Get Shorty, Out of Sight, Minority Report, The Wolverine e Logan giusto per citare i più conosciuti, ma non è tutto. La produzione è a cura di Steven Soderbergh, si quello di Sex, Lies, and Videotape, con tutta la sua estetica del dialogo. Probabilmente Scott e Steven prendendo il tè delle cinque hanno pensato a questa serie, voglio immaginarmeli così, tra un cazzeggio di una produzione e l’altra, probabilmente annoiati, chissà, forse volevano ridare smalto ad un genere che non è mai morto, a mio insindacabile parere molto moribondo, peraltro riuscendoci.

Godless è una sorta di ballo dove vai avanti, indietro, giri attorno al genere e alle storie, non lo lasci mai il genere come le storie. Anzi lo ribadisce in ogni scena, sono un western di quelli veri. C’è tutto il retorico immaginario della produzione americana postbellica, tutto ma proprio tutto di John Ford, un pizzico di Sergio Leone nella tecnica, il Peckinpah migliore pescato nel “Mucchio” e un piccolo tocco del Corbucci d’annata, magia assoluta.

Il tocco di Soderbergh si vede e si sente nell’alternanza dialogo/azione/narrazione che sono il suo brand da sempre. Lo story-telling è potente in questo Godless che vi emozionerà senza che voi ve ne accorgiate. Sorriderete, piangerete e cuore a mille.

Come accennato prima, i dialoghi sono i migliori in circolazione, c’è solo da imparare, asciutti mai inutilmente verbosi, esplicativi degli accadimenti narrativi ma senza soverchiarli. Pertanto, sempre a mio insindacabile parere, questa mini serie entra di diritto nelle migliori produzioni Netflix degli ultimi tempi!

Certo Godless non è annoverato tra le serie evento 2017, erroneamente, ma ritengo che guardarla sia un regalo in primis per voi, istruttiva di come si scrive una buona sceneggiatura e più in generale del significato di equilibrato ma avvincente, mai estremo nell’esposizione della trama o della ricerca barocca di tecnicismi estetici.

La storia è profusione di amore, cavalli e pistole (non in quest’ordine), ma su tutto voglio citare due cose importanti, il super-villain interpretato da un Jeff Daniels in stato di grazia (che DOVETE ascoltare in lingua originale) e le donne, protagoniste assolute con soggetti potenti e disruptive come un calcio sulle palle. Tantoo Cardinal, Michelle Dockery e Merritt Wever mattatrici del vero inaspettato di questo Godless.

Se vi piacciono le storie aprite quella maledetta App Netflix e fatevi un binge watching estremo!

 

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