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Godzilla e altri kaiju – Guida ai mostri giganti del cinema

Godzilla e altri kaiju – Guida ai mostri giganti del cinema. Il saggio di Jason Barr pubblicato da Odoya uscirà il 28 novembre 2019.

Godzilla e altri kaiju Guida ai mostri giganti del cinema di Jason Barr, in uscita il 28 novembre 2019
  • Titolo: Godzilla e altri kaiju – guida ai mostri giganti del cinema
  • Autore: Jason Barr
  • Traduzione: Annarita Guarnieri
  • Editore: Odoya
  • PP: 352
  • Prezzo: 20 euro.

1998, 2004, 2014 e 2019 ecco gli anni in cui Godzilla è apparso in nuova veste sul grande schermo.

Ma sono decine e decine le volte in cui da quel 1954 in cui venne rilasciato per la prima volta  al cinema il mostro nucleare più famoso ha appassionato gli spettatori. 

Si aggiungano gli “altri kaiju” che dal 1933 con King Kong fino a Pacific Rim di Guillermo del Toro (2013, forse il primo momento di notorietà globale del termine) e oltre hanno rimpolpato le fila di un genere cinematografico a sé stante, che merita oggi una trattazione informata e appassionante.

Il libro di Jason Barr Godzilla e altri kaiju spiega però che non sono solo “mostroni” o meglio letteralmente “bestie strane” di epiche proporzioni. 

La filmografia loro dedicata esonda i limiti dei film catastrofici e di fantascienza, portando sul grande (e piccolo) schermo un florilegio di tematiche e pellicole di culto tali da costituire un nuovo ambito di studio per la pop culture.

Così il re dei kaiju, Godzilla, non solo è passato dai pupazzi di gommapiuma alla più moderna CGI, ma è anche stato portatore di molte simbologie.

Monito all’utilizzo della bomba nucleare

Godzilla nasce come monito all’utilizzo della bomba nucleare a pochi anni da Hiroshima e Nagasaki e spesso è portatore di istanze antimilitariste. Il suo risveglio sovente è simbolo dello sbilanciamento dell’equilibrio uomo-natura (molte e antiche le pellicole ecologiste) e dei rapporti di forza tra nazioni.

Nel film di Gareth Edwards del 2014 lo spirito del primo film (1954) è presente e vivo, basti pensare che, ci fa notare Barr, la struttura ritmica rispettata in entrambi i casi è quella del teatro tradizionale Nō, in tre atti: JoHa e Kyu in cui il combattimento si ha solo alla fine (cosa per cui Edwards è stato criticato).

Altro lascito della cultura tradizionale giapponese è quello della variopinta teratologia shintoista: innegabile che alcuni kaiju siano delle rivisitazioni degli yokai.

Inoltre, in una società con un potente culto degli antenati non poteva mancare la tematica del rispetto della tradizione e della memoria che ritorna più volte sullo schermo come in Daimajin (1966).

Altro paio di maniche è quello che gli spettatori occidentali si aspettano: da più parti la richiesta è quella di grossi mostri che combattano sullo schermo. Ma anche in questo i film di kaiju sono impareggiabili: da Gamera a King Gidorah, dal Kraken a Zigra, da Mothra a Kiryu (uno dei Godzilla robot), da Hedorah a Rodan in molte pellicole i kaiju si scontrano in modo spettacolare.

Se pensiamo che Ishirō Honda, che fu il regista del primo Godzilla e di molti altri film a tema kaiju è stato l’assistente di Akira Kurosawa in tutte le pellicole più importanti capiamo come questo tipo di filmografia popolare sia matura per una riscoperta e una sistematizzazione: questo imperdibile volume, uno dei primi sull’argomento, nasce per questo.

L’autore

Jason Barr è professore associato al Blue Ridge Community College, Virginia, dove insegna letteratura inglese.

Il suo lavoro è apparso su African American ReviewExplicatorThe Journal of Continuing Higher Education The Journal of Caribbean Literatures. Nel suo tempo libero studia la cultura pop, in particolare come la politica e le questioni contemporanee si riflettano sul cinema.

Ha pubblicato diversi libri, tra cui The Language of Doctor Who: From Shakespeare to Alien Tongues.

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