Gotham, la recensione di Andrea Andreetta

Gotham, la nuova serie TV di Bruno Heller convince critica e pubblico.

Sentivate la mancanza dell’universo DC più dark degli ultimi anni? Nessun problema ecco pronto per voi il prequel di tutti i Batman, Gotham. Una serie mica da prendere sotto gamba prorpio perché a scriverla e a idearla è un nome veramente noto a Hollywood e non solo, Bruno Heller. Per quei pochi che non sapessero di chi parlo è il creatore di due serie culto a loro modo, The Mentalist e Rome.

Fatta questa dovuta premessa, l’hype su questa serie televisiva made in Warner era letteralmente alle stelle. Mezzo mondo mediatico di chiedeva cosa avremmo visto in onda, se c’era Bruce/Batman in primis, come il bravo Heller avesse giocato al lego dei super villians senza rendere tutto super-banale e soprattutto come l’attore Ben McKenzie, il biondino scialbo in The O.C., avrebbe reso onore ad uno deipersonaggi di riferimento del dark comics DC, Jim Gordon.

Gotham è una serie crime sotto tutti gli aspetti, soggetto, narrazione e personaggi, sfocia a volte in un vero e proprio noir, ma ricordiamoci che gira in seconda serata su FOX, portando sullo schermo una fiction perfettamente in equilibrio tra le aspettative di fisicità reale e universo superhero. Tutto è concreto, materico, violentemente reale come potrebbe esserlo CSI Las Vegas, nessun oggetto hi-tech degno di nota anzi è tutto old ma non troppo. Low-tech per la telefonia cellulare, utilizzo di PC in stile 90’s dai possenti tubi catodici, macchine anonime che ricordano più che altro una puntata di Melrose Place.

Il giovane Jim/Ben tiene duro nella difficile prova d’attore, forse ad ora la più importante della sua carriera, come sappiamo i nerd d’annata sono ipercritici nei live action dei loro beniamini, sicuramente la più discussa. Energico e tonico nelle scene action, almeno ogni puntata ne contiene una, moderatamente espressivo da vera scuola americana D.O.C., viene supportatoto da vari comprimari quasi sempre funzionali alla storyline.

Il più interessante dei personaggi è, senza ombra di dubbio, Penguin, in Gotham ancora conosciuto come Oswald Cobblepot ovviamente. La madre vedova, l’ombrello, il passo incerto, il risentimento verso il mondo, il conseguente tentativo di scalata al potere della malavita cittadina condita da omicidi gratuiti dipingono Oswald come Bob Kane nel 1941 l’aveva immaginato.

Ma il comprimario che non ti aspetti così intenso è la stessa Gotham City, devastata dal crimine, veramente dark, perennemente immersa in una coltre d’acqua piovana infinita. Qui tutti si muovono agendo secondo le regole ferree della giungla, mangia o vieni mangiato, uccidi o vieni ucciso. Tutto chiaramente preso a prestito dalle pellicole di Christopher Nolan ma senza farne un plagio bello e buono, anzi a volte migliorandone l’impatto “empatico”.

Mi riservo di vederne l’evoluzione, personalmente ho ancora qualche riserva sulla capacità della produzione (FOX), sulla funzionalità della storia lato Wayne, Selina Kyle e della spalla Harvey Bullock ad oggi molto sotto le aspettative di script… ecco il super nerd che cerca di uscire da questo corpo!

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