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Solo: A Star Wars Story è uno dei migliori film americani degli ultimi dieci anni

Solo a Star Wars Story

Solo: A Star Wars Story è uno dei migliori film americani degli ultimi dieci anni”. Matteo Strukul per Sugarpulp MAGAZINE.

Avevo perso la speranza. E invece…

Solo: A Star Wars Story è il miglior film di Star Wars dai tempi di Empire Strikes Back!

Non credo sia un caso, visto che a sceneggiare c’è Lawrence Kasdan che esordì come scrittore per il cinema, proprio con la storia maledetta girata da Irvin Kershner – autore del capitolo più cupo, intelligente, profondo dell’intera saga creata da George Lucas – e che poi proseguì inanellando capolavori sia con i suoi copioni, cito perlomeno Indiana Jones – Raiders of the Lost Ark e The Big Chill, sia con la regia di pellicole come Body Heat e Wyatt Earp.

Sarà per questo e perché a girare c’è finalmente il premio Oscar Ron Howard che il film va a mille, ha un ritmo micidiale, inanella dialoghi brillanti e colpi di scena a ripetizione.

Insomma, se si fanno lavorare i professionisti invece dei fan, i grandi registi e i grandi sceneggiatori invece di mestieranti prezzolati, magari la possibilità di vedere un gran film americano c’è ancora. Già sento i ben pensanti della critica tuonare contro l’ingenuità, la dolcezza di questo film, i Soloni scagliarsi contro la magia di un cinema che sembra ripercorrere quei momenti d’oro che negli Eighties regalarono a noi spettatori meraviglie come Indiana Jones, Star Wars, I Goonies, Highlander.

Fatelo pure! Non m’importa.

Invece, con buona pace della Disney, rea di aver disumanizzato, appiattito, azzerato la fantasia e la bellezza imperfetta di un mondo come quello creato da Lucas, Solo ne esce come una pellicola magnifica, colma di amore per quel personaggio straordinario e profondamente iconico che è ancora quella specie di pilota contrabbandiere dal cuore d’oro che ci stregò con quel suo ghigno – sorriso ormai più di trent’anni fa.

C’era Harrison Ford, allora, un attore straordinario, capace di segnare profondamente tutta l’estetica degli anni ottanta, interpretando da par suo figure poi divenute patrimonio comune perché in grado di piantarsi nella corteccia cerebrale dell’immaginario collettivo.

Eppure, anche qui, Alden Ehrenreich riesce nel miracolo di essere all’altezza del compito affidatogli. Non è Harrison Ford, non lo sarà mai, non è nemmeno giusto chiederglielo ma l’interpretazione che dà del personaggio più amato – almeno da me – dello Star Wars System è toccante, attenta, accurata, gentile.

Ehrenreich riesce a rendere quel misto di arroganza, ironia, sfrontatezza guascona che fu di Ford, al punto che quando restiamo a guardarlo, con il cuore in gola, per vedere se riuscirà (e sappiamo che ci riuscirà) a completare la rotta di Kessel in dodici parsec, lasciandosi dietro i caccia stellari dell’Impero come dirà un giorno su Mos Eisley, be’, lo ammetto ero sull’orlo delle lacrime.

Perché c’è una grazia, una tenerezza in questo film, che coincide con la voglia e il sogno di stupirsi ancora davanti alla magia del cinema.

Howard e Kasdan ce l’hanno quella voglia, non sono qui a timbrare il cartellino, non sono nemmeno a omaggiare allo sfinimento il demiurgo Lucas o a subire la produzione, no loro sono artisti veri e firmano una pellicola che raccoglie l’eredità più difficile e, lungi dal copiare il passato, perché il passato non ritorna, ne forniscono una personale interpretazione con tutta l’intelligenza e la sensibilità di cui sono capaci.

Li aiuta, naturalmente, un cast favoloso: anche qui gli attori contano. Chiedetelo a due grandissimi come Woody Harrelson e Paul Bettany, a una bravissima Emilia Clarke che, per la prima volta, si libera dell’ingombrante fantasma di Daenerys Targaryen di The Game of Thrones e interpreta un personaggio finalmente complesso, vivo e vibrante grazie alla penna di Kasdan.

La trama? Non ve la dico nemmeno per scherzo perché è quanto di meglio possa offrire oggi il cinema americano. E poi miti come il Millennium Falcon, il Wookiee Chewbacca, Lando Calrissian faranno il resto.

Su tutto aleggia, in un modo quasi mistico, la leggenda di Harrison Ford, perché alla fine l’identificazione con Han Solo è davvero forte ma a noi piace pensare che anche lui se ne sia fatto una ragione… sembra quasi di vederlo sorridere mentre il suo erede completa la rotta di Kessel in 12 parsec.

Solo: A Star Wars Story è insomma un film commovente e bellissimo. Una delle migliori pellicole americane degli ultimi anni. E allora, fatevi un regalo: andate a vederlo.

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