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Hansel & Gretel – Cacciatori di strege

Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe di Tommy Wirkola è un giocattolone sparato a mille e divertente all’ennesima potenza

Splatter a go go, esplosioni di sangue, riposseduti, inseguimenti sulle scope e il tutto incorniciato in un’ambientazione fiabesca in un medioevo in odore di steampunk un po’ come il favoloso – per chi scrive almeno – “Van Helsing” di Steven Sommers.

Dirige Tommy Wirkola, norvegese doc, che ha alle spalle già qualche chicca come Dead Snow – storia di un pugno di studenti di medicina che in gita sulla neve s’imbatte in una gang di nazi-zombie – e lo fa bene, con sequenze action mozzafiato, esaltate da una fotografia cupa e, a tratti, opportunamente sgranata, passando per un montaggio ipercinetico.

Menzione d’onore, anche, al favoloso effetto straniante delle musiche strumentali hard-rock, già utilizzato con successo in “Cappuccetto rosso sangue” e ben prima in “LadyHawke” di Richard Donner, che aggiunge ulteriore tabasco al tutto.

Hansel & Gretel - Cacciatori di strege

Ed eccoci qua, nella più moderna versione cinematografica delle fiabe, una tendenza assolutamente forte nel cinema degli ultimi anni ma che ha spesso prodotto ottimi risultati, se l’obiettivo è l’intrattenimento. Ottimo è stato infatti anche “Biancaneve e il cacciatore”, e la sensazione è che l’intera tendenza, che in Mr. Tim Burton ha il suo indiscusso e indiscutibile maestro, centri in pieno un obbiettivo strategico, a livello narrativo: l’efficace – per come è stato fatto finora – rivisitazione dei cliché.

“Portatemi nuovi cliché” diceva tanti anni fa Samuel Goldwyn della MGM – me lo ha confessato Tim Willocks recentemente – e aveva ragione lui. Appunto. Perché se è davvero difficile, praticamente impossibile, creare qualcosa di veramente nuovo, oggi, allora più semplice – almeno a livello teorico – è rileggere qualcosa di già scritto.

Pensate a “300” di Frank Miller che realizza una versione pop della battaglia alle Termopili o ad “Abramo Lincoln, la leggenda del cacciatore di Vampiri” di Seth Grahame-Smith: il gioco è sempre quello. Prendete qualcosa che conoscete già o su cui potete documentarvi e contaminate, contaminate, contaminate, fino a ottenere qualcosa di affascinante.

Bisogna essere bravi a farlo, potrebbe uscirne una vera porcata, e un risultato del genere è uno dei rischi dell’esperimento ma, se fate centro, allora avrete in mano una storia dannatamente originale.

Senza arrivare a vette di eccellenza, dunque, “Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe” centra perfettamente il bersaglio: non fa nulla in più di ciò che promette, ma diverte per novanta minuti filati.

Da un lato prende tutta quell’iconografia germanica delle fiabe e la esaspera in una versione satura di colori e riccamente dark al punto da trasformare lo schermo in un quadro di Hieronymus Bosch incrociato con il Pieter Bruegel più crudele – dico a livello meramente visivo è chiaro – dall’altro esplora il mondo di streghe e magia in tono camp e con un sarcasmo graffiante che travolge tutte le convinzioni acquisite in materia.

Hansel & Gretel - Cacciatori di strege

Insomma, sembra di vedere la storia di Jacob e Wilhelm Grimm dopo averla sfamata a carne cruda per una vita intera e le sorprese non mancano. Le fughe sulle scope, che sembrano dei jet-sky, l’arsenale dei fratellini, i sabba deliranti, i pestaggi all’ultimo sangue e le teste mozzate, le love story fra orchi e streghe bianche, insomma “Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe” non rispetta niente e nessuno e se c’è qualcosa che caratterizza la pellicola è l’irriverenza estrema caratterizzata però dal buon gusto, giacché il film non fa niente per prendersi sul serio. Nemmeno per sbaglio.

Buona la coppia di protagonisti – Jeremy Renner e Gemma Arterton – anche se a brillare è soprattutto la diabolica strega di Famke Janssen, una trama semplice ma nemmeno troppo con un andamento circolare non certo sorprendente ma sicuramente ben fatto, alcuni momenti di bravura indiscutibili come quando sale in cattedra – si fa per dire visto che ne prende un sacco e una sporta – il Borgomastro di Peter Stormare e il gioco è fatto.

Se vi capita di recuperare questo film in dvd, appena esce, o di infilare magari una visione in qualche cineforum estivo, ne’ non esitate: non ve ne pentirete se quello che cercate è uno spettacolone da un’ora e mezza.

Costruite nuovi cliché dunque… sembra facile.

Guarda il trailer ufficiale su Youtube

Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, Matteo Strukul è romanziere e sceneggiatore. Ha pubblicato per Mondadori “La giostra dei fiori spezzati” (2014) e per Multiplayer “I Cavalieri del Nord” (2015). Scoperto da Massimo Carlotto, ha firmato per le edizioni e/o i tre romanzi della serie di Mila: “La ballata di Mila”, “Regina nera” e “Cucciolo d’uomo” (2015), in corso di pubblicazione in 20 Paesi – fra cui Stati Uniti, Inghilterra, Germania – e opzionati per il cinema. Nell’aprile 2016 ha dato alle stampe “Il sangue dei baroni” per Fanucci e sta ultimando la trilogia dedicata a “I Medici”, in corso di pubblicazione in Italia per Newton Compton e all’estero. Nel 2017 pubblicherà un romanzo su Giacomo Casanova per Mondadori.  Matteo collabora con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica e FilmTV. Fondatore di Sugarpulp e direttore artistico della SugarCon, è professore a contratto di “Interactive Storytelling” presso la Vigamus Academy alla Link University di Roma. Vive fra Padova, Berlino e la Transilvania.

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