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Happy. L’incredibile avventura di Keith Richards

Un ritratto lucido e efficace che non rinuncia a uno stile corrosivo, corsaro, fuorilegge: è questo il marchio di fabbrica della scrittura di Massimo Del Papa, uno che non ha bisogno di presentazioni, diremo solo che si tratta di una delle penne più argute e corrusche dell’universo rock.

Il suo “Happy. L’incredibile avventura di Keith Richards” è un libro prezioso perché in centosessanta pagine tratteggia una delle figure chiave della musica degli ultimi cinquant’anni senza negarsi il coraggio del libro a tesi.

Del Papa non le ha mai mandate a dire e così, anche in questo piccolo grande libro, propone una rilettura delle geometrie degli Stones che non omaggiano certo la visione mainstream e certificata da un certo tipo di critica: quella che vorrebbe Mick Jagger sugli scudi, sempre e comunque, relegando Richards a spalla di lusso. Troppo comodo, ragazzi.

Massimo Del Papa, invece, parte dal concetto secondo il quale prima della droga, degli eccessi, della sessualità selvaggia, delle camere d’albergo distrutte, ci sia una stella polare che guida i passi di Keith: la musica e solo la musica.

Semplice dite? Mica tanto, specie se sei in grado di costruire in modo intelligente, ricco di spunti e riferimenti, un percorso narrativo affascinante, asciutto e ficcante, pieno di guizzi che artigliano la prosa come l’arpione di Achab.

Riportiamo allora un estratto, doveroso, dalla prima pagina, giusto per registrare i toni: “Ferino, belluino, con quei capelli arruffati, a nido d’aquila, rivoli d’inchiostro sulla faccia scavata, il labbro inferiore sporgente in un ghigno perennemente incazzato. E le mani, dure, nodose anche quelle, mani di uno che va per le spicce, mani da strette volente. Mani da killer. Bello no, brutto sì, ma di un brutto attraente, carismatico. Uno di quelli di cui si dice: se non fosse diventato quello che è, sarebbe finito male.

Con una partenza al fulmicotone, Massimo Del Papa, snoda dunque un racconto che traccia la storia degli Sones, la più grande rock’n’roll band dell’orbe terracqueo: il blues, il rock’n’roll da non intellettualizzare, “As tears gone by”, la Decca, le provocazioni di James Brown, “Satisfaction”, gli stilemi dettati da Chuck Berry.

Ma non c’è la storia tradizionalmente intesa, non la troverete perlomeno in quella sua tradizionale successione di fatti che è appunto la storia – per quello andate a leggervi “Life” uscito in questi giorni per Feltrinelli – c’è invece la leggenda filtrata attraverso la sensibilità di uno scrittore di razza, e non è poco, c’è l’iconografia, ci sono i paraphernalia, l’attitudine, i trucchi e le magie, e soprattutto il grande amore per la musica, la fede in qualcosa di più grande che può salvarti anche quando il tuo corpo reca in sé geneticamente i germi della perdizione, perché alla fine della storia Keith è davvero un sopravvissuto, un antieroe naufrago che si è aggrappato alle note di una Telecaster.

Massimo Del Papa è fenomenale nel raccontare la deriva e la catarsi, la polvere e gli altari, averne di autori con la sua onestà intellettuale, e con quel talento – difficile da apprendere – nel mescolare critica e racconto, saggio e romanzo, in un humus meticcio che consegna al lettore una gemma da gustare in due ore di lettura intensa e un grande atto d’amore verso uno degli ultimi romantici del rock.

E proprio questa settimana il libro verrà presentato giovedì 2 dicembre alle 18:15 alla Libreria Lovat di Padova (Parco Commerciale Padova Est) e venerdì 3 dicembre, sempre alle 18:15, alla Libreria Lovat di Villorba (TV). Per l’occasione insieme a Massimo Del Papa ci sarà anche Davide Ferrario, chitarrista di Gianna Nannini e Franco Battiato che eseguirà dei brani dal vivo e che parlerà di “F”, il suo esordio discografico.


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