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Hellblazer, la recensione di Daniele Cutali

Hellblazer, John Constantine, un mago punk.

Ecco un altro anti-eroe. Anzi, lui lo è per definizione. John Constantine è un potente mago ed è un bastardo di prima categoria. Un grande pezzo di merda, se vogliamo dirla tutta. Non è neanche un vero mago nel senso fantasioso del termine. Non possiede poteri innati o magia intrinseca come, se vogliamo citare altri personaggi importanti dell’universo DC Comics, il Dr. Fate, il Dr. Occult o lo Straniero Fantasma.

È un manipolatore di incantesimi e arcani segreti riconducibili alla magia e, grazie a essi, riesce a entrare in contatto con le entità divine che popolano Inferno e Paradiso dell’immaginario popolare. Oltre a manipolare le persone con la sua capacità affabulatoria di dire stronzate e bugie talmente grosse da essere credibili.

Hellblazer, la recensione di Daniele Cutali

Un perfetto cattivo da copione, quindi? Tutt’altro. Soltanto un uomo con le proprie debolezze (tante), lati positivi (pochi), scheletri nell’armadio (una miriade), e un’infanzia infelice. Verrebbe da pensare: una persona normalissima, quindi.

Ancora una volta, tutt’altro. Ma allora chi o cosa cazzo è John Constantine? Dove sta il fascino del suo personaggio?
Be’, bisognerebbe discendere nel suo abisso personale per capirlo. Aiuterebbe una visitina al manicomio di Ravenscar, un ospedale psichiatrico inglese non lontano da Newcastle, simile ad Arkham Asylum in cui i folli però non sono pagliacci con il sempiterno sorriso cicatrizzato in faccia.

Ravenscar significa la particolare follia che contraddistingue il mondo di John Constantine, la sua Inghilterra e l’America decadenti, in cui vivono e sopravvivono personaggi al limite della spazzatura umana, di politica corrotta e mafia crudele, di merde umane come il British National Front, di tossici e ubriachi, amici e persone sacrificabili e di cui nessuno sentirà la mancanza, di comunità hippy che nascondono segreti e poteri non dovuti al consumo di marijuana e allucinogeni, di sedute spiritiche e di visite di cortesia da parte di Lucifero in persona.

Ravenscar è un posto insano in cui si cerca di sanare le menti a colpi di elettroshock, da cui non si fa ritorno. Constantine però è riuscito a uscirne, forgiato nella mente e nel corpo.
Tutto questo è John Constantine, pronunciato con la -ain finale e non con la -een come nel film del 2005. Una pellicola non brutta, anzi, ma che con la serie Vertigo/DC Comics aveva poco a che fare se non qualche nome.
Senza contare che nelle vene di questo mago bastardo di Liverpool scorre anche il sangue di un vero e proprio demone dell’Inferno, Nergal, oltre a litri di Guinness e tonnellate di nicotina delle sue adorate Silk Cut che gli hanno anche procurato un brutto tumore ai polmoni.
Altra situazione questa, in comune con il film in cui il protagonista era un inespressivo Keanu Reeves (Constantine castano? Ma va là, per tutti i demoni!)

Sembra incredibile che un personaggio così forte, dalla psicologia sfaccettata come il prisma della copertina di The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd (che poi sfaccettato non era, ma era per rendere l’idea “acid-space”), un esempio negativo di cosa non si dovrebbe mai fare durante un’esistenza normale e che per salvare il mondo utilizza ogni mezzo possibile soprattutto illecito, alla faccia di Niccolò Machiavelli, sia nato come personaggio secondario.

Hellblazer, la recensione di Daniele Cutali

Un semplice comprimario, altro che il protagonista coinvolto nelle lotte intestine tra Inferno e Paradiso di cui si possono leggere le gesta nella serie a fumetti Hellblazer, pubblicata da DC Comics prima e a brand Vertigo poi, la stessa del Sandman di quel genio inglese che risponde al nome di Neil Gaiman.
Lo partorisce nel 1985 un altro inglese geniale, l’Alan Moore di Watchmen, V for Vendetta, From Hell e Whatever Happened to the Man of Tomorrow?, la famosissima ultima storia di Superman della Silver Age, quello disegnato dal grande Curt Swan.

Indimenticabili le tavole di quest’ultimo nell’edizione italiana della testata dedicata all’Uomo d’Acciaio targata Editrice Cenisio, a fine anni ’70.
La prima apparizione del mago più anticonformista, cialtrone e irriverente che esista avviene nel n.37 di Swamp Thing, la serie dedicata all’elementale vegetale che vive nelle paludi della Louisiana.
La run è quella intitolata American Gothic, scritta appunto da Alan Moore e disegnata/inchiostrata da Stephen Bissette e John Totleben. Qui Constantine appare soltanto come “guida spirituale” (!) utile a insegnare alla Cosa della Palude a gestire i poteri di elementale attraverso gli spiriti della vegetazione (idea che ricorre poi anche in Black Orchid di Neil Gaiman, ma questa è un’altra storia).

Viene poi “utilizzato” e posseduto da Swamp Thing stesso come involucro umano per mettere incinta la propria compagna, altrimenti incompatibile con l’essere vegetale.
Forse l’unica volta in cui Constantine viene “posseduto” in maniera piacevole. Subito dopo questa apparizione, a causa del successo di pubblico, gli viene dedicata una serie tutta personale: Hellblazer.
Un personaggio britannico, anzi inglesissimo, non poteva che cominciare a essere scritto da una girandola di scrittori figli di Albione. Apre le danze Jamie Delano, profondo, ricco di spunti, la magia e i demoni come escamotage per parlare invece di tematiche sociali, di economia allo sfascio, di disaglio, di follia, di tossicodipendenza, di musica punk, mafia e corruzione.

C’è di tutto in Constantine e non ne viene fuori soltanto un “fumetto”. Hellblazer è un cacciatore dell’Inferno, sì ok. Le tematiche fantastiche sono preponderanti, incantesimi e demoni compresi, ma è anche molto di più: è lo specchio della moderna società occidentale.
Dopo Delano, si alternano scrittori come Peter Milligan (il psichedelico Shade, The Changing Man), Garth Ennis (Preacher), Warren Ellis, Mike Carey, Andy Diggle, l’americano Brian Azzarello e per una manciata di numeri quei geni visionari (non che gli altri non lo siano, ma tant’è) che rispondono al nome di Neil Gaiman (non credo ci sia bisogno di citare le sue opere sia a fumetti che in forma romanzo) e Grant Morrison (il graphic novel Arkham Asylum poc’anzi citato appunto, e Animal Man versione Vertigo).

Hellblazer, la recensione di Daniele Cutali

Gli scrittori britannici e quelli americani più anticonformisti, non possono che gettare un occhio critico e graffiante sul Regno Unito e soprattutto sugli Stati Uniti d’America odierni.
Attraverso il punto di vista del mago-esorcista di Liverpool e di trame horror, vengono denunciate situazioni e modi di vivere fin troppo reali nei quali l’horror fumettistico diventa storiella per educande.
Paesini della profonda provincia americana (tipo quella di Buon Compleanno Mr. Grape o di Twin Peaks), la più corrotta, la più sporca moralmente, nei quali avvengono fenomeni paranormali come l’incursione di soldati dispersi in Vietnam che tanto fantasmi non sono, ma che rivelano infine una tragedia familiare che potrebbe essere sotto gli occhi della quotidianità.

Villaggi nella campagna inglese o scozzese, raggiungibili dalla grande capitale soltanto con l’autobus National Express, meravigliosa trasposizione dell’on the road inglese, nei quali demoni dell’elettricità disturbano le visioni all’hashish di una comunità hippie molto psichedelica.
Nella fase del dopo-Delano psicoliogico e sociale, arriva quella del Constantine a contatto con tematiche più orrorifiche che toccano il fantastico.

Ci si trova nel mezzo di una bella guerra per la conquista del trono dell’Inferno, nella momentanea assenza del Signore Supremo in persona, quel Lucifero con cui Constantine si dovrà confrontare.
È talmente un bastardo manipolatore che riesce a manipolare i signori dell’Inferno per guarire dal cancro ai polmoni citato più sopra e far sì che venga evitata una lunga e dura guerra tra demoni superiori. Avrà nel sangue l’essenza del demone Nergal, dovrà combattere con il suo gemello cattivo e contro sua nipote Gemma, dovrà fare attenzione al padre della sua fidanzatina di diciotto anni., almeno è maggiorenne mentre lui ha superato da un pezzo i cinquanta.
Però è una potente strega e il padre il peggior mafioso di Londra, il quale però deve chiedergli aiuto.
In una breve miniserie, Constantine si è anche unito ad altri potenti maghi del DC Universe, formando la cosiddetta Trenchcoat Brigade, in italiano un altisonante Cavalieri dell’Apocalisse in Trench.

Quattro personaggi appartenenti alla sfera magica, lo Straniero Fantasma, Mister E, il Dottor Occult e Constantine stesso, tutti con una passione inspiegabile per un logoro impermeabile, i quali inizialmente guidano un giovane Harry Potter in nuce, Tim Hunter, attraverso i sentieri della magia nel meraviglioso Books of Magic di Neil Gaiman, e poi intraprendono un’avventura in gruppo nei misteri orrorifici del mondo.
Sempre più fuori dai limiti del conformismo o del fumetto seriale americano ma che di americano ha ben poco se non la casa editrice, questo è Hellblazer.

Hellblazer, la recensione di Daniele Cutali

Come è consuetudine delle serie appartenenti al sottomarchio Vertigo, la branca adult-oriented della DC Comics. È anche la serie più longeva del brand, anche se si è conclusa nel gennaio 2013 con il numero 300. Numero tondo per poi ricominciare nella continuity del DC Universe dei nuovi 52. Viene spontaneo un grosso “mah?”, John Constantine è il bastardo che abbiamo conosciuto nella lunga run di Hellblazer.
Che incontri Superman, Batman, Lanterna Verde e formi un improbabile supergruppo di maghi chiamato Justice League Dark, poco interessa agli aficionados del fumetto “duro e sporco”, anche se si è appassionati di super-eroi in calzamaglia.

John Constantine è un personaggio a sé stante, che non ha a che fare con i super-eroi. Lui è un anti-eroe, come detto in apertura. Chissà se lo rimarrà anche nella prossima serie televisiva della NBC con Matt Ryan come protagonista ma della quale già sappiamo essere ambientata in USA e non in Inghilterra.
Che venga fuori un altro scivolone come quello con Keanu Reevs e Shia LaBeouf (il tassista Chas interpretato da un ragazzino? Ancora un: ma va là!). Il trailer non sembra male e Matt Ryan sarà finalmente biondo. L’attendiamo al varco con tutti i suoi demoni, sperando che trecento numeri della vita immaginaria di un gran pezzo di merda non vadano vanificati dal Dio televisione. Che è peggio di Lucifero in persona.

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