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Hell’s Angels

Hell’s Angels di Hunter S. Thompson è una lezione di giornalismo e di scrittura sagace e anticipatrice, appassionante e avvincente come un romanzo

Hell's AngelsTitolo: Hell’s angels
Autore: Hunter S. Thompson
PP: 437
Editore: Baldini Castoldi Dalai
Prezzo: Euro 17,50

Cari amanti di praterie sconfinate, cavalli, e atmosfere western; “adorati” modaioli fighetti, dotati di moderne Buell o di moto dagli impronunciabili marchi asiatici: dimenticatevi per un attimo delle vostre abituali cavalcature e ambientazioni, immaginatevi su una potente Harley 74 opportunamente customizzata e lasciatevi condurre dal Dr. Gonzo e dai suoi amici “fuorilegge” a seminare il panico su e giù per le assolate strade californiane

L’oggetto narrativo in questione (ambientato nei caleidoscopici sixties) non è un romanzo vero e proprio com’è scritto in copertina, ma l’appassionante resoconto vissuto in prima persona dall’autore, delle scorribande di quei lerci e violenti bikers passati alla storia col nome di Hell’s Angels.

Il testo inizia con una breve presentazione dei motociclisti, che poco lascia filtrare del vero intento dell’estensore; è infatti nella seconda parte (molto più corposa) intitolata “1965 la creazione della Minaccia”, che si inizia a capire dove vuole andare a parare il Nostro.

In quel periodo le bande su due ruote divennero il cavallo di battaglia di molte campagne elettorali di candidati conservatori, che resero gli Angels il capro espiatorio di una società ormai irrimediabilmente canalizzata sulla “highway” della violenza.

Finanche i normali cittadini che avevano una sana passione per le moto, venivano additati dai media come appartenenti alla feccia. Sia chiaro, Thompson non dipinge certo gli Angels come normali cittadini, amanti di potenti motori, che decidono di uscire la Domenica mattina con gli amici della parrocchia; i paesi che questi incontrano sulla loro strada, sono spesso devastati da tsunami di piscio e birra, le violenze carnali non sono infrequenti, nelle risse ci scappa anche il morto e alcuni dati statistici citati, relativi ad arresti e reati fanno rabbrividire.

I famigerati raduni poi, definirli orgiastici e danteschi suona riduttivo, dopo aver letto le descrizioni di alcune performances. Testate giornalistiche locali e nazionali quali Time, Newsweek e New York Times descrissero però le calate dei fuorilegge non solo esagerando, ma anche inventando di sana pianta e attribuendo ai bikers delitti mai verificatisi, o commessi da altri.

L’inventore del Gonzo journalism, passa un’intera estate con gli Angels, pagandone spesso le conseguenze fisiche e penali, ma grazie a questa sua scomoda convivenza (anzi, è il caso di parlare di connivenza), sappiamo oggi che la “fratellanza” contribuì non poco al fiorire del mercato motociclistico degli USA e che ogni raduno richiamava attenzione e curiosi, con conseguenti enormi introiti per i commercianti locali.

Insomma un redditizio “circo dei delinquenti” come lo definì la rivista Life e una rivisitazione in chiave “on the road” della “white thrash” di faulkneriana memoria, che potrebbe essere paragonata oggi a una banda di scalmanati e rissaioli ultras che vanno in trasferta.

Dei buoni diavoli in fondo (ma proprio in fondo). Meritano di essere menzionate anche le donne dei centauri, altrettanto sconce e perverse; il solito campionario di droghe, ricorrente nella letteratura di Thompson: marijuana principalmente, ma anche benzedrina, seconal, nembutal, metredina e lsd; i parties organizzati dal grande Ken Kesey che vedevano ospite anche Ginsberg, col quale gli Angels ebbero un rapporto conflittuale.

Hunter Stockton Thompson con questo reportage, ci da una lezione di giornalismo e di scrittura sagace e anticipatrice, intrattenendoci come e più di tanti romanzieri che amiamo e che non poco hanno ereditato dal suo linguaggio. Quanto gioverebbe nel nostro paese la sua lezione, Dr. Thompson.

Speriamo arrivi dalle nostre parti a portar saggezza, qualche residuo delle sue sacre ceneri, sparate come da sue volontà testamentarie da un cannone alto quasi quanto la Statua della Libertà (di stampa, si spera).

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