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Homeland

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Homeland è una partita a scacchi a cui lo spettatore assiste da bordo campo

Homeland è una partita a scacchi a cui lo spettatore assiste da bordo campo: da un lato Saul Berenson, capo divisione della Cia, dall’altro Abu Nazir, un membro di Al-Qaida.

Sono loro due i giocatori che mettono in campo i pezzi. Allo spettatore non resta che osservare le mosse delle pedine. Il problema è che i pezzi cambiano colore spesso e volentieri.

Homeland

Ennesimo remake (sic), questa volta della serie israeliana Hatufim, è la serie che colma in minima parte il vuoto lasciato da 24, di cui condivide parte degli autori. Ma dimenticatevi effetti speciali e scene d’azione roboanti, qui la battaglia è psicologica.

Tutto comincia con una soffiata all’agente della CIA Carrie Mathison (interpretata in modo magistrale da Claire Danies) che viene informata del passaggio di un prigioniero statunitense alle file di Al-Qaida.

Neanche a farlo apposta e pochi istanti dopo, in una confusa azione militare, viene liberato il sergente Brody (interpretato da Damian Lewis, il rosso che fa sempre la parte di quello che va in gattabuia e nel frattempo qualcuno si bomba sua moglie) un figlio dei fiori? No il sergente Brody dopo 8 anni di prigionia.

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Inizia un sottile gioco delle parti, in cui niente è ciò che sembra. Continui ribaltamenti di punti di vista tendono a non far capire allo spettatore quale sia la realtà, perché cambia di continuo. È questo il punto di forza del telefilm, come anche il suo tallone di Achille. È un rischio, perché è come camminare sul ghiaccio, ma nella prima serie non ci sono evidenti cali di credibilità nella sceneggiatura.

Anzi, la scelta di avere due trame portanti e diverse sottotrame che nascono e si concludono nell’arco di un paio di episodi, fa sì che lo spettatore sia legato alla serie ma senza creargli delle lunghe attese per vedere qualche risultato.

Una partita di scacchi dicevo in apertura, dove qualche pedone viene sacrificato ogni paio di puntate. Ma quello che interessa allo spettatore è lo scacco al re.

Homeland, come spesso la narrativa di genere e la televisione, ci dà l’idea di come sia cambiata l’America dopo l’11 settembre. Mette a nudo le paure, alimenta le teorie cospirative, mostra che la nazione più potente del mondo in realtà non è molto diversa da tutte le altre. Anzi, come già in 24, ma qui in maniera meno spettacolare e quindi più spaventosa, mostra la paura dell’America nei confronti del “nemico”, sia esso reale o immaginario. Una paura tale da portarla alle volte verso l’autodistruzione.

Homeland è una serie da vedere: plot intrigante, attori bravissimi, sceneggiatura all’altezza.

Guarda il TRAILER

Se vuoi un altro punto di vista leggi l’articolo su Homeland scritto da Matteo Partescano

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