Annunci

Hotel Rwanda, la recensione

Hotel Rwanda, film sul massacro compiuto in Ruanda tra Hutu e Tutsi nel 1994 diretto da Terry George, colpisce duro allo stomaco

Siamo abituati ormai a sentire parlare di guerra, orrore, stragi, mentre immagini sempre più crudeli passano sui teleschermi come se nulla fosse. Ci indignano, sconvolgiamo, diciamo che è orribile, per poi prendere il telecomando e cambiare canale.

E quando non sentiamo parlare di questi tragici scenari, sembra che tutto vada bene. Per pochi istanti, il mondo procede senza che nessuno ammazzi l’altro. Ma non è così.

Come nel caso del Ruanda, Paese africano per mesi tormentato da un genocidio abominevole che macchiò indelebilmente il proprio suolo e ignorato quasi totalmente dall’Occidente.

Hotel Rwanda, la recensione

La storia la racconta con intensa drammaticità il film Hotel Rwanda (2004), diretto da Terry George e girato 10 anni dopo la fine di questo spargimento di sangue senza freno. Protagonista è Paul Rusesabagina (Don Cheadle), personaggio esistito realmente che diede rifugio a circa 1200 profughi ugandesi nell’Hotel Des Milles Collines di Kingali, di cui era direttore.

La vicenda è una delle più abominevoli del ‘900: l’etnia Hutu e quella Tutsi erano in lotta fra di loro fin dal periodo di dominazione belga, e furono gli stessi europei a crearle arbitrariamente. I belgi preferirono sempre i Tutsi, ma quando se ne andarono al potere rimasero gli Hutu e un sentimento di vendetta violenta scoppiò senza ostacoli.

Fino al 1994, quando l’assassinio del Presidente del Ruanda diede l’espediente a quest’ultimi di aprire apertamente il fuoco contro i rivali, nonostante nel Paese ci fossero i Caschi Blu dell’Onu per mantenere la pace.

In questo scenario di assoluta violenza vissero Paul e sua moglie Tatiana (Sophie Okonedo). Lui di etnia Hutu, lei Tutsi, ma fino ad allora non avevano avuto eccessivi problemi. Anzi, lui stesso era un personaggio importante, direttore dell’hotel che ospitava la stampa e i diplomatici stranieri, protetto un po’ da tutti grazie ai favori che riusciva a fare a generali e politici.

Ma con lo scoppio della guerra civile, tutto cambiò: i suoi vecchi amici gli si torsero contro piano piano, accusandolo di dare riparo ai “nemici”.

Nemmeno la presenza di forze internazionali riuscì a impedire lo scoppio del massacro: alcuni Caschi Blu vennero uccisi, mentre l’Occidente inviò truppe, sì, ma solo per riportare a casa i propri connazionali. Rimasti soli, Rusesabagina si trovò ad ospitare centinaia e centinaia di profughi, supplicando in ogni modo le sue conoscenze all’estero per aiuti. Alla fine, l’Onu riuscì a scortare lui, la sua famiglia e gli ospiti dell’hotel in un campo profughi, per poi essere trasferiti in Europa.

Hotel Rwanda, la recensione

L’orrore che esce dalla pellicola Di Terry George non ha parole. È un grido sordo che si perde nel silenzio della morte, tra gli oltre mezzo milione di corpi privi di vita che subirono la più grave conseguenza del conflitto.

Con loro, in migliaia furono le persone mutilate, torturate, rimaste orfane, con l’esistenza cancellata per sempre dalla piaga dell’odio. Con una pellicola simile, gli inviti a non commettere più gli stessi errori dopo la Seconda Guerra Mondiale possono veramente sembrare fiato sprecato, ma l’esempio di Paul Rusesabagina non va assolutamente cancellato,

Perché anche se la fine del film può sembrare un po’ troppo buonista, ciò che ha fatto deve essere d’esempio per tutti, per quel maledetto giorno in cui l’inferno tornerà a scoppiare sulla Terra.

Guarda il trailer di Hotel Rwanda su Youtube

Annunci
Tags:

© 2009 - 2018 Associazione Culturale Sugarpulp

Log in with your credentials

Forgot your details?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: