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House of Holes, la recensione

House of Holes di Nicholson Baker. Chi ha detto che il porno non può essere divertente? O femminista? O assurdo?

house-of-holes-recensione-giulia-mastrantoni-sugarpulpTitolo: House of Holes
Autore: Nicholson Baker
Editore: Simon&Schuster
Pagine: 270
Prezzo: 7,53 euro (Kindle)

Chi dice che il porno non può essere divertente?

House of Holes di Nicholson Baker è un romanzo assurdo, basato sul sesso, su una variante pulp assolutamente impensabile e su una prosa scorrevole; è un libro di “facile accesso” – l’ho sentita quella risatina! – che, ciò nonostante, mescola elementi più complessi del previsto.

Parla di una casa, la House of Holes, in cui ogni desiderio si realizza; tutte le fantasie erotiche diventano realtà… basta avere abbastanza soldi.

E se si è squattrinati? Tranquilli, tutte le strade portano all’orgasmo, quindi questa “casa” offre dei real deal: borse di studio, complete o parziali, che permettono al cliente di diventare un membro dello staff part time.

Ovviamente, una borsa di studio non è per tutti: ci vuole un apparato riproduttore particolarmente appetibile, o un talento fuori dal comune, o un liquido seminale da poteri magici.

I lavori vanno dal lavare il pene dei clienti fino al sesso on demand, ma si può anche scegliere di candidarsi come pilota. Sì, servono anche i piloti, altrimenti chi le guida le macchine aspira-junk-porn?

Eh, no, il porno non è tutto uguale e quello “scarso” va eliminato. Ma se pensate “Figata, ora ci vado anch’io!”, dovete sapere che entrare nella casa non è così semplice: ce l’avete un buco che vi trasporti?

Datevi da fare per trovarlo.

Per quanto sia tutto ironico, divertente e irriverente, gli elementi pulp sono tanti; c’è una mano che è stata staccata da un braccio perché il suo proprietario l’ha scambiata con un c***o più grande, ci sono dei corpi senza testa che si prestano a exploit sessuali ma vogliono mantenere l’anonimato, c’è una ladra di clitoridi che colleziona il suo bottino in barattoli di vetro.

Un po’ inquietante, se ci pensate, ma non è mai al lato ARGH! che si pensa durante la lettura – ho sentito anche questa, di risatina.

La storia scorre, divertente e riccamente animata – faccio finta di niente -, lasciando che il focus sia sempre sull’ “improbabilità”; situazioni impensabili che stravolgono la routine a cui siamo abituati, ma, soprattutto, che raccontano la pornografia in modo “bello”.

Prima di tutto, si dà una visione paritaria delle prestazioni sessuali: uomini che “servono” le donne, donne che si divertono con gli uomini, delizie sessuali reciproche. E già questo è un gran bel punto a favore. Poi, per quanto il lessico sia spinto, non va mai ad infastidire la lettura: suona bene e basta, ci sta.

La coralità è significativa: ci sono prestazioni sessuali per tutti i gusti, storie per ogni personalità, passaggi “gustabili” per ogni palato.

Vale un po’ la stessa regola per la pluralità di elementi in gioco: una moltitudine di punti di vista nuovi che scardinano la patriarcalità, sprazzi di sanguinosità, momenti di “gioia”.

Per un porno fuori dagli schemi.

 

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