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I Cariolanti

I Cariolanti è un bel romanzo d’avventura, costruito in modo raffinato, non privo di efferatezze e dettagli raccapriccianti ma che ben riesce ad unire iperviolenza e bellezza formale

I Cariolanti

Titolo: I Cariolanti
Autore: Sacha Naspini
PP: 160
Editore: Elliot
Prezzo: 16.00 euro

Con una scrittura elegante, colta, a tratti quasi anticata, Sacha Naspini firma per Elliot un romanzo che rimanda inevitabilmente a certe atmosfere classiche francesi: quelle di Victor Hugo o, magari, ai racconti dell’orrore di Guy de Maupassant. Fatte le debite proporzioni, sia ben chiaro.

Rimane il fatto che i fatti crudi, rabbiosi, a tratti addirittura bestiali sono per alcuni aspetti parenti stretti anche di un certo tipo di letteratura gotica: quella di Walpole o, appunto, di Maupassant.

Perciò, forse, non potremo definire questo romanzo esattamente pulp, resta il fatto che episodi di cannibalismo, assassinii, educazione infantile deviante e deviata non mancano nelle pagine de “I Cariolanti”.

Ecco, se proprio dovessimo provare a trovare analogie con un contemporaneo ci verrebbe probabilmente in mente il Pascal Francaix de Le madri nere pubblicato in Italia da Meridiano Zero o magari certe cose di Gianfranco Manfredi per Gargoyle. A livello cinematografico paiono quasi naturalmente avvicinabili le sequenze, violentissime ma esteticamente ineccepibili, de Il patto dei lupi di Christophe Gans.

Fin qui i paraphernalia narrativi di riferimento. Perché poi, a ben vedere, l’ambientazione di Naspini è tutta italiana e coincide con la campagna toscana della prima guerra mondiale.

Non solo, l’autore dimostra fin dalle prime battute di saper gestire in modo credibile e ben calibrato le voci dei diversi personaggi, costruisce una trama magari non fitta o tropppo complessa ma equilibrata, omogenea e che sa crescere nel girar di pagine. Il plot, non veloce, srotola comunque i climax e le progressioni con intelligenza.

La sensazione, allora, è quella di trovarsi di fronte ad un bel romanzo d’avventura, costruito in modo raffinato, non privo di efferatezze e dettagli raccapriccianti ma che ben riesce ad unire iperviolenza e bellezza formale.

Non è cosa da poco, questa. Anzi, per molti aspetti rappresenta una cifra stilistica originale e fresca che ben caratterizza il romanzo di Naspini.

Seguire l’infanzia di Bastiano, bimbo inconsapevole, figlio di genitori ridotti in miseria al punto da costruire una casa che è più una caverna ottenuta da un buco nel terreno del bosco che una capanna, è da subito una sfida interessante per il lettore.

Ancor più se quell’infanzia è condita da digressioni da favola nera che disegnano un’adolescenza scandita da riti di passaggio e esperienze a tratti deliranti figlie della disperazione e di un mondo borderline che Naspini indaga in modo efficace e attento.

Ma poi Bastiano cresce e allora arrivano l’amore per Sara e poi la galera e i nuovi cataloghi di efferatezze e dolore vissuti all’ombra della seconda guerra mondiale.

Un romanzo di deformazione, quindi, in cui la rabbia degli uomini e la lotta per sopravvivere suggeriscono un breviario di ordinaria follia che costituisce l’ossatura di un libro che parte quasi in sordina e accelera progressivamente in una corsa contro il tempo in cui il protagonista baratta la perdita dell’innocenza con la necessità di rimanere in piedi in tutta la sua bestiale e primitiva urgenza.

Crudele e affascinante ad un tempo.

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