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I fantasmi dell’Impero, la recensione

I fantasmi dell'Impero

I fantasmi dell’Impero di Cosentino, Dodaro e Panella, un Apocalypse Now italiano intrigante e convincente. La recensione di Matteo Marchisio.

I fantasmi dell'ImperoTitolo: I fantasmi dell’Impero
Autori: Marco Cosentino, Domenico Dodaro, Luigi Panella
Editore: Sellerio
PP: 552

Etiopia, 1937. Il sottotenente Vittorio Valeri è nervoso. Un colonnello della Giusta Militare va scortato lungo gli altopiani torridi e infestati dai ribelli, gli arbegnoch, fino a Bahar Dar cuore della rivolta contro le forze italiane. Fonti non confermate vedono un certo capitano Corvo responsabile di abusi perfino più gravi di quanto non vengano commessi ogni giorno in una zona di guerra. Per le alte sfere la questione va risolta, quindi si parte.

I fantasmi dell’Impero è un romanzo lungo, coinvolgente, violento e credibile. Nato parafrasando una vera inchiesta voluta all’epoca contro un ufficiale troppo violento scoperta negli archivi storici dell’Arma dei Carabinieri, la narrazione ha come personaggi principali il sottotenente Valeri, il magistrato della giustizia militare Vincenzo Bernardi, una coppia di personaggi femminili, le rispettive “promesse fidanzatine” con cui gli autori mostrano l’Italia del ventennio prima che la seconda guerra mondiale esplodesse, e un’infinità di spalle: soldati, camicie nere, ragazzini, attendenti neri, attendenti bianchi, bambine e vecchi.

Tanti cambi di prospettiva nei momenti concitati, dal taglio hollywoodiano che fanno respirare manciate di polvere rovente mentre gli arbegnoch corrono urlando verso di noi e l’artiglieria martella gli altipiani.

Quando l’azione passa nelle mani di Bernardi e Valeri le indagini sono scandite da passaggi logici netti e chiari per quanto sempre imbrigliati dal modus operandi del contingente italiano in terra straniera nel 1937, con i suoi infiniti formalismi regolamentari, servili e ossequiosi dell’Autorità oltre ogni decenza.

La ricostruzione storica del contesto rapisce, non giriamoci intorno. Ma mano che Valeri e Bernardi si allontanano dai palazzi dove i grandi personaggi della Storia si fronteggiano tra intrighi e personalismi, si scoprono in un fronte quasi invisibile, vivendo la quotidianità di pura violenza che pochissimi conoscono dai libri di storia e ancora meno hanno avuto la possibilità di ascoltare da qualche bisnonno.

Migliaia di soldati italiani furono impegnati in una campagna enorme, coloniale prima e di peace bulilding dopo, nell’intenzione di cristianizzare una nazione.

Tra i tanti angoli sconosciuti della storia italiana, la campagna coloniale in Etiopia ha di sicuro una posizione di vantaggio rispetto a molti altri eventi della storia contemporanea.

I fantasmi dell’Impero mostra tutto questo senza fronzoli: a cariche di cavalleria di truppe coloniali e colonne meccanizzate italiane coinvolte in battaglie campali sempre disperate e quasi epiche, fanno da parallelo massacri senza vere ragioni, stupri e torture verso un popolo invaso che prova a non subire passivamente una dominazione caotica quanto sanguinosa.

Verso metà romanzo una manciata di fotografie di alcuni dei protagonisti e di qualche momento “caldo” riportano subito ai passaggi più terribili, ricordandoci che momenti simili accaddero in quello che sulla bocca di troppi viene spesso ricordato come un buon ventennio.

Terminate le operazioni in Africa alcuni dei personaggi rientrano in Italia, subendo tutta la furia Seconda Guerra Mondiale con il pensiero che l’inchiesta in Etiopia abbia radici lontane, legate ad alti funzionari del governo, qualcuno ora in fuga dagli alleati, qualcuno loro amico.

Il finale, con tutte le carte scoperte darà ragione alle 536 pagine attraversate. Ultima nota di merito: i telegrammi. Decine di riproduzioni di telegrammi, riportati con tutte le sigle e la pedanteria che comunicazioni radio segrete imponevano in un‘epoca in cui non esisteva altro modo per scambiarsi informazioni, aggiungono un tocco di realismo che rendono I fantasmi dell’Impero davvero un Signor Libro.

 

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