I mille nomi, la recensione di Michele Marinel

I mille nomi di Django Wexler è un fantasy atipico scaturito dalla fantasia di un super nerd: poca magia, tanto acciaio e frattaglie sul campo di battaglia.

I-mille-nomi-Django-Wexler-Cover-italianaTitolo: I Mille Nomi
Autore: Django Wexler
Editore: Fanucci Editore
PP: 651
Prezzo: cartaceo 20,00 euro, ebook 4,99 euro

Vorrei stringere la mano ai genitori di Django Wexler per avergli dato un nome così cazzuto che deve aver condannato l’autore ad un’infanzia di prese per i fondelli e mutandate dai compagni di classe. I bambini, che meravigliose creature.

Un probabile inferno che ha spinto il nostro Django a dedicarsi allo studio dell’informatica e della letteratura (strana accoppiata), facendo ricerca nell’ambito dell’intelligenza artificiale e approdando alla Microsoft. Il tutto con una faccia e degli occhialini che mi ricordano il Giles di Buffy l’Ammazzavampiri.

Ma ogni uomo ha un lato oscuro, così mentre di giorno il nostro saliva i gradini dell’empireo hi-tech, con il calare delle tenebre Django (che io non riesco ad immaginare senza speroni) scendeva in sinistri antri popolati da bizzarre creature: i giocatori di ruolo!

Da qui il suo amore per il fantastico che sfocia nella sua corposa opera prima: I Mille Nomi.

Visto il background ci si potrebbe aspettare una pseudo-tolkienata circa-medievale con dei buffi tipetti verticalmente svantaggiati e boriosi stracciac… ehm… cavalieri cavalca-draghi. Non che ci sia niente di male, anzi a me piacciono un sacco le storie così, ma un po’ di varietà non guasta e I Mille Nomi escono felicemente dagli schemi più triti del fantastico.

Khandar è un regno desolato, stretto tra il Mar Demone e i deserti del Grande Desol e del Desol Minore.

Il regno è stato attraversato da una rivolta religiosa, la Redenzione, che ha spazzato via, o almeno ci ha provato, i vecchi riti e i vecchi regnanti. Il legittimo sovrano è fuggito dalla capitale insieme ai suoi alleati, i Coloniali di Vordan, contingente militare proveniente da oltre mare.

I Coloniali sono la feccia dell’esercito vordaniano, la discarica in cui finiscono tutti i soldati e gli ufficiali ritenuti indegni di servire in contingenti migliori. O quelli che hanno deciso di infilarsi volontariamente nei posti peggiori.

Uno di questi è il comandante Marcus d’Ivoire, che guida i Coloniali in attesa della flotta da Vordan che li riporti a casa, un altro è il caporale, poi luogotenente, Winter Ihernglass, che si è imbarcato per fuggire dal proprio passato e nascondere il proprio segreto.

Tutto cambia quando la flotta arriva e a sbarcare è un nutrito gruppo di reclute guidato dal colonnello Janus Bet Vhalnich Mieran, che, contro ogni previsione, condurrà i Coloniali a ritroso sui loro passi, verso la capitale Ashe-Katarion, ufficialmente per reprimere la Redenzione e restaurare sul trono il legittimo sovrano, per quanto totalmente inetto, ufficiosamente alla ricerca dei misteriosi Mille Nomi.

In questo ciccioso volume la prima cosa interessante è sicuramente l’ambientazione, dal sapore pseudo-vittoriano ma che si distanzia dallo steampunk sia per la mancanza di scienza retro-avanzata, sia per la traslazione da uno scenario europeo ad uno chiaramente di ispirazione mediorientale.

Khandhar, con le sue sabbie e le sue rivoluzioni di fanatici riecheggia la Persia della rivoluzione Khomeinista e l’Afghanistan della presa di potere Talebana, il tutto però arretrato temporalmente di un secolo o due e spostato in un mondo diverso dal nostro. Un bel mix.

Il libro è parte della serie The Shadow Campaigns, ma è di per se un volume unico, che lascia spazio ai successivi sviluppi ma che allo stesso tempo è auto-conclusivo (grazie Crom!).

Due caratteristiche interessanti dell’opera sono, da una parte l’uso moderatissimo dell’elemento magico, presente ma quasi sempre sullo sfondo, anche quando diventa una consapevolezza, dall’altro la massiccia componente militare della narrazione.

Wexler infatti si diletta con gradi, funzioni, tattiche, armamenti e avvincenti battaglie in cui il clangore dell’acciaio è sovrastato dal crepitio dei moschetti e dal tuonare dei cannoni. Il resto sono frattaglie sui campi di battaglia.

Una narrazione trascinante che, nonostante privilegi l’azione all’approfondimento psicologico, si mantiene su buoni livelli per tutto il romanzo.

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